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Neuroscienze

Con poco sonno si «prepara» il cervello alla demenza

pubblicato il 17-07-2018

Lo scarso apporto di ossigeno al cervello, conseguenza delle apnee ostruttive del sonno, determina una riduzione del volume dei lobi temporali del cervello. L'ipotesi di uno screening per gli anziani

Con poco sonno si «prepara» il cervello alla demenza

Russano tanto e smettono di respirare per pochi secondi: fino a novanta volte ogni ora di sonno e durante tutte le notti, senza accorgersene quasi mai. Durante il giorno, invece, pagano il prezzo di notti troppo turbolente: avvertendo fatica e sonnolenza più del dovuto. È questo il profilo delle persone che soffrono della sindrome delle apnee ostruttive che, secondo recenti stime, riguarda oltre 12 milioni di italiani fra i 40 e gli 85 anni. La maggior parte di essi, più uomini che donne, sono inconsapevoli: tanto della condizione quanto delle sue potenziali conseguenze. Si va dal rischio di addormentarsi alla guida alla maggiore probabilità di sviluppare un danno acuto cardio e cerebrovascolare o di preparare il terreno allo sviluppo di una forma di demenza senile.  

DORMIRE BENE PROTEGGE
DALLA DEPRESSIONE?

DISTURBI DEL SONNO E DEMENZE

Quest'ultimo aspetto è emerso da una ricerca condotta in Australia su 83 persone adulte (51-88 anni) già visitate dal proprio medico di base per indagare i primi campanelli d'allarme legati alla possibile perdita di memoria, che in molti casi viaggiavano a braccetto con dei disturbi dell'umore: condizioni tipiche della terza età che possono però rappresentare la spia di una forma di demenza latente. Tutti i partecipanti sono stati sottoposti a dei test per rilevare la memoria e l'eventuale presenza di sintomi depressivi, oltre che a una risonanza magnetica funzionale per misurare la dimensione delle diverse aree del cervello. In nessun caso esisteva già la diagnosi di un disturbo del sonno, ma i ricercatori hanno fatto ricoverare tutti i partecipanti allo studio per effettuare la polisonnografia: un esame che permette di diagnosticare diversi disturbi del sonno, tra cui le apnee ostruttive. Da qui è emerso che i pazienti che avevano bassi livelli di ossigeno nel sangue mentre dormivano, come si rileva in quasi tutte le persone che soffrone della sindrome da apnee ostruttive, tendevano ad avere uno spessore ridotto dei lobi temporali del cervello. 


SPECIALE SONNO: perché è così importante dormire bnee

 

VERSO UNO SCREENING PER GLI ANZIANI?

Le regioni in questione hanno un ruolo nei processi di mantenimento della memoria e sono tra le prime a essere intaccate dai processi di decadimento cognitivo. Così è maturata l'ipotesi che i disturbi del sonno, e nel caso specifico le apnee, possano rappresentare un fattore di rischio per lo sviluppo di una demenza: sopratutto nelle persone adulte e anziane. Un'evidenza che conferma come, non avendo una soluzione per arrestare il decadimento cognitivo, si debba fare il possibile per prevenirlo o quanto meno ritardarlo finché possibile. Come? Evitando di entrare a contatto con fattori di rischio noti e acclarati - quali l'ipertensione, l'obesità, il fumo e la depressione - e considerati responsabili dell'insorgenza di una quota di casi di demenza compresa tra il trenta e il cinquanta per cento. Alla lista, con ogni probabilità, bisognerà aggiungere le apnee ostruttive del sonno. «Riconoscerle e curarle precocemente potrebbe rappresentare un'opportunità per prevenire il declino cognitivo», secondo Sharon Naismith, neuropsicologa clinica all'Università di Sidney e coordinatrice della ricerca. «Dovremmo valutare l'opportunità di sottoporre le persone anziane a uno screening per le apnee ostruttive e chiedere a chi si rivolge ai centri di medicina del sonno di effettuare test per misurare la loro capacità mnemonica».

COME CURARE LE APNEE OSTRUTTIVE

Il passo successivo, in caso di conferma di una diagnosi di apnee ostruttive del sonno, sarebbe rappresentata dal loro trattamento. In questo modo si ridurrebbe drasticamente il rischio di rimanere vittime, oltre che di un precoce decadimento cognitivo, di ipertensione, infarti, ictus, diabete di tipo 2, incidenti stradali. Le apnee ostruttive possono essere gestite con una «maschera» (Cpap) da indossare per tutta la notte che, erogando una pressione positiva per tenere aperte le vie aeree superiori, evita i restringimenti della mucosa delle vie aree e favorisce un afflusso costante di ossigeno verso il cervello. Se questo non basta, è possibile operare il paziente. L'intervento, che consiste nello slittamento in avanti della mascella e della mandibola, è sì più invasivo, ma anche risolutivo: anche se ancora non molto diffuso.

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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