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Neuroscienze
Serena Zoli

Covid-19: nei pazienti psichiatrici il rischio di ricovero e decesso è doppio

pubblicato il 17-03-2022

Chi soffre di disturbi psichiatrici è più vulnerabile al virus. L'analisi pubblicata su Lancet Psichiatry

Covid-19: nei pazienti psichiatrici il rischio di ricovero e decesso è doppio

Malattie psichiatriche e Covid-19: un brutto incontro. Aumentano i casi di ricovero in ospedale e la mortalità, e non di poco. Si tratta di un raddoppio. A dimostrarlo è la più vasta e sistematica review e meta-analisi compiuta sull’argomento: coinvolge studiosi di 22 paesi e 33 loro studi. Le persone esaminate alla fine sono quasi un milione e mezzo, tra cui 44 mila con disturbi psichiatrici. Il lavoro è stato pubblicato su Lancet Psichiatry. Quello che è emerso è “una forte evidenza” che i pazienti con pre-esistenti disturbi psichiatrici rischiano il doppio di quanti non hanno problemi mentali in fatto di ricoveri o di morire una volta contratto il Covid-19.

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IL RUOLO DEGLI ANSIOLITICI

In particolare i malati psicotici e quelli con disturbi dell’umore appaiono i gruppi più vulnerabili rispetto alla mortalità da coronavirus. Può stupire che rientrino negli stessi rischi i pazienti in cura con farmaci antipsicotici o ansiolitici. Ci sono poi le persone con disturbo da uso di sostanze: anche per loro c’è un accresciuto obbligo di ospedalizzazione. Uno studio che indica chiaramente la priorità della vaccinazione proprio per quelle persone con importanti disturbi psichiatrici o che facciano uso di sostanze.  Dice una degli autori, la dottoressa Livia De Picker dell’Ospedale psichiatrico dell’Università a Duffel in Belgio: «Abbiamo già da tempo lanciato appelli di questo genere, ma le autorità non trovavano elementi sufficienti per impostare diversamente la loro politica dei vaccini. A loro non risultavano documentazioni credibili sui maggiori rischi corsi per il Covid dai malati psichiatrici. Ecco, ora quella documentazione c’è, qui ci sono dati incontrovertibili e dare la precedenza a questi malati diventa un obbligo».

LE IPOTESI

Dall’Università di Paris Est Créteil la professoressa Marion Leboyer osserva: «Questo studio è di grande qualità per il concerto di collaborazioni tra scienziati di alto livello internazionale. Ora tuttavia c’è da scoprire perché alcune malattie mentali facciano peggiorare gli esiti dell’infezione da coronavirus. In particolare, poi, quale sia l’impatto delle terapie psicofarmacologiche». Prosegue la psichiatra francese avanzando l’ipotesi che gli antipsicotici potrebbero aumentare i rischi cardiovascolari e tromboembolici, interferire con un’adeguata risposta immunitaria o creare interferenze con i farmaci usati per combattere il Covid. Altra ipotesi: le benzodiazepine, o tranquillanti/ansiolitici, possono comportare rischi respiratori. Mentre, al contrario, alcuni antidepressivi di recente hanno dimostrato effetti protettivi. 

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Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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