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Neuroscienze

Ictus meno frequenti e meno gravi: perchè?

pubblicato il 18-02-2021

Da una ricerca danese buone notizie confermate anche in Italia: dimezzati gli ictus ischemici, casi spesso meno gravi. Ecco che cosa è migliorato

Ictus meno frequenti e meno gravi: perchè?

Gli ictus sono in diminuzione. E cala anche la mortalità che provocano. La buona notizia arriva da uno studio danese durato dal 2005 al 2018, condotto dall’Università di Aarhus e pubblicato sul giornale dell’Accademia Americana di Neurologia, Neurology. Il regredire del numero di ictus riguarda ambedue le forme: emorragica (quando si rompono vasi sanguigni cerebrali) e ischemica (quando un coagulo di sangue ostruisce un'arteria che porta sangue al cervello).

 

CASI DIMINUITI SOPRATTUTTO FRA GLI OVER 70

Nello studio sono stati inclusi 8.680 pazienti di età tra 18 e 49 anni e 105.240 pazienti di età dai 50 anni in su. Tra i primi i ricercatori non hanno trovato diminuzione di casi che sono rimasti al livello di 21 per 100mila persone (ictus ischemico) e di 2 su 100 mila (ictus emorragico). Diversa la situazione sopra i 50 anni. Gli ictus ischemici erano 372 per 100 mila persone all’inizio della ricerca e 311 alla fine mentre gli emorragici da 49 sono passati a 38. La riduzione degli ictus è stata più netta nelle persone dai 70 anni in su. Sul perché di questa tendenza al ribasso di una malattia tra le prime a dare esiti di morte e di disabilità, i ricercatori fanno alcune ipotesi. Vediamo quali.

 

CALANO I FUMATORI

«Potrebbe dipendere da una migliore prevenzione sui fattori di rischio diffusa tra la popolazione – dice il professor Henrik Toft Sorensen -, come la cura della pressione alta e della fibrillazione atriale, unite a un calo dei fumatori». Quanto alla mortalità, i ricercatori hanno considerato i dati di quanti sono deceduti entro un mese dall’ictus e constatato una diminuzione stavolta sia tra gli anziani sia tra i giovani. Questi ultimi sono passati dal 2,3 per cento a 0,1. Gli anziani dall’8,2 per cento di decessi sono scesi al 6.

 

TERAPIE RAPIDE, GIA’ IN AMBULANZA

Aggiunge il professor Sorensen: «Abbiamo considerate anche la gravità dei casi e abbiamo constatato un aumento degli ictus più lievi e un declino di quelli gravi, indice di una prevenzione migliore diffusa tra la popolazione. Anche da questo dipende la diminuita mortalità come, in particolare, dipende dalle terapie migliorate per curare l’ictus, terapie che iniziano già nelle ambulanze e nel pronto soccorso».

 

AGIRE SUI FATTORI DI RISCHIO

Una disamina approfondita del tema viene dal Presidente della Società italiana di Neurologia (Sin), il professor Gioacchino Tedeschi, direttore della prima Clinica di Neurologia e Neurofisiopatologia all’Università della Campania "Luigi Vanvitelli": «Le cifre di questo studio confermano quello che già è stato descritto in altri paesi occidentali. Appare molto plausibile che sia spiegabile con i tanti miglioramenti nella comprensione, diagnosi e trattamento dei fattori di rischio che a livello di popolazione contribuiscono alla malattia cerebrovascolare (ipertensione, fumo di sigaretta, dislipidemia, diabete, cardiopatie emboligene, obesità, vita sedentaria)».

 

ISCHEMIE: CASI DIMEZZATI IN 15 ANNI

Continua il professor Tedeschi: «E’ importante sottolineare che negli ultimi 15 anni le stroke unit si sono sempre più diffuse, i criteri per impiegare la trombolisi si sono ampliati, le tecniche di trattamento endovascolare sono diventate ugualmente più diffuse, ma anche più efficaci». E in Italia come è la situazione rispetto alla ricerca danese? «Anche da noi è stata osservata un'importante riduzione di incidenza dell'ictus – è la risposta. - Per le ischemie cerebrali il tasso si è addirittura dimezzato, ma la riduzione è stata significativa anche per le emorragie. Quanto alle terapie, in alcune regioni la gestione della fase acuta dell’ictus è ancora non adeguata per impossibilità a garantire a tutti i pazienti in tempi brevi i trattamenti necessari, come pure per la mancanza di sensibilizzazione della popolazione sui sintomi di ictus e sulla necessità di rivolgersi in tempi rapidi ad un ospedale».

 

CONTANO PREVENZIONE E STROKE UNIT

Aggiunge il Presidente della Sin: «Molto importante è cercare di identificare e trattare la fibrillazione atriale che ad oggi nella popolazione di età più avanzata è la principale causa di ischemia cerebrale mentre rimane sottodiagnostica e sottotrattata. Infine per far diminuire la mortalità è fondamentale garantire l’accesso a tutti i pazienti al ricovero in una stroke unit ed alla possibilità di essere trattati con procedure di rivascolarizzazione con tromolisi sistemica e trombectomia meccanica. Importanti sono anche le campagne di educazione e sensibilizzazione della popolazione su uno stile di vita sano». Restano comunque alti i numeri di quanti italiani sono colpiti da ictus per la crescita dell’età media della popolazione. Conclude il professor Gioacchino Tedeschi: «Per questo è importante far passare il messaggio che l’ictus rimane una patologia epidemiologicamente importante ad alto impatto per il nostro sistema sanitario. E che merita importanti investimenti in termini di risorse».

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Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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