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Neuroscienze

Fra gli infartuati il rischio di Parkinson non aumenta, anzi

Ben 182.000 infartuati seguiti per 20 anni: meno casi di Parkinson rispetto alla media. Stimolo per nuove ricerche

Le persone che hanno avuto un infarto hanno, negli anni, un rischio aumentato di ictus e di demenza vascolare; in compenso, diciamo, una ricerca danese mostra che potrebbero avere meno probabilità di sviluppare il Parkinson rispetto alla popolazione generale. Significa che l'infarto protegge dal Parkinson? Niente affatto, non si tratta di un nesso causale, piuttosto di una correlazione che stimola domande e nuove ricerche.

Lo studio è stato pubblicato sul Journal of the American Heart Association. La malattia di Parkinson è un disordine cerebrale caratterizzato dalla progressiva perdita del movimento fisico, da tremori, dalla parlata che diventa lenta o biascicata; ci può anche essere rigidità nel camminare e altre attività fisiche. Non ci sono cure per il Parkinson, che genera pure mutazioni nei comportamenti, depressione, perdita della memoria e fatigue. Il Parkinson secondario, vale a dire causato da altre patologie, ha sintomi analoghi e può essere causato da un ictus, farmaci per problemi psichiatrici o cardiovascolari. «Abbiamo prima trovato che in seguito a un infarto cardiaco è notevolmente aumentato il rischio di complicazioni neurovascolari come un ictus ischemico o la demenza vascolare: dati questi presupposti, trovare un minore rischio di Parkinson ci ha sorpresi non poco», dice il responsabile della ricerca Jens Sundboll, del Dipartimento di Epidemologia e Cardiologia clinica dell’Università di Aarhus, in Danimarca.

ESAMINATI I DATI DI 182.000 INFARTUATI 

Che continua: «I nostri risultati mostrano che il rischio di ammalarsi di Parkinson è quantomeno non aumentato in seguito a un infarto cardiaco ed è già una rassicurazione per il paziente e i medici». Gli studiosi di Aarhus si sono rifatti ai registri del Servizio di Sanità nazionale danese e hanno confrontato sia il rischio di Parkinson sia il rischio secondario della malattia in 182.000 pazienti che avevano subito un primo attacco cardiaco tra il 1995 e il 2016, persone di età media di 71 anni e per il 62 per cento maschi. Per il confronto si è seguito un gruppo di controllo di oltre 900 soggetti in analoghe condizioni, ma mai toccati da problemi cardiaci.

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