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Neuroscienze

Il weekend è un'opportunità per recuperare il sonno perduto

pubblicato il 24-08-2018

Uno studio su 38 mila persone dimostra che dormendo sotto le 5 ore per notte aumenta il pericolo di morte del 65 per cento. La buona notizia è che si può compensare il riposo mancato nel fine settimana

Il weekend è un'opportunità per recuperare il sonno perduto

Il weekend può salvarci la vita. A patto che ne passiamo una buona parte a dormire. La regola vale per quanti hanno contratto «debiti di sonno» durante la settimana, dedicandogli appena cinque o ancor meno ore giornaliere. Un comportamento che mette a rischio anche la salute, dal momento che il rischio di morte che accompagna chi dorme poco è sensibilmente più alto (+65 per cento) rispetto a quello con cui convive chi dorme un numero adeguato di ore. Come fronteggiare questa situazione? Dormendo di più nel weekend. Le ore in più a letto di sabato e domenica riescono a compensare lo scarso riposo dei giorni feriali.


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Tutto questo è apparso sul Journal of Sleep Research, come risultato di uno studio compiuto da scienziati del Karolinska Institutet di Stoccolma su 38.015 adulti tenuti sotto osservazione per 13 anni, dal 1997 al 2010. Nei 13 anni di studio, sono deceduti 3.234 dei soggetti sotto indagine. Analizzando statisticamente i loro dati, i ricercatori hanno constatato che, sotto i 65 anni, il tasso di mortalità era superiore del 52 per cento per chi dormiva poco nei weekend rispetto a quelli che nel fine settimana riposavano per sette ore al giorno. Ma se lo stesso ritmo, sotto le cinque ore, era stato seguito per tutti i sette giorni della settimana, ecco arrivare la quota del 65 per cento.

DORMIRE BENE PRESERVA
DALLA DEPRESSIONE?

MA CHI DORME TROPPO…

Non cantino vittoria i dormiglioni: anche per loro c’è un rischio di morte aumentato, se passano nel sonno abitualmente dalle otto ore in su. Il riposo biologico pare essere esigente e assestarsi sulle sette (anche sei) ore per essere soddisfatto. Queste associazioni tra distanza dall’orario ideale del sonno e rischio aumentato di mortalità non compaiono, però, nelle persone dai 65 anni in su. «La durata del sonno è importante per la longevità», ha dichiarato il capo ricerca Torbjoern Akerstedt. «Se dopo i 65 anni di età non abbiamo trovato il rischio legato al poco o troppo sonno, dipende forse dal fatto che le persone anziane dormono per quanto ne hanno bisogno». Gli studiosi svedesi hanno anche ricordato che «la società occidentale vive in cronica deprivazione di sonno».


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Il professor Stuart Peirson dell’Università di Oxford, esperto di cronobiologia, ha così commentato la ricerca: «Quanto osservato è coerente con quanto già sappiamo del sonno, vale a dire che è regolato dall’orologio biologico interno, ma anche da quel meccanismo chiamato processo omeostatico per cui più si sta svegli, più si ha bisogno di sonno». L'esperto ha poi aggiunto che i riflessi del sonno variano da una persona all’altra, guidati essenzialmente dalla genetica, fermo restando però che «i debiti di sonno vanno pagati. Non si può tenere accesa una candela a tutt’e due le estremità. No, a dire il vero si può, però non si vivrà a lungo». Aggiunge Liborio Parrino, specialista del sonno dell’Università di Parma: «La ricerca svedese dà una buona notizia. Fino a non molto tempo fa pareva che il sonno non si potesse recuperare, dunque se si era sempre dormito troppo poco la faccenda si metteva male. Ora invece c’è uno spazio di speranza: il weekend è l’ultimo treno della settimana per compensare».

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Ma per quale via aumenta il rischio di morte con lo scarso riposo? «Casi particolari a parte, dormendo di solito meno di cinque ore si crea un grande rischio per l’innalzarsi dell’ipertensione arteriosa, per malattie cerebrovascolari e cardiovascolari». Continua Parrino: «Quando si parla di uno uno stile di vita corretto, ci si riferisce solitamente alla sana alimentazione e alla costante attività fisica, ma non si parla mai di quanto si deve dormire. Invece ecco qua un richiamo: guai se non si recupera il sonno perduto». Parrino fa presente quello che è sotto gli occhi di tutti: «Una volta il sabato e la domenica ci si fermava, si oziava, il ritmo diveniva lento. Oggi i nostri weekend sono diventati superattivi col concorso dei negozi aperti, i centri commerciali aperti, iniziative di ogni genere. Insomma, l’orologio non si ferma mai. Perfino Dio il settimo giorno si riposò. Vorrà pur dire qualcosa, questo». Dall’antropologia alla mitologia: «Il sonno è l’anti-morte, una morte finta. In cui i consumi del nostro corpo si riducono, diverse funzioni rallentano, allontanando con ciò la morte. Dunque il sonno è un elisir di giovinezza». Visto questo panorama di cifre, qual è la regola aurea per il buon sonno? La risposta: «Dopo i 18 anni di età 7-8 ore al giorno».

 

Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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