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Neuroscienze

Parkinson: ballo e tapis roulant contro le cadute

pubblicato il 06-12-2011

A 6-8 malati su 10 capita di cadere almeno una volta l’anno, al costo di traumi e insicurezza. Si moltiplicano le iniziative di prevenzione che sfruttano varie forme di esercizio, dalla realtà virtuale al tango

Parkinson: ballo e tapis roulant contro le cadute

A 6-8 malati su 10 capita di cadere almeno una volta l’anno, al costo di traumi e insicurezza. Si moltiplicano le iniziative di prevenzione che sfruttano varie forme di esercizio, dalla realtà virtuale al tango

Un passo falso, le gambe che ti tradiscono, l’equilibrio che all’improvviso sparisce. E si cade. Capita a quasi un terzo degli anziani, almeno una volta l’anno, e al 60-80% dei malati di Parkinson. Il prezzo sono non solo le possibili lesioni e i traumi, ma un costante senso di insicurezza che pesa come un macigno in una quotidianità già non semplice. Se si considera che il problema coinvolge, in Italia, circa 150-200mila persone, ci si fa un’idea del suo impatto sulla salute collettiva.

200MILA MALATI IN ITALIA - Di prevenzione delle cadute si è parlato, non a caso, in occasione della Giornata Nazionale della Malattia di Parkinson, promossa il 26 novembre dalla Limpe (Lega Italiana per la lotta contro la Malattia di Parkinson, le Sindromi Extrapiramidali e le Demenze) e da Dismov-Sin (Associazione Italiana Disordini del Movimento e Malattia di Parkinson). Secondo le stime, sono circa 150mila gli italiani colpiti dalla malattia, una patologia cronica progressiva che colpisce il sistema nervoso, dando luogo a un’ampia gamma di sintomi, fra cui disturbi del movimento. Chi non ricorda l’emozione di fronte al mito della boxe, Mohamed Alì, che nel 1996 accendeva con sforzo sovrumano il braciere olimpico ad Atlanta? I sintomi sono tremore, rigidità, lentezza (o bradicinesia), problemi di equilibrio e i tipici episodi di “freezing”, in cui la persona all’improvviso non riesce più a muovere un passo. Altre 50mila persone soffrono dei cosiddetti parkinsonismi, disturbi simili alla malattia di Parkinson. Si tratta perlopiù di persone con più di 60 anni, ma in un caso su 10 la diagnosi arriva presto, prima dei 40.

PROGETTO DI RICERCA IN MARCIA - Ecco perché una parte crescente dell’impegno a fianco dei malati negli ultimi anni si è concentrato sulla riabilitazione, per ridurre i rischi e migliorare l’autonomia dei pazienti nelle attività di ogni giorno, dall’alzarsi dal letto la mattina a lavarsi, vestirsi, lavorare e spostarsi senza angoscia. Gli strumenti sono i più diversi. La Limpe e Dismov-Sin hanno progettato uno studio per verificare l’efficacia di diversi programmi di esercizi con tapis roulant. Ma vengono utilizzate anche le tecnologie multimediali, come la realtà virtuale, per ricreare stimoli visivi e acustici, e migliorare l’equilibrio.

A PASSO DI DANZA – Da anni, poi, c’è chi trova una terapia per il corpo e per l’anima grazie alla musica. Da soli o in coppia, tango, liscio o danze tecnologiche che non hanno nulla da invidiare a Playstation e Wii, il ballo sembra far un gran bene e alleggerire lo spirito. Recentemente i ricercatori dell’università di Friburgo, in Germania, hanno valutato gli effetti di lezioni di ballo, a cui hanno partecipato malati di Parkinson con i loro congiunti. Con l’aiuto di un’insegnante professionista e 8 mesi di lezioni settimanali, i ricercatori hanno rilevato benefici immediati sulla rigidità, la mobilità di mani e dita, l’espressione del viso. Muoversi a ritmo di musica, hanno aggiunto gli studiosi sulla rivista Movement Disorders, ha migliorato in generale le funzioni motorie dei pazienti e ha fatto bene anche a chi deve prendersene cura. Analoga soddisfazione dopo un anno di lezioni di tango secondo un articolo apparso a settembre sulla rivista Neurorehabilitation and Neural Repair.

PIU’ MOVIMENTO - In generale, aumenta la consapevolezza che per i parkinsoniani l’esercizio fisico è prezioso per preservare la mobilità, l’equilibrio e la qualità di vita. Non stupiscono dati secondo cui, invece, le persone malate si muovono meno della media (il 30% in meno, secondo uno studio olandese apparso sul Journal of Neurology),  a causa delle difficoltà che la patologia impone. Ecco perché, ricordano gli esperti, meritano programmi di esercizio e strategie ritagliate su misura per loro.

Donatella Barus


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