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Oncologia

Cancro della cervice uterina: con il vaccino eradicazione possibile

pubblicato il 17-10-2018
aggiornato il 29-11-2018

Grazie al vaccino HPV in Australia nel 2035 si registreranno solo 4 casi ogni 100 mila persone. Così il cancro della cervice uterina sarà sconfitto

Cancro della cervice uterina: con il vaccino eradicazione possibile

Far scomparire dal pianeta il tumore della cervice uterina è possibile e l'Australia, grazie al vaccino HPV, ce la sta facendo. Secondo uno studio pubblicato da The Lancet Public Health Journal, questa nazione sarà il primo Paese che potrà dire addio al cancro della cervice uterina. Condizione necessaria affinché ciò avvenga è il mantenimento della copertura vaccinale e l'adesione alle campagne di screening. Alle condizioni attuali lo studio prevede entro il 2035 la possibile "scomparsa" di questa forma di tumore: saranno solo 4 casi ogni 100 mila persone. Il numero giusto per considerare il cancro della cervice uterina un tumore raro.

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Il tumore della cervice uterina è la terza neoplasia più frequente tra le donne, dopo quelle al seno e al colon-retto. Questo tumore è stato il primo ad essere riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come totalmente riconducibile ad un’infezione: essa è infatti causata nel 95% dei casi da una infezione genitale da HPV. Esistono circa 100 tipi di papillomavirus differenziati in base al genoma. Alcuni sono responsabili di lesioni benigne come i condilomi (specie tipo 6 e 11), altri sono in grado di produrre lesioni potenzialmente in grado di generare il tumore della cervice uterina (specie tipo 16 e 18). In Italia vengono stimati circa 3.700 nuovi casi all’anno con una incidenza di dodici donne ogni centomila.

CON IL VACCINO SI RIDUCE IL RISCHIO CANCRO

Proprio per il legame causa-effetto tra infezione e possibile sviluppo del tumore negli anni sono stati sviluppati dei vaccini capaci di neutralizzare il virus riducendo notevolmente la possibilità di sviluppo del tumore della cervice uterina. Ma quest'ultimo non è il solo tumore ad essere associato all'infezione: tumori del cavo orale, dell'ano, dell'esofago e della laringe sono le neoplasie dove l'infezione riveste un ruolo importante. Un problema che non riguarda dunque solo le donne. Ad oggi sul mercato esistono diversi vaccini in grado di agire contro il papillomavirus: il più completo, Gardasil-9, è capace di coprire anche nove ceppi. Un vaccino definito dal New England Journal of Medicine una «vera e propria pietra miliare nella prevenzione del cancro dell’utero». La copertura dei nove ceppi risulta efficace nel proteggere dal tumore nel 90-95% dei casi rispetto ai non vaccinati.

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In Italia il vaccino è fornito gratuitamente ragazze e ai ragazzi tra il 12esimo e il 13esimo anno di età. In Australia, uno dei primi Paesi a mettere in atto una massiccia campagna di vaccinazione a partire dal 2007, attualmente la copertura è del 78,6% tra le ragazze di 15 anni e poco meno del 73% nei ragazzi. I risultati cominciano ora a farsi vedere: l’attuale tasso annuale di incidenza di cancro al collo dell’utero è di sette casi ogni 100mila persone, circa la metà rispetto alla media globale. Ma di questo passo, se i numeri continueranno ad essere questi, entro il 2035 si passerà a «soli» 4 casi su 100mila persone rendendo, di fatto, il tumore della cervice uterina una neoplasia rara. Un risultato raggiungibile anche attraverso la progressiva sostituzione del Pap-Test con l'HPV-Test. Mentre il primo identifica alterazioni pre-tumorali già presenti da tempo, il secondo arriva prima anticipando la diagnosi del Pap-Test ed è in grado di identificare le donne che hanno la possibilità di sviluppare alterazioni che il Pap-test identificherebbe più tardi. Nel nostro Paese, dal Piano Nazionale Prevenzione 2014-2018, le campagne di screening dovranno essere effettuate con quest'ultimo metodo.

Daniele Banfi
Daniele Banfi

Giornalista professionista è redattore del sito della Fondazione Umberto Veronesi dal 2011. Laureato in Biologia presso l'Università Bicocca di Milano - con specializzazione in Genetica conseguita presso l'Università Diderot di Parigi - ha un master in Comunicazione della Scienza. Collabora con diverse testate nazionali.


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