Le modalità con cui instaurare la comunicazione del tumore al bambino nella varie fasi della malattia costituisce ancor oggi motivo di controversia. La maggior difficoltà nel comunicare una diagnosi o meglio un “progetto di cura” non è tanto nel “cosa” dire ma nel “come” dirlo, e con quanti dettagli: il bambino richiede e merita rispetto. Molti genitori trovano difficile parlare ai propri figli, specie se piccoli, di argomenti o malattie “gravi” o comunque a prognosi incerta e questo rende ancora più necessario un intervento convinto e convincente dell’operatore sanitario.
Il genitore ha paura a rivelare tutto al bambino; il mistero attiva nel bambino le fantasie più negative; il genitore traduce le fantasie negative del bambino in stress e il bambino, pur realizzando che qualcosa non va bene, tace per non fare del male al genitore. Quasi come in un puzzle bisogna sistemare i tasselli, mettere ordine in questo insieme di situazioni per costruire al meglio (per i genitori e per il figlio) un progetto di cura efficace. Bisogna essere “trasparenti” il più possibile e con questo intendo comunicare: mettere cioè in comune qualcosa, dare ma saper anche “ricevere”, ascoltare, la persona con cui vogliamo parlare... e i bambini danno molto. Quasi come in un puzzle bisogna sistemare i tasselli, mettere ordine in questo insieme di situazioni per costruire al meglio (per i genitori e per il figlio) un progetto di cura efficace. Bisogna essere “trasparenti” il più possibile e con questo intendo comunicare: mettere cioè in comune qualcosa, dare ma saper anche “ricevere”, ascoltare, la persona con cui vogliamo parlare... e i bambini danno molto. I bambini, non dimentichiamolo, sono i migliori maestri. Il loro insegnamento però è molto spesso non verbale e quindi va accolto e ricercato nel loro modo di “essere” . Bisogna parlare lo stesso linguaggio per poter star loro vicino e capire ciò che tentano di dirci. I bambini, non dimentichiamolo, sono i migliori maestri. Il loro insegnamento però è molto spesso non verbale e quindi va accolto e ricercato nel loro modo di “essere” . Bisogna parlare lo stesso linguaggio per poter star loro vicino e capire ciò che tentano di dirci.






