Glioblastoma: primi passi con l'immunoterapia personalizzata
Un vaccino terapeutico personalizzato contro il glioblastoma. L'immunoterapia comincia timidamente a dare i primi risultati nella cura di questo tumore. I risultati pubblicati su Nature
Nella lotta al glioblastoma si fa sempre più spazio l'idea di un'immunoterapia personalizzata. Nelle scorse settimane due distinti gruppi di ricerca hanno dimostrato che attraverso la creazione di un vaccino personalizzato -realizzato sfruttando le cellule cancerose del malato stesso- è possibile indurre una risposta immunitaria contro il tumore. Un risultato molto importante, seppur condotto preliminarmente in pochissimi pazienti, che dimostra che con l'immunoterapia è possibile colpire il glioblastoma. I risultati sono stati pubblicati dalla rivista Nature.
"SCALDARE IL TUMORE"
Una delle principali conquiste degli ultimi anni nella cura del cancro è rappresentata -i Nobel 2018 per la medicina lo confermano- dall'immunoterapia, ovvero dall'utilizzo del nostro sistema immunitario per combattere i tumori. Nonostante i sempre più crescenti successi una quota di persone e neoplasie non risponde a questo tipo di cure. Una di esse è il glioblastoma, un tumore del cervello particolarmente difficile da trattare. Questo accade perché è il tumore stesso a rendersi impenetrabile dal sistema immunitario. Un tumore che gli esperti definiscono "freddo". Ecco perché una delle strategie che da qualche tempo cominciano ad essere studiate prevede il tentativo di "scaldare" il tumore facendo in modo che più linfociti T - le nostre cellule di difesa - riescano ad "infiltrarsi" nel glioblastoma.
UN VACCINO PERSONALIZZATO
Per riuscire ad "accendere" la risposta immunitaria contro il glioblastoma gli scienziati stanno studiando da tempo la creazione di vaccini terapeutici personalizzati che hanno il compito di stimolare il sistema immunitario ad invadere il tumore. Questa strategia prevede innanzitutto il prelievo del tessuto tumorale del paziente. Analizzando il Dna delle cellule cancerose i ricercatori vanno a caccia dei "neoantigeni", ovvero delle proteine poste solo sulla superficie del glioblastoma e che per questa ragione possono essere riconosciute dal sistema immunitario. Grazie a questo approccio è possibile produrre dei vaccini che, iniettati nuovamente nel paziente, inducono il sistema immunitario del malato a produrre nuove cellule di difesa dirette contro quelle proteine esclusive del glioblastoma e quindi contro il tumore stesso.