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Oncologia

Il cancro non si cura con il bicarbonato

pubblicato il 16-01-2018
aggiornato il 04-04-2018

L'uso di bicarbonato per basificare l'organismo non è una terapia anti cancro. Al contrario se somministrato ad alte dosi può essere molto pericoloso

Il cancro non si cura con il bicarbonato

Il consumo di bicarbonato di sodio non è affatto una terapia contro il cancro. Eppure c'è chi sino a qualche tempo fa ha proposto questa pseudocura. Ora dopo alcuni anni arriva la condanna per Tullio Simoncini, un ex medico radiato già nel 2006, "inventore" del "metodo Simoncini" per la cura dei tumori. Accusato di omicidio colposo ed esercizio abusivo della professione medica, tre anni fa a Tirana sottopose un giovane malato di tumore ad una cura a base di bicarbonato. L'esito fu la morte del ragazzo. 

IL CANCRO NON E' UN FUNGO

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Per Simoncini l'utilizzo del bicarbonato di sodio quale agente in grado di eliminare le cellule tumorali nasce dall'idea totalmente infondata che il cancro non è che il fungo Candida albicans. Ecco perché secondo il sedicente medico basterebbe del semplice bicarbonato per fare scomparire la massa. Per farlo Simoncini ricorre a ripetute infusioni endovenose come avviene per la maggior parte dei farmaci antitumorali. Una pratica che terapia non è.

I TUMORI CRESCONO IN AMBIENTE ACIDO

Ma se l'idea di Simoncini si fonda sul nulla, l'utilizzo del bicarbonato quale cura del cancro in realtà affonda le sue radici su una verità scientifica: l'effetto "Warburg" dal nome del fisiologo Otto Warburg vincitore nel 1931 del premio Nobel per la medicina per le sue scoperte sul metabolismo tumorale. Il concetto di fondo scoperto dallo scienziato tedesco è il seguente: le cellule tumorali, crescendo ad un ritmo nettamente superiore rispetto a quelle sane, consumando più energia rilasciano molecole di scarto che hanno la caratteristica di essere acide. L'accumulo di tali sostanze crea intorno al tumore un micorambiente ideale per la crescita di queste cellule. Ecco perché modificare questo ambiente riportandolo ad un pH basico potrebbe essere una strategia utile per combattere il cancro.

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MODIFICARE IL pH DEL TUMORE NON E' POSSIBILE

Partendo da questa ipotesi già dagli anni '50 i ricercatori hanno provato a sperimentare la bontà di questo approccio ma senza successo. Alla base del fallimento -senza contare che oggi sappiamo che i tumori originano da mutazioni genetiche differenti e, per questa ragione, non esiste una cura universale- vi sono essenzialmente due motivi:  l'assunzione di bicarbonato per via orale non può in alcun modo modificare il pH nei pressi del tumore; infusioni endovenose di bicarbonato -effettuate per ottenere una maggiore concentrazione a livello delle cellule tumorali- danneggiano irreparabilmente gli organi. Non solo, a livello sanguigno esistono dei sistemi tampone attraverso cui il nostro corpo tende a tenere costante il pH. Questo per la semplice ragione che molte delle reazioni che avvengono sono dipendenti da un pH ben preciso e scostamenti minimi per il corpo risultano fatali. Paradossalmente esistono alcuni studi che affermano il ruolo deleterio del bicarbonato di sodio nella proliferazione tumorale.

MODIFICARE IL METABOLISMO TUMORALE 

Assodato il fatto che la cura dei tumori non può avvenire per mezzo del bicarbonato di sodio, gli scienziati sono comunque all'opera -partendo dall'osservazione dell'effetto Warburg- nel tentativo di modificare localmente il pH tumorale per fare in modo che i chiemioterapici riescano ad agire in un ambiente maggiormente favorevole. Ad oggi questa strategia ha dato risultati parziali e discordanti. Accanto a questi ci sono poi i tentativi di andare ad agire sul metabolismo tumorale attraverso lo "spegimento" dei mitocondri. Una strategia già in fase sperimentale nell'uomo come testimoniato dal recente studio degli scienziati italiani Iavarone e Lasorella.  

Daniele Banfi
Daniele Banfi

Giornalista professionista è redattore del sito della Fondazione Umberto Veronesi dal 2011. Laureato in Biologia presso l'Università Bicocca di Milano - con specializzazione in Genetica conseguita presso l'Università Diderot di Parigi - ha un master in Comunicazione della Scienza. Collabora con diverse testate nazionali.


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