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Oncologia

Il mio obiettivo? Eliminare gli effetti indesiderati della chemio

pubblicato il 18-02-2014
aggiornato il 26-01-2017

Alessio Molfino, medico e ricercatore romano, inaugura la rubrica dedicata a conoscere i giovani scienziati finanziati dalla Fondazione Umberto Veronesi

Il mio obiettivo? Eliminare gli effetti indesiderati della chemio

I nostri ricercatori: la nuova rubrica per conoscere gli scienziati finanziati con le vostre donazioni

 

Alessio Molfino è un giovane romano di 35 anni, amante del cinema, dei viaggi e dei musei, come molti altri suoi coetanei. Ma Alessio è anche un medico e un ricercatore, e fa parte di quella schiera di giovani e validi scienziati, spesso invisibili, che giorno dopo giorno dedicano il loro lavoro e il loro tempo alla ricerca biomedica nel nostro paese.

 

GLI STUDI DI MEDICINA

Alessio ha studiato e si è formato a Roma: dopo la laurea in Medicina e Chirurgia all’Università La Sapienza si è specializzato in Medicina Interna e, infine, ha conseguito un dottorato di ricerca in Nutrizione Clinica e Preventiva all’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” . Attualmente lavora con una borsa di ricerca presso il Dipartimento di Medicina e Nutrizione Clinica alla Sapienza di Roma, coordinato dal Professor Filippo Rossi Fanelli.

 

PAZIENTI E PROVETTE

La sua giornata lavorativa è divisa tra  i pazienti e il laboratorio: la sua è una vera e propria ricerca traslazionale, che mette in comunicazione diretta la pratica clinica con la ricerca. «Collaboro con i colleghi chirurghi e oncologi per l’arruolamento delle pazienti nello studio, ma ho anche tanto tempo per portare avanti la ricerca e le analisi al bancone».

Alessio infatti studia come una diversa composizione lipidica nelle cellule di pazienti affette da carcinoma al seno possa predisporre allo sviluppo del tumore: «É ormai noto che sovrappeso, obesità e diete sbilanciate possano favorire la comparsa di tumore al seno» spiega Alessio «Nella nostra ricerca stiamo cercando di gettare luce su alcuni di questi meccanismi, in particolare sulla relazione tra composizione lipidica delle membrane cellulari e sensibilità delle cellule tumorali del seno alle terapie».

La membrana delle nostre cellule è costituita da diversi tipi di lipidi: la composizione è diversa tra cellule tumorali e cellule sane, e questo può influenzare la “facilità” con cui una molecola, ad esempio un farmaco chemioterapico, riesce a penetrare all’interno delle cellule attraverso le membrane. In particolare, alcuni studi indicano che i grassi polinsaturi della serie omega-3, i cosiddetti “lipidi buoni”, migliorano la sensibilità delle cellule tumorali alla chemio e alla radio terapia, ma non delle cellule sane, riducendo così gli effetti collaterali. Al contrario, i grassi della serie omega-6 sembrano aumentare le probabilità di sviluppare un tumore al seno.

«La ricerca che stiamo conducendo qui a Roma sotto la supervisione del Professor Maurizio Muscaritoli» continua Alessio «vuole valutare se donne con o senza familiarità di cancro al seno hanno alterazioni del metabolismo che portano a una differente composizione lipidica delle membrane cellulari con conseguenze sull’efficacia di una terapia antitumorale».

I risultati della ricerca saranno molto utili nelle terapie oncologiche «Potranno fornire informazioni preziose agli oncologici e ai nutrizionisti per affiancare alle cure tradizionali diete mirate da prescrivere alle pazienti per nutrire in maniera sana e contemporaneamente migliorare gli effetti delle terapie anti-tumorali».

 

TRA ROMA E LA CALIFORNIA

Alessio conduce le sue ricerche tra l’Italia e gli Stati Uniti: nel 2010 è volato oltre oceano all’University of California a Davis e da allora fa la spola tra il laboratorio californiano e quello romano.

L’esperienza americana è stata un’occasione di grande crescita professionale, che continua a dare i suoi frutti: «Abbiamo ormai avviato stabilmente preziose collaborazioni scientifiche col laboratorio di Davis» dice Alessio « E spesso torno in California per condurre parte delle mie ricerche: durante la scorsa estate, ad esempio, abbiamo iniziato diversi nuovi progetti».

«In America, la ricerca è improntata su un modello di grande produttività, che sarebbe da importare anche nel nostro paese» continua Alessio. Alessio ha avuto la possibilità di continuare a fare ricerca anche in Italia, ma molti altri “cervelli in fuga” non lo fanno perché da noi non trovano le condizioni adeguate per poter fare ricerca in maniera decorosa.

 

IN FUTURO

Alessio si augura di poter continuare a fare ricerca in ambito universitario, nonostante le difficoltà di fare scienza in Italia, un paese dove la cultura scientifica, e la considerazione della scienza da parte della collettività, è bassa. Alessio però precisa: «L’Italia non è l’unico paese dove si verificano “gap” tra scienziati e società civile. Anche negli Stati Uniti, a cui noi guardiamo sempre come paese all’avanguardia nella ricerca, esiste una forbice molto ampia tra comunità scientifica e persone comuni».

Per Alessio, la soluzione è duplice: da una parte investire nella ricerca d’eccellenza ma dall’altra anche nella scuola: «Per sostenere la punta della piramide della conoscenza, ovvero la ricerca, occorre avere delle basi solide: la scuola dovrebbe contribuire a formare una cultura scientifica in tutta la popolazione, ed è soprattutto lì che si dovrebbe investire». Una posizione assolutamente condivisibile.

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Chiara Segré
Chiara Segré

Chiara Segré è biologa e dottore di ricerca in oncologia molecolare, con un master in giornalismo e comunicazione della scienza. Ha lavorato otto anni nella ricerca sul cancro e dal 2010 si occupa di divulgazione scientifica. Attualmente è Responsabile della Supervisione Scientifica della Fondazione Umberto Veronesi, oltre che scrittrice di libri per bambini e ragazzi.


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