Non soltanto condilomi o, nella peggiore delle ipotesi, alcuni tumori tra i meno frequenti: come quelli del pene, dell’ano e del cavo orale. L’infezione da papillomavirus umano (Hpv), se contratta dall’uomo, può avere ripercussioni significative anche in termini di fertilità. Un danno che può però essere circoscritto attraverso la vaccinazione, che in questo caso risulta efficace anche se effettuata «ex-post».
PAPILLOMAVIRUS UMANO E INFERTILITA'
La notizia giunge da una serie di ricerche condotte dal gruppo di Carlo Foresta, direttore dell’unità di andrologia e medicina della riproduzione dell’azienda ospedaliero-universitaria di Padova, presentate nel corso del convegno di medicina della riproduzione appena svoltosi ad Abano Terme. Gli specialisti, riportando dei dati pubblicati sulla rivista Journal of Reproductive Immunology, hanno documentato come la presenza del papillomavirus (Hpv) nel liquido seminale determini l’adesione del patogeno agli spermatozoi, riducendone il potenziale di fertilità. Partendo da questa evidenza, la ricerca è proseguita e ha determinato ulteriori risultati. Tra questi la difficoltà da parte degli spermatozoi «attaccati» dal virus di fecondare un ovocita in vitro attraverso la microiniezione intracitoplasmatica e l’elevata abortività riscontrata nei casi in cui il concepimento era andato comunque buon fine (risultati pubblicati su Fertility and Sterility). Non sembrano dunque esserci più dubbi circa il legame esistente tra la presenza del papillomavirus nel liquido seminale e la fertilità naturale. Un aspetto che ha portato Foresta ad affermare che «in tutti i casi in cui l’infertilità di coppia non può essere attribuita ad una causa ben definita e nelle coppie in cui si manifesta una poliabortività, dovrebbe essere eseguita la ricerca dell’Hpv nel liquido seminale».







