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Ginecologia

Il papilloma virus si trasmette anche per via orale

pubblicato il 12-06-2013
aggiornato il 03-10-2017

E’ un rischio che pochi ricordano ed è un segno della scarsa educazione e prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili. Il ruolo fondamentale del vaccino

Il papilloma virus si trasmette anche per via orale

Se ne parla sempre a ridosso dell’estate, ma questa volta non a scopo preventivo. I dati che riguardano le malattie sessualmente trasmissibili sono in crescita, in conseguenza di una scarsa educazione dei giovani: spesso inconsapevoli dei rischi in cui si imbattono. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, dei 448 milioni di nuovi casi che si registrano ogni anno nel mondo, 111 milioni interessano gli under 25.


La gonorrea risponde sempre meno agli antibiotici

SERVE PIU' ATTENZIONE

Le infezioni sessuali spesso sono poco sintomatiche, motivo per cui si fa fatica a riconoscerle. In più sono perfettamente curabili, in buona parte con una terapia antibiotica da somministrare a entrambi i partner: motivo che spinge i più giovani a osare. Ciò che non si sa, o si trascura, è che se sottovalutate, le malattie a trasmissione sessuale possono determinare sterilità, tumori, problemi in gravidanza e parto prematuro. «Strano paradosso quello dei giovanissimi: il sesso non è più tabù, ne parlano e lo praticano precocemente ma scarseggia l'informazione corretta sulla sicurezza e la salute sessuale. Di eventuali problemi non parlano né col medico né con i genitori, al limite scambiano informazioni tra loro, il più delle volte sbagliate», spiega Barbara Suligoi, direttore del Centro Operativo Aids dell'Istituto Superiore di Sanità che negli ultimi anni ha monitorato  un aumento esponenziale di malattie sessualmente trasmissibili ritenute scomparse: come sifilide, clamidia e gonorrea. «Dal 1991 al 2011 il sistema di sorveglianza basato su centri sentinella italiani ha segnalato  più di 85mila nuovi casi, circa il 20% riguardanti i giovani tra 15 e 24 anni». Dei giovani osservati, l’80% tra il 2006 e il 2011 ha scelto di sottoporsi al test per l’Hiv, risultato positivo nel 2% dei ragazzi affetti da malattie a trasmissioni sessuale. A preoccupare è soprattutto l’epidemia di sifilide in corso dal 2000. «Molte diagnosi hanno riguardato adolescenti tra i 14 e i 19 anni: non ne siamo certi, ma è probabile che l’abbiano contratta avendo rapporti sessuali con adulti». La gonorrea invece è una infezione tipicamente maschile che ha avuto il suo punto più alto nel 2005: oggi colpisce il 2,2% dei maschi, con una prevalenza più alta tra chi ha avuto partner multipli negli ultimi sei mesi. Dati che confermano come la promiscuità, il numero di partner e la mancanza di protezione siano i principali problemi che facilitano la diffusione delle infezioni attraverso i rapporti sessuali.

PERCHE' E' UTILE VACCINARSI CONTRO IL PAPILLOMAVIRUS?

PAPILLOMA VIRUS 

Detto delle infezioni batteriche, di poco più confortanti sono i numeri dei casi di contagio da papilloma virus (Hpv). L'introduzione nel 2008 del vaccino per le dodicenni ha sollecitato una maggiore attenzione nei confronti delle malattie correlate a questa infezione. «Oggi la copertura raggiunge il 60%, ma l’obbiettivo è arrivare oltre il 95% quando toccherà vaccinarsi alla ragazze nate nel 2003», afferma Gian Vincenzo Zuccotti, direttore della clinica pediatrica all’ospedale Sacco di Milano. «Se si raggiungesse questo livello, si potrebbe escludere la vaccinazione maschile, rivalutata negli ultimi anni. L’infezione da Hpv non è soltanto un problema della donna, ma della coppia». I vaccini attualmente in uso hanno mostrato dati di sicurezza ed efficacia  fino a 45 anni nelle donne e a 26 anni nei maschi, valori paragonabili a quelli di tutti gli altri vaccini. Ma della possibilità di proteggere dall’infezione anche gli uomini, come già si fa negli Stati Uniti, in Canada e in Australia, se ne parla da un po’. «In Italia si registrano 1.717 casi di tumori orofaringei, 273 anali e 129 tumori del pene: chiara evidenza di come il virus sia trasmissibile anche per via orale e riguardi pure i maschi», sostiene Aldo Venuti, responsabile del centro studi sull’Hpv dell’istituto Regina Elena di Roma. «Ma anche i condilomi genitali, pur non essendo tumori, sono dovuti al medesimo virus e hanno un impatto importante sulla qualità di vita. Da dieci anni in Italia si riscontra un aumento di questa patologia rispetto ad altre di origine virale. I maschi ne sono più colpiti delle femmine: rispettivamente 41.930 casi di sesso maschile contro 37.629 casi femminili».

LA POSIZIONE DELL’ITALIA 

Sebbene il nostro Paese si collochi al terzo posto fra i Paesi europei, con una copertura media nazionale della coorte 1997-1998 per le tre dosi di vaccino pari al 65%, dietro Regno Unito (81%) e Portogallo (80%), la copertura vaccinale a livello regionale, non risulta omogenea. Inoltre l’evidenza che i tumori orali si sviluppano prevalentemente negli uomini, rispetto alle donne (2-3:1) dimostra l’importanza della vaccinazione anche nel sesso maschile. Oggi in Italia  il vaccino quadrivalente può già essere somministrato nei maschi. Le autorità pubbliche devono decidere se estendere la vaccinazione solo ad alcune categorie di sesso maschile particolarmente a rischio, tra cui gli omosessuali, oppure a tutti gli adolescenti maschi. In questa logica i costi-beneficio di una estensione della vaccinazione ai maschi deve tenere conto non solo degli effetti indiretti sulla patologia femminile, ma anche dei vantaggi diretti dei potenziali risparmi di spesa che derivano dalla diminuzione dei tumori ano-genitali maschili correlati all’Hpv.

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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