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Oncologia

Perché la vaccinazione contro l’Hpv è utile nei maschi

pubblicato il 11-12-2015
aggiornato il 20-09-2017

Sono in crescita nell’uomo i tumori indotti dal papillomavirus umano (Hpv). La prevenzione per i soggetti a rischio e la copertura a tappeto. I consigli per le coppie

Perché la vaccinazione contro l’Hpv è utile nei maschi

Il problema, nell’uomo, è spesso sottovalutato, invece l’infezione da papilloma virus umano (Hpv) è una realtà importante anche nella popolazione maschile. Si contrae per trasmissione sessuale e può essere causa in taluni casi di tumori anali e oro-faringei, ed in altri di lesioni benigne dell’apparato genitale. Si stima che, nell’arco della vita, circa il 73% degli uomini con un’età media di 33 anni, contrarrà una infezione da Hpv. Di queste la maggior parte avrà una risoluzione spontanea, una parte potrà invece dare adito a infezioni genitali croniche e solo la minoranza a un possibile tumore orofaringeo Hpv-associato, sebbene le stime indichino quest’ultima condizione in crescita nel prossimo quinquennio. Lo hanno denunciato gli esperti dell’Associazione Microbiologi Clinici Italiani in occasione del loro recente congresso nazionale, sensibilizzando alla necessità di una massiccia campagna di informazione. 


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COME PREVENIRE L'INFEZIONE?

La prevenzione dell'Hpv è possibile anche nel maschio, con le stesse modalità femminili: un vaccino bivalente che protegge cioè dai genotipi oncogeni 16 e 18, possibile causa di sviluppo di tumori della cervice uterina nelle donne e in entrambi i sessi di tumori anali e orofaringei, o quadrivalente (l’unico ad oggi ad essere approvato per l’utilizzo nel maschio) la cui azione si estende anche ai genotipi 6 e 11 responsabili invece di lesioni benigne - come i condilomi - largamente diffusi nella popolazione generale, anch’essi da non sottovalutare e di cui è necessario diminuire la circolazione. «È poi già approvato dalla Food & Drug Administration - precisa Simona Venturoli, dell’unità operativa di microbiologia e virologia del Policlinico Sant'Orsola Malpighi di Bologna -, commercializzato negli Stati Uniti e presto in arrivo anche in Italia il vaccino nonavalente, efficace cioè contro i nove genotipi ad alto rischio e più frequentemente associati al carcinoma della cervice». Per i bambini maschi, come per le femmine, l’indicazione è sottoporsi alla vaccinazione a 11 anni circa, usufruendo dell’offerta gratuita in quelle regioni dove essa è già in vigore e dei regimi di co-pagamento, o ad effettuarla anche dopo l’inizio dell’attività sessuale. «La vaccinazione – commenta la dottoressa – non è in grado di azzerare totalmente il rischio di contrarre l’infezione da HPV, infatti protegge solo verso alcuni tipi di papillomavirus, ma ne riduce l’incidenza, proteggendo il maschio dalle forme tumorali del distretto genitale e oro-faringeo, cioè della testa collo, e anche dall’insorgenza di condilomi genitali».

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POPOLAZIONE A RISCHIO

Un discorso diverso dalla prevenzione con la vaccinazione “a tappeto” nei giovanissimi è quello della prevenzione per le persone a rischio. Si tratta delle persone Hiv positive (e ciò vale per entrambi i sessi), specie se maschi omosessuali in cui l’incidenza di tumori sia anali sia dei tumori orofaringei HPV-associati è in sensibile crescita. E proprio verso questa seconda tipologia di tumori si riversano le maggiori preoccupazioni degli specialisti: «A differenza dei tumori della cervice o anali – aggiunge la Venturoli - per i tumori oro-faringei non è possibile uno screening e una efficace prevenzione in quanto non sono conosciute lesioni preneoplastiche evidenziabili, pertanto di norma essi vengono scoperti in fase già avanzata, richiedendo dunque trattamenti radio-chemioterapici pesanti e interventi chirurgici demolitivi». Ma fra i tumori oro-faringei occorre però fare una distinzione: «Essi possono essere infatti causati o da alcool e fumo, che restano tra i principali fattori di rischio - precisa la specialista - o, nel sessanta per cento dei casi, essere associati ad HPV e questi ultimi hanno prognosi migliore. Secondo alcuni studi multicentrici tutt’ora in corso nel mondo, pare inoltre che quando una lesione oro-faringea è determinata dal virus HPV, e non da alcool e fumo, risponda in maniera più efficace a un trattamento combinato di chemio e radioterapia. Questo significa che probabilmente sarà possibile de-intensificare i trattamenti, programmando cioè regimi terapeutici un po’ più blandi, e quindi meno tossici, per i pazienti affetti da un tumore HPV positivo, rispetto a coloro che hanno una forma HPV negativa».


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MASCHI VACCINATI

Sono una tutela anche per se stessi e la donna. «La vaccinazione maschile . chiosa ancora la Venturoli - ha un duplice effetto: da un lato permette un'eradicazione della malattia, infatti per ridurre a zero la circolazione occorre che il virus sia eliminato in entrambi i partner, dall’altro aiuta comunque ad abbassare sensibilmente l’insorgenza di lesioni di basso e alto grado e di tumori HPV-associati nel maschio oltre che nella femmina». 


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CONSIGLI PER LA COPPIA

È quasi impossibile, o comunque difficile, che il maschio sappia di essere portatore del virus, sia perché l’infezione è asintomatica sia perché non esistono e non hanno senso screening mirati. «E’ invece molto più probabile - dichiara ancora la dottoressa - che la donna si scopra HPV-positiva attraverso l’esecuzione di un HPV DNA test, spesso a seguito di un pap-test che risulta alterato». Quando la donna ha il virus, il consiglio è di utilizzare durante i rapporti sessuali, il preservativo che contribuisce a ridurre la trasmissione del virus da uomo a donna, con la ferma raccomandazione che la donna resti ‘controllata’: «Questo significa - aggiunge la Venturoli – che se la donna è già inserita nei programmi di screening deve continuare a seguire il programma e quindi sottoporsi agli accertamenti previsti. Nel caso in cui venga poi riscontrata una lesione di alto grado segua il normale iter, che prevede l’asportazione della lesione con un trattamento chirurgico minimo e in regime ambulatoriale». 

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PREVENZIONE PER LE DONNE

Fino ad oggi per restare controllata, per la donna, era sufficiente aderire allo screening che prevedeva dai 25 anni ai 65 anni un pap test ogni 3 anni ed in caso di pap-test anormale inviata ad accertamenti di secondo livello (colposcopia). «Oggi - conclude la specialista - i protocolli di screening sono in corso di modifica, ovvero l’Hpv-Dna test test sostituirà il pap-test per le donne dai 30 anni in su, e l’intervallo di screening sarà di 5 anni. Il pap-test verrà eseguito solo in caso di positività al test HPV. Mentre la donna tra i 25 e i 29 continuerà ad essere chiamata ogni 3 anni a eseguire il pap-test, perché nelle donne giovani il virus circola molto, per cui ci sono tante infezioni e pochissime lesioni, inoltre le lesioni preneoplastiche spesso regrediscono». Resta sempre raccomandata la visita ginecologia annuale nel corso della quale, a propria discrezione, il medico potrà decidere eventuali ulteriori accertamenti intermedi.

 


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