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Oncologia

Leucemie acute, il futuro è dell’immunoterapia

pubblicato il 11-03-2016
aggiornato il 11-05-2017

Leucemia linfoblastica acuta: con l'immunoterapia tassi di successo fino al 94%. Terapie efficaci contro le leucemie acute anche per 14 anni

Leucemie acute, il futuro è dell’immunoterapia

Giungono conferme a sostegno dell’immunoterapia nella lotta ai tumori (leucemie acute). L’ultima prova arriva dagli Stati Uniti, ma è frutto di una ricerca made in Italy. Linfociti T “riprogrammati” in laboratorio per eliminare in maniera selettiva le cellule tumorali riscontrate in pazienti affetti da leucemie linfoblastiche acute: è questa la nuova prospettiva tratteggiata da un gruppo di ricercatori dell’ospedale San Raffaele di Milano in uno studio pubblicato su Science Translational Medicine

 

 

LINFOCITI T MODIFICATI CON LA TERAPIA GENICA

La notizia ha avuto ampia eco dopo che la ricerca è stata presentata a Washington, durante il meeting dell'American Association for the Advancement of Science (Aaas). Ma la sua pubblicazione risale ai primi di dicembre.

Merito dei ricercatori è stato quello di identificare un sottotipo di linfociti T, cellule deputate alla difesa dell’organismo nei confronti dei patogeni esterni, in grado di “armarsi” contro le cellule alterate e di rimanere attive nella sorveglianza per anni. Gli scienziati hanno osservato la reazione di dieci pazienti affetti da leucemia acuta in fase terminale, trattati in fase sperimentale dopo aver ricevuto un trapianto di midollo osseo da donatore familiare parzialmente compatibile.

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Un intervento che non era stato sufficiente ad arrestare il normale decorso della malattia. Così la ricerca è consistita nel verificare l’effetto dei linfociti T prelevati dal paziente, modificati geneticamente in laboratorio con l’inserimento del gene TK e nuovamente infusi. La risposta è andata ben oltre le previsioni, se il tasso di remissioni è stato osservato fino a quattordici anni dopo il trattamento. Qualcosa di «mai visto prima», secondo Chiara Bonini, vicedirettore della divisione di immunologia, trapianti e malattie infettive dell’ospedale San Raffaele.

 

LA SVOLTA STA NELLA “MEMORIA” DEI LINFOCITI

L’inserimento del cosiddetto gene “suicida” ha permesso ai pazienti di avere una nuova arma con cui combattere la leucemia acuta e difendersi dalle infezioni, più pericolose nei pazienti oncologici. Ma il vantaggio di riprogrammare i linfociti T in laboratorio, una volta riscontrata l’omogeneità dei parametri immunologici tra questi pazienti e i coetanei sani, è stato soprattutto quello di «rintracciarli a distanza di tempo nei pazienti», spiega Bonini.

Come? Attraverso dei marcatori molecolari che li hanno resi riconoscibili anche dopo anni (fino a quattordici) dall’inoculo nel paziente. «Abbiamo così scoperto che le cellule staminali della memoria immunologica sopravvivono a lungo e contribuiscono a mantenere la remissione dalla malattia, senza riscontrare fenomeni di tossicità».

Spiegato in maniera più semplice, l’effetto equivale a quello garantito dai vaccini rispetto alle malattie infettive.

 

 

SPERANZE ANCHE PER ALTRI TUMORI (LIQUIDI)?

Il successo, al momento limitato alle leucemie linfoblastiche acute e confermato negli Stati Uniti anche da una ricerca guidata da un gruppo di scienziati del centro di ricerca sul cancro di Seattle, potrebbe rappresentare la nuova frontiera terapeutica di questi tumori del sangue nell’arco di cinque anni.

Ma gli autori dello studio non escludono che l’approccio di riprogrammazione dei linfociti in laboratorio - nel nostro organismo sono pochi quelli spontaneamente in grado di “aggredire” un tumore - risulti efficace anche nella cura di altri tumori, anche se le risposte ottenute finora da quelli solidi sono state meno soddisfacenti.

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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