«Preparare» il tumore per batterlo con l'immunoterapia
Combinare farmaci che modificano il Dna del cancro potrebbe essere la chiave per rendere l'immunoterapia ancor più efficiente. Una prima mondiale ad ASCO frutto della ricerca italiana
L'immunoterapia è ad un bivio. Se per alcune forme di cancro l'utilizzo di questo approccio ha cambiato la vita di molti pazienti, circa la metà di chi riceve gli immunoterapici non riesce a trarre vantaggio dalle terapie. Ed è proprio su questa quota di malati che si sta concentrando ora la ricerca. Una strategia potrebbe essere quella di «preparare» il tumore ad essere attaccato. Un approccio promettente stando ai primi dati presentati in anteprima mondiale al congresso dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO), il principale appuntamento mondiale dedicato alla lotta al cancro. A metterla a punto sono stati i ricercatori italiani del Centro di immuno-oncologia (Cio) del policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena.
IL SISTEMA IMMUNITARIO TIENE SOTTO CONTROLLO IL TUMORE
I dati parlano chiaro: grazie all'immunoterapia, quella strategia che prevede la somministrazione di farmaci capaci di "risvegliare" il nostro sistema immunitario per riconoscere ed attaccare le cellule cancerose, un paziente su 4 con tumore al polmone è vivo a 5 anni dalla diagnosi. Nel melanoma metastatico uno su 5 a 10 anni di distanza. Una situazione impensabile sino al 2011 quando queste neoplasie non lasciavano scampo. «Con l'immunoterapia - spiega Michele Maio, direttore del Cio - oggi è possibile cronicizzare molte forme di tumore. Assodato questo concetto è arrivato il momento di concentrare i nostri sforzi nel cercare di aumentare la quota di persone che risponde a questo tipo di trattamenti. Oggi infatti è circa il 50 per cento dei malati a trarre beneficio dall'immunoterapia».