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Oncologia

Tumore al testicolo: col cisplatino possibili danni all'udito

pubblicato il 21-07-2016
aggiornato il 26-06-2017

Il cisplatino ha rivoluzionato la cura del tumore al testicolo, ma può risultare tossico per l’orecchio interno

Tumore al testicolo: col cisplatino possibili danni all'udito

È la neoplasia più diffusa tra gli uomini, nel primo mezzo secolo di vita. Pur essendo raro, nei confronti del tumore al testicolo c’è una forte sensibilità, legata alla giovane età che si riscontra nella quasi totalità dei pazienti. Dei duemila casi che vengono diagnosticati ogni anno, la quasi totalità (95 per cento) guarisce completamente. Merito della chirurgia e delle terapie a base di cisplatino, in alcuni casi necessarie dopo l’intervento, ma non prive di conseguenze per i pazienti.


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LA CHEMIOTERAPIA NEL TUMORE AL TESTICOLO

La notizia giunge da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori statunitensi, pubblicato sul Journal of Clinical Oncology. I pazienti che hanno subìto l’asportazione di un testicolo e sono poi stati sottoposti alla chemioterapia con il cisplatino sono esposti a una perdita dell’udito significativa, rispetto a quella riscontrabile nei coetanei sani. Il dato è emerso da un’indagine condotta su 488 uomini tra i venti e i sessant’anni che, dopo essere stati sottoposti alla chemioterapia, hanno segnalato una progressiva perdita dell’udito, in alcuni casi accompagnata dalla sensazione di tinnito: ovvero quel disturbo che provoca la percezione di rumori simili a fischi e sibili, pur in assenza di stimolazione acustica. Le successive misurazioni audiometriche hanno in effetti svelato come all’aumentare della dose di cisplatino somministrata cresceva progressivamente la quota di udito persa.

 

GLI EFFETTI COLLATERALI DEL CISPLATINO

Non è la prima volta che vengono documentati gli effetti collaterali legati all’uso del cisplatino, potente farmaco antitumorale in grado di interferire con tutte le fasi del ciclo cellulare e di inibire la duplicazione delle cellule neoplastiche. A scoprirlo, nel 1965, fu il chimico statunitense Barnett Rosenberg, quasi per caso. Il suo obiettivo era trovare un composto in grado di arrestare la crescita batterica e si rese conto di poter raggiungerlo mettendo assieme un metallo con un sale. Proseguendo negli studi, il cisplatino si rivelò poi in grado di inibire anche la proliferazione tumorale. Nel 2009 una ricerca pubblicata sul Journal of the National Cancer Institute svelò come le persone operate per l’asportazione di un tumore al testicolo e curate farmacologicamente con il cisplatino andassero incontro con maggiore frequenza alla parestesia (alterazione della sensibilità di mani e piedi) e al fenomeno di Raynaud (provoca la momentanea interruzione dell’afflusso di sangue nelle zone periferiche del corpo). Oltre ai normali effetti collaterali legati alla somministrazione della chemioterapia (astenia, riduzione dell’appetito, nausea, vomito e anemia), dall’indagine emersero anche altre due conseguenze negative: il tinnito e la riduzione dell’udito, con ripercussioni di entità dipendente dalle dosi di farmaco ricevute.


CHE FARE? CONTROLLI E CAUTELE

Somministrato per via endovenosa, il cisplatino è impiegato da quarant’anni, da solo o in associazione ad altri chemioterapici, per la cura del tumore al testicolo. Nel tempo, però, lo stesso farmaco ha trovato largo impiego in oncologia anche per la cura dei tumori alla vescica, al polmone, all’esofago, allo stomaco e all’ovaio. Motivo per cui, sottolinea Lois Travis, docente di radioterapia oncologica e direttore del programma di ricerca sulla sopravvivenza al cancro dell’Università di Rochester (New York), «le conclusioni osservate nei pazienti giovani operati di tumore al testicolo sono probabilmente riscontrabili anche in adulti e anziani trattati col cisplatino per altre neoplasie». Ecco quindi i suggerimenti degli esperti: una visita audiometrica prima e dopo il trattamento, con cadenza annuale, per misurare gli effetti del cisplatino sulla funzione uditiva; ridurre al minimo l’esposizione ad alcune fonti di rumore (radio a tutto volume, traffico, falciatrici per il prato) e l’assunzione di altri farmaci (alcuni antibiotici, antimalarici, diuretici, alte dosi di aspirina o altri antidolorifici) in grado di danneggiare l’udito. Gli autori dell’ultima ricerca vorrebbero identificare le variabili genetiche associate alla tossicità a livello dell’orecchio interno. In questo modo si potrebbero mettere a punto farmaci in grado di proteggere l’udito durante la somministrazione della chemioterapia o, nei pazienti predisposti alla sua perdita, adottare schemi terapeutici differenti.



ATTENZIONE ANCHE ALLA PRESSIONE SANGUIGNA

I ricercatori hanno scoperto come alla perdita di udito fosse spesso associata l'ipertensione, nei pazienti trattati col cisplatino. Da qui la necessità di monitorare con maggiore frequenza l’andamento della pressione sanguigna e di abolire quelli che rappresentano dei fattori scatenanti dell'ipertensione: il sovrappeso, il diabete, il fumo di sigarette, una dieta troppo ricca di sale, la sedentarietà e l’eccessivo consumo di bevande alcoliche.

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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