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Pediatria

Come evitare che il freddo renda secca la pelle dei bambini

pubblicato il 15-01-2013
aggiornato il 14-11-2017

Quando scende la temperatura sale il rischio della dermatite atopica, una sindrome dermatologica che colpisce i più piccoli ma che si può prevenire e gestire

Come evitare che il freddo renda secca la pelle dei bambini
 

L’inverno non è certamente la stagione più facile per i bambini, soprattutto per la loro pelle. Con il freddo, infatti, facce arrossate e manine che si grattano sono all’ordine del giorno. Ecco i consigli di un esperto per comprendere la natura del disagio e gestirla al meglio. Carlo Gelmetti è responsabile dell’ambulatorio di dermatologia pediatrica della Fondazione Irccs Ca’ Granda Ospedale Maggiore e Policlinico di Milano. Ha fondato la prima “Scuola dell’atopia” in Italia, che riunisce specialisti e fornisce informazioni e supporto a genitori e bambini. «Tutte le malattie della pelle secca peggiorano col freddo – spiega -. La dermatite atopica è certamente la più diffusa, ma ve ne sono varie altre, ad esempio la cheratosi pilare, dovuta a un’alterazione della cheratina a livello dei bulbi piliferi; si manifesta su guance e sulla superficie laterale di braccia e cosce, con un classico aspetto a “grattugia”, ma non dà prurito».

LA CUTE SI DISIDRATA – I bambini (e più raramente gli adulti) con dermatite atopica mostrano segni inequivocabili: pelle rossa e secca, prurito, nelle fasi acute eczemi. Perché accade? «La pelle dell’atopico è come un muro a secco, nel quale il muratore ha dimenticato la malta. La cute perde acqua (che la compone per l’85%) ed è permeabile agli agenti esterni. Accade normalmente anche nel non atopico, si perde circa mezzo litro al giorno. I latini la chiamavano “perspiratio insensibilis”, oggi si chiama Transepidermal water loss (Tewl), perdita d’acqua transepidermica. Non occorre essere scienziati, basta andare a comprare la frutta al supermercato: dopo un po’ all’interno del guanto di plastica si forma umidità. La Tewl degli atopici è doppia rispetto alla media e nella fase acuta è 4-8 volte. Gli eczemi per fortuna riguardano aree limitate (5-10% della cute) e hanno una durata limitata».

DOVE COMPARE - Gli eczemi in fase essudativa e pruriginosi compaiono in genere in aree esposte agli agenti esterni, come il volto, oppure sul collo, dietro orecchie, ginocchia, nell’incavo dei gomiti, dove cioè la pelle è più sottile e ci sono vasi sanguigni superficiali, dunque la temperatura è più elevata e la dispersione di acqua è maggiore.

SE IL TERMOMETRO SCENDE - «Il freddo si accompagna a un’aria più secca e stiamo più in casa con il riscaldamento acceso (e l’aria di casa è tanto più secca quanto più è alta la variazione di temperatura fra interno e esterno). Inoltre, d’inverno i bambini sono più vestiti». D’estate, non è un mistero, la dermatite migliora. «Esporre la cute ai raggi UV, con la dovuta moderazione e per i fototipi non a rischio, ha dei vantaggi noti: riduce la presenza di batteri nocivi; stimola le defensine, proteine attive contro virus, batteri e funghi; il sole è un cortisonico naturale, “addormenta” le cellule di Langerhans, che sono la prima frontiera difensiva contro gli aggressori esterni (sono loro a presentare ai linfociti gli antigeni contro cui scatenare la reazione immunitaria), però se iperattive possono creare problemi». Un po' di sole infine stimola la produzione di vitamina D, preziosa per i bambini, «forse il più potente anticancro di cui disponiamo» conclude Gelmetti.

ALLERGENI, MICROBI E INQUINAMENTO - Verrebbe da pensare che la mappa della dermatite atopica nel mondo veda penalizzati i Paesi freddi. Invece, la correlazione più evidente è con il reddito. «La dermatite atopica è una malattia dei paesi ricchi - spiega Carlo Gelmetti -. Si ammalano i bimbi dove ci sono più allergeni (portati da acari, pollini, peli di gatto, che penetrano facilmente nella pelle dell’atopico e provocano un rigetto fisiologico, diversamente da quanto accade con la dermatite allergica, in cui il rigetto è legato a una espressione eccessiva di immunoglobuline E). E si ammalano dove c’è più antropizzazione, cioè più esseri umani e più densità di microbi, e più industrializzazione, cioè inquinanti ambientali, fumo di sigaretta compreso».

CHE FARE – Nelle fasi acute si usano farmaci topici (cortisonici e inibitori della calcineurina) o sistemici. Ma la regola, che vale ogni giorno nella vita di un bambino atopico, è quella di bere molto e ammorbidire molto la pelle. «L’uso delle creme emollienti – spiega Gelmetti – serve a frenare la perdita di acqua della cute. Il prodotto ideale, specie in inverno, è il più grasso che si possa tollerare». Come molti genitori sanno, è necessario provare svariati prodotti per trovare quelli che funzionano. «Un trucco che consiglio – racconta Carlo Gelmetti – è quello di provare due composti diversi in diverse parti del corpo. Dopo qualche settimana, sarà evidente quale dei due sia meglio. E, a parità di risultati, dico di scegliere quello che costa meno».  Bisogna ridurre i fattori che esacerbano i sintomi (come detergenti aggressivi, profumi, tessuti sintetici e tinti, la polvere di tappeti, cuscini e peluche), ridurre i tempi di doccia e bagnetto e applicare subito e spesso la crema emolliente. E possono essere utili anche degli integratori alimentari: «E’ un filone di studi di grande interesse. Alcuni probiotici hanno mostrato di migliorare il microbioma intestinale e anche quello cutaneo».

Donatella Barus
Donatella Barus

Giornalista professionista, dirige dal 2014 il sito della Fondazione Umberto Veronesi. E’ laureata in Scienze della Comunicazione, ha un Master in comunicazione. Dal 2003 al 2010 ha lavorato alla realizzazione e redazione di Sportello cancro (Corriere della Sera e Fondazione Veronesi). Ha scritto insieme a Roberto Boffi il manuale “Spegnila!” (Rizzoli), dedicato a chi vuole smettere di fumare.


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