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Pediatria

I bambini vaccinati sono più sani e si ammalano di meno

pubblicato il 19-11-2018
aggiornato il 20-11-2018

Il rispetto del calendario dei controlli e delle vaccinazioni aiuta a crescere figli più sani e a ridurre i costi dell'assistenza per il sistema sanitario. La conferma da una ricerca inglese

I bambini vaccinati sono più sani e si ammalano di meno

I bambini, se rispettano i controlli da effettuare nei primi anni di vita e se si sottopongono alle vaccinazioni, sono più sani. Un'affermazione che può apparire scontata, ma che così oggigiorno non è, vista l'estrema attualità del dibattito sui vaccini. Ben vengano dunque i dati diffusi in una ricerca pubblicata sulle colonne della rivista Bmc Medicine, che ha concluso: «Un'elevata diffusione dell'assistenza sanitaria preventiva a partire dalla nascita si associa a un minor numero di ricoveri non programmati e di prestazioni ambulatoriali». 

PERCHE' COSI' TANTI VACCINI
A PARTIRE DAI PRIMI ANNI DI VITA?

OLTRE 300MILA BAMBINI OSSERVATI PER 13 ANNI

I ricercatori dell'Imperial College e del King's College di Londra sono giunti a queste conclusioni dopo aver esaminato in maniera retrospettiva i dati relativi a oltre 319mila nati in Gran Bretagna tra il 2000 e il 2013. Analizzando le statistiche inserite nel più grande database che annovera i dati sulle cure primarie erogate nel Regno Unito, e confrontandole con i numeri dei ricoveri e delle prestazioni ambulatoriali erogate, gli scienziati coordinati da Sonia Saxena, ricercatrice del dipartimento di cure primarie e salute pubblica dell'Imperial College, hanno raccolto le prove a sostegno dell'ipotesi che avrebbe voluto i genitori più «attenti» alla salute dei figli in grado di incidere positivamente sulle loro condizioni fisiche. Quanto basta per affermare che «rafforzare le cure preventive e le vaccinazioni sono i due passi da compiere per ridurre in modo significativo il carico sanitario derivante dall'ingresso dei bambini negli ospedali».


Influenza: casi in calo anche se il vaccino è meno efficace

PIU' RICOVERI TRA I BAMBINI (GIA') AMMALATI 

Complessivamente, il 98 per cento dei bambini è risultato vaccinato (completato l'intero iter) e l'87 per cento era stato sottoposto a tutti i controlli previsti dal servizio sanitario inglese. Durante il follow-up, i bambini sono stati assegnati a uno dei quattro gruppi creati in base all'età: nel primo sono rientrati neonati e lattanti con meno di un anno, nel secondo coloro che avevano tra 1 e 4 anni, il terzo copriva la fascia 5-9 anni e il quarto dai 9 ai 13 anni. L'aumento, tanto dei ricoveri quanto delle prestazioni ambulatoriali, è stato rilevato indipendentemente dall'età. A determinarlo - anche se non è possibile riconoscerle come uniche cause - il mancato rispetto delle indicazioni riguardanti la prevenzione. Un terzo dei ricoveri è avvenuto per cause infettive, mentre i bambini più a rischio sono risultati coloro già affetti da una malattia cronica: asma, diabete o epilessia. Uno (di loro) su cinque è finito almeno una volta in ospedale, perlopiù per una malattia di origine batterica o virale.

IL VALORE DELLA COPERTURA SANITARIA UNIVERSALE

La mancanza di cure primarie preventive nel corso dell'infanzia, dunque, è correlata a un maggiore tasso di ospedalizzazione dei bambini. Un dato che conferma quelli che, a più riprese, erano già stati raccolti relativamente agli adulti. E che ribadisce, una volta in più, il valore della copertura sanitaria universale, che fornisce eguali diritti indipendentemente dalle possibilità economiche di una persona. Un'opportunità verso cui tendere soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, dove l'impatto delle malattie infettive è più significativo.

 

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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