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Pediatria

La neonatologa: «Così combattiamo il dolore dei più piccoli»

pubblicato il 11-03-2014
aggiornato il 01-02-2017

Paola Lago, pediatra e anestesista, spiega i molti modi con cui i neonati incontrano il dolore. Ci sono piccole e meno piccole sensazioni dolorose che la scienza è in grado di cancellare dal vissuto del bambino

La neonatologa: «Così combattiamo il dolore dei più piccoli»

Quella del dolore dei bambini, e in modo speciale dei neonati, è una questione con cui la medicina ha imparato a misurarsi di recente, spiega Paola Lago, pediatra neonatologa e anestesista presso l’Azienda ospedaliera di Padova, nonchè responsabile del Gruppo di studio su Analgesia e sedazione della Società italiana di neonatologia (SIN).

«A partire dalla fine degli anni ’80 sappiamo che ci dobbiamo occupare del dolore nel neonato perchè, nato a termine o prematuro, può percepire il dolore. In Italia i primi studi risalgono a 25 anni fa e il primo manuale della Società Italiana di Neonatologia è del 2004».

 

COME RICONOSCERLO

Quei piccolissimi esseri umani sentono il male prima di saper dire “Ahia”, ma il dolore si può ugualmente rilevare e misurare: «Esistono scale adottate dalla comunità scientifica internazionale, diverse per età, per nati a termine o prematuri. In generale, si considerano i parametri vitali (frequenza cardiaca, respiratoria, saturazione di ossigeno) e parametri comportamentali (espressioni del viso, postura, tipo di pianto). Il bambino si spiega benissimo con chi sa osservarlo». Dare misura e valutazione alla sofferenza è il primo passo per contrastarla.

 

INDIFESI

Rispetto a bambini più grandi o adulti, i neonati pagano il prezzo di una fragilità aggiunta di fronte alla sofferenza. «Il sistema nervoso centrale del neonato è funzionalmente e anatomicamente preparato per percepire il dolore – precisa Paola Lago -. Sappiamo che ha un apparato sensoriale per la nocicezione che funziona, ma ad esempio non sa mettere in atto meccanismi fisiologici di difesa anche semplici, come facciamo quando sfreghiamo la parte dolorante dopo aver preso una botta. Stimolazioni diverse da quelle dolorose possono attenuare la percezione del dolore, e questo è il principio su cui si fondano le tecniche non farmacologiche di controllo del dolore: distrazione o altri stimoli in competizione con quelli dolorosi nel raggiungere la corteccia cerebrale».

 

AIUTI NON FARMACOLOGICI

Servono dunque aiuti dall’esterno. Calore, carezze, abbracci, da parte dei genitori o di un caregiver, il seno della mamma o un succhiotto dolce da ciucciare possono rendere più facile superare “piccoli dolori”, momenti frequenti nei reparti di neonatologia e negli ambulatori. Senza considerare situazioni patologiche, ad esempio, la semplice puntura del tallone per lo screening metabolico per le malattie ereditarie che quasi tutti i neogenitori hanno avuto modo di sperimentare. «Si punge il tallone del bambino per ottenere un piccolo campione di sangue da analizzare – spiega Paola Lago -. Quando possibile si chiede alla mamma di attaccare il piccolo al seno, un sistema efficace per la singola procedura, meno se si deve ripetere lo stimolo doloroso».

 

UN APPROCCIO INTEGRATO

Purtroppo non ci sono solo le lievi procedure di routine. I neonati, specie se prematuri, possono essere esposti a diverse manovre che implicano dolore, come iniezioni, prelievi, posizionamento di cateteri, intubazione, ventilazione, rachicentesi o altro. Ci sono poi i dolori postoperatori o quelli legati a malattie gravi, come «patologie polmonari croniche che richiedono ventilazione prolungata, o malattie rare come l’epidermolisi bollosa o l’osteogenesi imperfetta. Situazioni che sono uno strazio per gli stessi operatori» racconta la neonatologa.

«Sappiamo che il dolore acuto e ripetuto, soprattutto nel neonato pretermine, causa alterazioni fisiologiche, comportamentali, ormonali che possono generare problemi anche di lungo periodo». Si ricorre allora a tutto l’armamentario di soluzioni disponibili, «integrando le tecniche “dolci” - interventi di carattere ambientale, succhiotto con saccarosio, allattamento e tecniche di distrazione - con i farmaci, cercando di ottenere un effetto sinergico sul controllo del dolore e dello stress».

I farmaci sono scelti in  base al tipo e all’intensità del dolore, spiega ancora Paola Lago: «Paracetamolo, antinfiammatori non steroidei (FANS) e oppiacei, con particolari cautele nel caso di bambini e neonati, ma con la consapevolezza che oggi disponiamo di evidenze adeguate per affrontare anche il dolore dei più piccoli».


@donatellabarus

Donatella Barus
Donatella Barus

Giornalista professionista, dirige dal 2014 il sito della Fondazione Umberto Veronesi. E’ laureata in Scienze della Comunicazione, ha un Master in comunicazione. Dal 2003 al 2010 ha lavorato alla realizzazione e redazione di Sportello cancro (Corriere della Sera e Fondazione Veronesi). Ha scritto insieme a Roberto Boffi il manuale “Spegnila!” (Rizzoli), dedicato a chi vuole smettere di fumare.


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