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Pediatria

La pertosse si sconfigge anche proteggendo gli adulti

pubblicato il 31-12-2014
aggiornato il 27-09-2017

La difesa del vaccino non dura più di dieci anni. Così un neonato può essere infettato da un genitore o da un altro parente stretto. Conviene fare un richiamo durante l’adolescenza?

La pertosse si sconfigge anche proteggendo gli adulti

Nessun allarme è stato registrato, finora. Ma, parola di esperti, «è tendenza internazionale l'incremento dei casi di pertosse nei lattanti, in un età in cui non é stato ancora possibile raggiungere la protezione da parte del vaccino». Considerando che la vaccinazione è caldeggiata dal 1996 e la piena immunità viene raggiunta entro l’anno di vita - con la somministrazione del vaccino esavalente entro tre mesi e di due richiami -, infettivologi e pediatri fanno dunque riferimento alle prime settimane di vita del neonato. Ma cosa sta favorendo (più negli Stati Uniti e in Australia che in Europa) un lento ritorno della malattia infettiva?


Il vaccino trivalente non aumenta il rischio di autismo (nemmeno tra i fratelli dei bambini malati)

DIFESE A TEMPO

La pertosse è causata da un batterio (bordetella pertussis) e ha come unico serbatoio l’uomo. Nei più piccoli si manifesta senza febbre, con una tosse secca con tanti colpi, che spesso impediscono al bambino di respirare. Gli anticorpi ereditati dalla mamma e la vaccinazione dovrebbero ridurre al minimo i rischi per i neonati. E invece, contrariamente ad altre malattie infettive, lo scudo materno non sembra essere sufficiente nei primi mesi di vita e la difesa naturale (a seguito dell’infezione) e quella assicurata dal vaccino non durano per sempre: come accade per esempio con il morbillo. Per queste ragioni anche gli adulti, negli anni, possono incrociare nuovamente, e a più riprese, la pertosse. Al punto da favorire la trasmissione dell’agente infettante, che può così spostarsi nella fascia di età ancora indifesa. «Il rischio maggiore rimane per i bambini non vaccinati o con una vaccinazione incompleta, quando vengono a contatto con adulti infetti e non trattati - afferma Antonio Cassone, ordinario di microbiologia clinica all’Università di Perugia -. Oggi si calcola che almeno un quinto degli episodi di tosse prolungata per più di sue settimane negli adulti sia da attribuire a un’infezione da bordetella pertussis, che nei bambini così piccoli può essere anche letale».

 

VACCINO DA RIVEDERE?

Gli esperti sono concordi nel considerare non completamente efficace il vaccino attualmente in uso, di tipo acellulare: ovvero costituito soltanto da alcune proteine del batterio. Il limite sta proprio nella durata dei livelli di protezione che espone anche gli adulti, spesso inconsapevoli, alla malattia. Il tempo massimo di difesa non supera quasi mai i dieci anni. «Studi recenti hanno evidenziato queste problematiche, già emerse in realtà dai primi confronti con il precedente antidoto cellulare - dichiara Clara Maria Ausiello, responsabile dell’unità di ricerca sui vaccini antipertosse nel dipartimento di malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità -. Prima, però, mancavano dati certi circa la durata dell’immunizzazione. Oggi sono in fase di valutazione dei vaccini in grado di stimolare l’immunità innata, in modo da promuovere risposte persistenti contro l’infezione».

TROPPI VACCINI RAVVICINATI POSSONO COMPROMETTERE IL SISTEMA IMMUNITARIO?

BOZZOLO: PRO E CONTRO

L’ultima è stata l’Australia, dopo la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, a proporre la strategia a bozzolo per difendere i più piccoli dalla pertosse. Ovvero: si procede con un richiamo del vaccino a tutti gli adulti - solitamente genitori e parenti più stretti - che vengono frequentemente a contatto con un bambino. La procedura, visti anche i pochi casi di pertosse tra i neonati, non è al momento caldeggiata in Italia: se non a seguito di una valutazione stringente sul singolo caso. Molti pediatri, anche tra quelli di famiglia, la tengono in debita considerazione nei casi a rischio. Altra ipotesi talvolta praticata: il vaccino alle gestanti, in modo da far loro trasmettere al neonato una quota di anticorpi adeguata. «La migliore strategia è quella di fare un richiamo del vaccino negli adolescenti all'età di quindici anni, quando la precedente copertura svanisce - sostiene Maurizio De Martino, direttore del dipartimento di pediatria internistica all’ospedale Meyer di Firenze -. La tipologia di vaccino da scegliere è quella per la difterite, il tetano e la pertosse. In questo modo non possono essere veicolo di contagio per i fratellini appena nati».


Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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