Pediatria

Marijuana: no durante l'allattamento (e la gravidanza)

pubblicato il 11-02-2019

Tracce di marijuana possono rimanere nel latte materno fino a sei giorni dopo l'ultima «canna». L'allattamento al seno protegge la donna (anche) dal rischio-ictus

Marijuana: no durante l'allattamento (e la gravidanza)

Allattamento al seno e uso di marijuana. Si trovano tracce della droga nel latte materno fino a sei giorni dopo l’ultimo consumo. Questo è il dato che emerge dallo studio è stato condotto dalla Scuola di Medicina dell’Università della California a San Diego, che ha prelevato 54 campioni di latte di 50 neo-mamme che assumevano marijuana o giornalmente o una volta alla settimana o sporadicamente ed hanno trovato tetraidrocannabinolo (Thc), il primo componente psicoattivo della sostanza, nel 63 per cento delle parti di latte esaminate. Christina Chambers, che ha guidato l’indagine, pubblicata sulla rivista Pediatrics, scrive: «Non abbiamo prove consolidate per dire che queste tracce di cannabis facciano male al bambino, per cui i pediatri si trovano in difficoltà quando le madri che fumano chiedono se è un male per l’allattamento. Certo, sarebbe meglio evitare. Ma occorre considerare la rilevanza dell'allattamento al seno, sia per il bimbo sia per la madre».

 

FIGLIO PIU’ INTELLIGENTE 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di allattare al seno almeno i primi sei mesi: le conseguenze positive per il piccolo comprendono un rischio ridotto di obesità, asma, morte improvvisa in culla, un’accresciuta difesa immunitaria e migliori risultati ai test di intelligenza. Per le madri che allattano si sono constatati un minor rischio di cancro al seno e all’utero e di diabete di tipo 2. I ricercatori fanno presente che i cannabinoidi tendono a legarsi alle molecole di grasso, che nel latte materno abbondano. «La quantità di sostanza psicoattiva della marijuana che abbiamo riscontrato nei campioni di latte è relativamente bassa, ma non sappiamo a quale livello può costituire un rischio, e quale rischio, per il figlio», dichiara la dottoressa Chambers. «Quel che si sa è che la marijuana che si trova oggi è molto più potente di quella che circolava 20 o 30 anni fa». 

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PIU’ INDAGINI SULL’«ERBA»

L’argomento necessita comunque di altri studi di approfondimento considerando anche l'età del poppante, la modalità di consumo materna e altri dettagli ancora. Questo campo di indagine è tanto più importante, si sottolinea, mentre in tanti stati si allarga il consumo di «erba» e mentre si intende sostenere e propagare l’allattamento al seno come una «riserva di salute» per madre e figlio. Sui benefici per la madre che allatta, interviene l’Associazione Cardiologica Americana che, sulla sua rivista, ha pubblicato i risultati di una ricerca secondo cui alla donna verrebbe anche il beneficio di un diminuito pericolo di ictus nella fase della menopausa. Tale diminuzione è maggiore quanto più la madre va oltre i sei mesi di allattamento al seno.

 

VANTAGGI DAI SEI MESI 

Gli studiosi impegnati su questa indagine appartengono alla Scuola di Medicina-Wichita dell’Università del Kansas e hanno vagliato i dati di oltre 80 mila donne avvalendosi della estesa ricerca in atto Women’s Health Initiative, che ha arruolato le volontarie tra il 1993 e il 1998. All’epoca queste donne avevano un’età media di 63-64 anni e l’osservazione è stata seguita per circa 12 anni. Quanto all’allattamento al seno, il 51 per cento ha dichiarato di averlo fatto per sei mesi mentre il 22 per cento per 7-12 mesi e il 27 per 13 o più mesi. La professoressa Lisette T. Jacobson, che ha guidato la ricerca, rivolge questo invito alle donne: «Se siete in attesa di un figlio, mettete in conto nel vostro programma del paro anche l’allattamento al seno per almeno sei mesi per ottenere i maggiori benefici per voi e per il vostro bambino».

 

LA SORPRESA DEL FATTORE ETNICO 

Ed ecco i dati sulla diminuzione di ictus nelle madri che hanno seguito il suggerimento, una volta arrivate all’epoca della menopausa:

- 23 per cento in meno in generale

- 19 per cento per donne che hanno allattato soltanto sei mesi. Con l’allungarsi di questa pratica si è constatato l’abbassarsi del rischio ictus.

La ricerca, condotta negli Stati Uniti, ha considerato anche l’etnia. Risulta così che la diminuzione è:

- 48 per cento per le donne nere

- 32 per cento per le donne ispaniche

- 21 per cento per le donne bianche

I ricercatori fanno presente che, visti i dati, si impone un’indagine sul perché del fattore etnico. Mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità, come già detto, raccomanda l’allattamento al seno per almeno sei mesi, l’Associazione Cardiologica Americana raccomanda l’allattamento al seno per 12 mesi con l’inserimento di altri cibi verso i 4-6 mesi per integrare la dieta di sufficienti micronutrienti.


Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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