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Perché è alto il prezzo degli antitumorali?

Gli oncologi devono essere oculati nelle prescrizioni, ma “duri” nel dire che più di tanto non si può fare se non si abbassano i prezzi

Perché è alto il prezzo degli antitumorali?

Perché è alto il prezzo  degli antitumorali in particolare ?

Primo: perché lo si può aumentare dalla sera alla mattina: cosa fatta negli Stati Uniti da uno spregiudicato signore, certo Martins Shkreli, fondatore di Turing Pharmaceutical col Daraprim, farmaco usato da oltre 60 anni per la cura della toxoplasmosi e  di complicazioni nei tumori, facendo giustamente imbestialire il mondo intero.

Secondo: perché alcune molecole spariscono dal mercato e poi ricompaiono aumentate. Nel 2012 la Aspen Pharma  rileva i brevetti di Leukeran, Alkeran, Purinethol, nel 2013 i medicinali scompaiono dal mercato e dopo alcuni mesi rieccoli a prezzi decuplicati (es. Leukeran da 7,14 Euro a 90,20). La cosa ha indotto la nostra Autorità Antitrust ad avviare una istruttoria nei confronti della società per “verifica di posizione dominante” nel mercato dei farmaci  ipotizzando nel provvedimento di avvio che “avrebbe obbligato AIFA ad accettare elevatissimi incrementi di prezzo”. La diatriba è ancora in corso.

Terzo: perché nonostante il recupero delle spese di ricerca e di tutti i costi di realizzazione, i prezzi si vogliono mantenere elevati. L’amministratore delegato ed ex presidente di Novartis ha detto che il prezzo praticato per Glivec nel 2001 era alto allo scopo di coprire i costi di sviluppo. Ciò è stato realizzato in due anni, ma il prezzo ha continuato ad essere elevato e nel 2011 le entrate per Novartis sono state della cifra record di 4’7 miliardi di  dollari. All’epoca 100 oncologi tra i più illustri del pianeta hanno protestato affermando che i ricavi di Glivec negli ultimi dieci anni “rappresentavano profitti generosi per la società produttrice e i pazienti sono diventati le vittime finanziarie del successo del trattamento”. 

Tre piccole storie (e ce ne sarebbero altre per varie molecole)  per  dire che il problema è a monte della filiera e non a valle. Gli oncologi devono essere oculati nelle scelte terapeutiche e nelle prescrizioni, ma devono essere “duri” nel dire che più di tanto non si può fare se non si abbassano i prezzi. Le case farmaceutiche guadagnano già abbastanza, vogliamo ingrassarle ancora di più (secondo le ultime scelte governative) creando fondi ad hoc per  gli antitumorali di ultima generazione?

Alberto Scanni
@AlbertoScanni 



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