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Quando un malato ti abbandona

Un medico di fronte alle scelte di un paziente che cambia strada. Fallimento o salutare bagno di umiltà?

Quando un malato ti abbandona

Quando un malato ti sfugge ti arrabbi, lo senti come un tradimento. Fino a quel momento avevi lavorato per lui, pensavi di avere conquistato la sua fiducia, ti eri impegnato, avevi dato disponibilità e lui improvvisamente cambia strada.

Ti chiedi se hai sbagliato in qualcosa, ripassi i momenti del primo approccio e della visita. Se rilevi alcune tue manchevolezze ne fai tesoro per comportarti meglio in futuro e te ne fai una ragione , ma se tutto è stato fatto per il meglio un po’ di rabbia c’è e l’amaro in bocca è forte. Certo “sulla piazza” ci sono medici famosi, più importanti di te, magari operanti in strutture più blasonate della tua, e questa forse è la ragione della scelta del malato, ma l’abbandono non ti sembra una cosa giusta. Uno sgarbo che non meritavi.

A mente fredda però rifletti e pensi a quanto sei contraddittorio rispetto a quello che hai sempre predicato, alla libertà di scegliere del paziente, al suo diritto di andare dove vuole e comprendi che devi accettare queste situazioni, e che un bagno di umiltà non guasta. Pensavi di essere perfetto, che nessuno poteva mettere in dubbio il tuo sapere, la tua competenza e ti ritrovi ad essere rifiutato. Sbagli però a ritenere ingrato chi è andato altrove!

Del resto anche tu se fossi stato nei suoi panni forse avresti sentito un'altra campana anche se quelli del tuo ospedale erano bravi, ti avevano dato pareri giusti e avevano dichiarato la loro disponibilità . Di episodi come questo ne capitano nella carriera, bisogna imparare a metterli in conto, a far tesoro di queste apparenti delusioni. Quando il malato va da un’altra parte non è un tuo fallimento ma una sua libera scelta che va rispettata. Sarebbe comunque bello sapere come è andata!



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