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Scrivere fa bene

Perchè tanti medici scrivono? C'è un legame profondo fra la scrittura e l'incontro con la malattia e con i pazienti

Scrivere fa bene

Perché molti medici scrivono? O hanno scritto? Medici divenuti scrittori importanti (Tobino, Bulgakov, Cronin, Celine, Kundera e molti altri) e altri meno importanti che trovano però piacere nel raccontare, nel narrare di storie di fantasia, di vita o autobiografiche.

Perché la professione medica più di altre ti “fa giocare” con seri problemi della vita, perché ti butta davanti il dolore e l’angoscia dei tuoi simili, perché sei portato a riflettere sul quotidiano, magari senza darti risposte e restare nel dubbio, perché vuoi esorcizzare raccontando il lavoro che fai o perché ritieni che lo scrivere sublimi le gioie provate quando ce l’hai fatta a dare sollievo, a aiutare chi sta male, a dare speranze.

Lo scrivere è liberazione, riappacificazione interiore, strumento magico di un mestiere che dà gioie e dolori, soddisfazioni e tristezze, che ha nel rapporto medico-paziente il “primum movens”. Un rapporto in cui la persona sofferente e bisognosa si rivolge all’altro, esperto e sapiente, per trovare risposta a dubbi, conforto alle preoccupazioni e ai disagi della malattia. Rapporto “unico” nel suo genere, che fa della professione medica una arte nobile e caritativa. E allora la voglia di raccontare e il parlare della vocazione ha senso più che mai!



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