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Fareste il mestiere del boia?

Negli USA scarseggiano i farmaci per uccidere i condannati a morte e in alcuni Stati si ritorna a parlare di sedia elettrica e plotone di esecuzione

Fareste il mestiere del boia?

Negli Stati Uniti  c’è una grossa grana per i direttori di prigioni con «camera della morte»:  si stanno esaurendo le scorte di sodio biopentale, di bromuro di pancuronio e di cloruro di potassio, le tre sostanze chimiche con cui finora si otteneva la miscela letale per eseguire le condanne a morte tramite endovenosa.  Le industrie europee, non si sa se per ragioni etiche o di mercato, non le consegnano più, e la stessa cosa fa l’unica industria americana che effettuava forniture.

Per questa ragione, nello Stato della Virginia si è deciso di reintrodurre la sedia elettrica, e il Senato dovrebbe pronunciarsi tra pochi giorni. Nel Missouri si è proposto di sostituire alla morte chimica il plotone di esecuzione, e la stessa cosa è successa nel Wyoming. In Virginia, dove finora i condannati a morte potevano optare tra l’iniezione letale e il plotone di esecuzione, i membri  della Camera hanno anche messo le mani avanti, presentando una proposta di legge che autorizza le autorità giudiziarie a imporre il plotone di esecuzione qualora la direzione delle carceri certifichi che i medicinali per l’endovena mortale non sono disponibili. Con tutta evidenza, una proposta di legge ispirata a un “pragmatico” realismo: meglio pensarci in tempo, e impedire ai condannati e ai loro legali di ottenere una sospensione di fatto, con la scusa dei farmaci introvabili.

Negli Stati Uniti, unica grande democrazia ad aver mantenuto la pena di morte, ci sono 18 Stati che l’hanno abolita e altri 11 in cui in pratica c’è una moratoria informale. Però resiste in altri 21 Stati, e crea problemi di ogni genere, tra cui (è stato calcolato dagli economisti) quello di un costo superiore, per ogni condannato a morte, del puro e semplice mantenimento all’ergastolo per tutta la vita. Ma il 60 per cento dei cittadini americani (ultimo sondaggio d’opinione) è favorevole alla pena capitale, e i politici sono costretti a tenerne conto.

Capisco i fastidi in cui si dibattono i direttori delle prigioni. Uno di loro è stato perfino costretto ad usare un cocktail «alternativo», con sostanze chimiche mai sperimentate prima, per eseguire finalmente la condanna di un detenuto. Il condannato, legato sul suo lettino, ci ha messo ben 13 minuti per morire, e l’opinione pubblica (pure quella dei favorevoli alla pena di morte) si è scandalizzata e ha alzato proteste. Se non altro per l’inefficienza e il pressapochismo. Nel nostro mondo multimediale, l’immagine è tutto, e la giusta morte erogata da uno Stato vendicativo deve essere inappuntabile.

Allora, io mi sento di avanzare una modesta proposta. Che tutti i favorevoli alla pena di morte, negli Stati Uniti come altrove (ce ne sono, eccome, anche in Italia) non si esprimano semplicemente con un tweet o con una risposta ai sondaggi, ma firmino un registro ufficiale per rendersi disponibili ad applicare di persona la pena. Voglio ricordare che la lapidazione, esecuzione della condanna a morte in tutto l’Oriente antico (ricordata nella Bibbia e in uso ancora adesso in certi Paesi arabi) era in pratica una «condivisione» di responsabilità: se giudichi quest’uomo o questa donna meritevoli di morte, partecipa alla loro esecuzione.

Ma essere a favore della pena capitale non collima con l’atto di uccidere o di partecipare all’uccisione. Ci passa un oceano, tra le due cose. Un oceano di problemi nonostante tutto, di ripugnanze fisiche o morali, di sensibilità disgustata. Per questo fu inventato  il boia. Toccava  a lui, era pagato bene ed era un paria sociale, a riprova del disgusto che si ha per la pena di morte, per quanto la si comprima nel calco di una pretesa giustizia.

Si prese poi la distanza dall’esecuzione dell’atto. Con il patibolo in cui il condannato s’impiccava da solo cadendo nella botola, con la ghigliottina che era altamente tecnologica, e di cui si doveva soltanto toccare una leva. Infine, con i fucili in mano a un plotone di esecuzione. Se non vi spiace, andate a vedere la riproduzione del quadro di Francisco Goya, sull’esecuzione dei popolani spagnoli insorti contro Napoleone.

In tempi moderni (tranne che in guerra), il plotone di esecuzione è poco gradito alla sensibilità dei militari, ai quali non piace fare il boia. Come faranno Wyoming e Virginia a ripristinarlo? Gli suggerisco un abile espediente, che è stato già usato altre volte: alcuni fucili hanno il proiettile, altri sono caricati a salve. Così, chi spara e uccide non lo sa, ed è una benefica ipocrisia: permette al nostro mondo di continuare a fingere che la morte di Stato sia accettabile per chi la dà, purché siano rispettate tutte le regole.

Umberto Veronesi



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