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Fermiamo, vi prego, la barbarie degli agnellini sgozzati

Esiste un’etica del cibo che va la di là del “saporito o non saporito”, perché il modo in cui ci alimentiamo ha un impatto sulla natura tutta

Fermiamo, vi prego, la barbarie degli agnellini sgozzati

Si avvicina la Pasqua e, come ogni anno, si prospetta per me un periodo doloroso, perché penso a quanti animali, in nome di questa festa, verranno massacrati. Penso ai capretti e in particolare agli agnelli che, per il loro aspetto così bianco e morbido, tutto ispirano fuorché violenza e sangue. Le madri sono state messe incinte in tempo per partorire cuccioli da uccidere quando ancora succhiano il latte dalle loro mammelle, così che la loro carne sia più morbida per il palato umano. Io trovo che questa sia una barbarie. Chi, come me, ama tutti gli esseri viventi, li vede come parte di un unico disegno biologico e li rispetta, non fa distinzione fra animali di serie A e di serie B: semplicemente trova assurdo ucciderli e ingoiarli. Inoltre sono pacifista e perseguo la mitezza d’animo.

Dunque non tollero nessuna forma di violenza, anche quella perpetrata nei confronti degli animali, che non possono difendersi e far valere le proprie ragioni. Io voglio pensare che chi mangia tranquillamente la carne di agnello forse non ne ha mai visto uno. L’agnellino è un cucciolo delizioso, allegro, affettuoso, che ispira una grande tenerezza. Per questo forse, più passa il tempo più l’idea stessa di mangiarlo mi ripugna. Non metto in dubbio che il gusto della sua carne possa risultare piacevole. Ma può il criterio della bontà del gusto giustificare eticamente ogni atto con il quale ci procuriamo il cibo? Esiste un’etica del cibo che va la di là del “saporito o non saporito”, perché il modo in cui ci alimentiamo ha un impatto sulla natura tutta, animali compresi, che ne sono un’espressione straordinaria.

Il rispetto per la vita è una delle grandi conquiste dell’uomo, ed è un segno di civiltà. E la vita non è solo la “nostra” vita. Chi rispetta la vita dovrebbe rispettarne ogni forma. Gli animali, soprattutto i mammiferi, hanno un elevato livello di consapevolezza, coscienza, sensibilità e molti di loro hanno la capacità di sviluppare sentimenti. Esiste un’ampia letteratura scientifica in questo settore, a cui io aggiungo la mia esperienza personale: sono cresciuto in un una cascina e gli animali sono stati i miei primi compagni di gioco. Non solo cani o gatti, ma anche vitelli e agnelli. Posso assicurare che si affezionano, sono gelosi, possessivi ed hanno espressioni del loro sentire straordinariamente simili alle nostre. Per questo io credo che abbiano il diritto di non essere uccisi e di non subire violenza. Rispettando gli animali, rispettiamo noi stessi, la natura di cui facciamo parte e, soprattutto, rispettiamo il valore della vita.

 



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