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Il grido d’aiuto di Valentina nel suo ultimo post

E’ la prima volta che succede, ed è un colpo al cuore. Valentina, 17 anni, era in ospedale e capiva di stare malissimo. Ha mandato il suo ultimo post su Facebook, via telefonino. Certamente non aveva più la forza di mettersi seduta. Così nell’autoscatto si vedono le sue gambe di adolescente inguainate nei leggins neri, e i suoi piedi nudi che si allungano inermi verso l’allegra spalliera rossa di un letto ospedaliero che non vuol fare paura. In accompagnamento alla foto, una sola parola, che è un grido disperato: aaaaiuto! L’ha mandato agli amici,  cercando quella vicinanza virtuale che noi adulti non comprendiamo, ma che per i ragazzi è molto, molto di più di una moderna applicazione della tecnologia.

Il grido d’aiuto di Valentina nel suo ultimo post

E’ la prima volta che succede, ed è un colpo al cuore. Valentina, 17 anni, era in ospedale e capiva di stare malissimo. Ha mandato il suo ultimo post su Facebook, via telefonino. Certamente non aveva più la forza di mettersi seduta. Così nell’autoscatto si vedono le sue gambe di adolescente inguainate nei leggins neri, e i suoi piedi nudi che si allungano inermi verso l’allegra spalliera rossa di un letto ospedaliero che non vuol fare paura. In accompagnamento alla foto, una sola parola, che è un grido disperato: aaaaiuto! L’ha mandato agli amici,  cercando quella vicinanza virtuale che noi adulti non comprendiamo, ma che per i ragazzi è molto, molto di più di una moderna applicazione della tecnologia.

Quando li vediamo manovrare vorticosamente la tastiera del cellulare o un piccolo schermo touch screen, noi li guardiamo senza capire, e magari, da buoni lodatori del tempo passato, pensiamo con nostalgia a quelli che continuiamo a considerare gli unici incontri “veri”: scendevamo dal tram con allegra furia, avvistavamo il gruppetto degli amici, gridavamo richiami, e un sorriso felice ci appariva in volto. Anche i nostri ragazzi si vedono di persona, ma intanto il social network gli consente per tutta la giornata di tenersi in contatto con il gruppo. Per scriversi le arrabbiature, i bronci, i dubbi, gli sconforti,  le esultanze, le gelosie, l’affetto. Per fare poesia sul fascino di qualcuno, per commentare l’amore che nasce e chiederne conferma agli altri, e anche per dire sciocchezze, le tenere sciocchezze di cui da adulti non si conserverà memoria.

Valentina non è diventata adulta, è morta poche ore dopo il suo ultimo post. Un post che come una stella spenta continuerà a mandare per anni il suo messaggio, per la paradossale natura di Internet, che coglie l’effimero e lo immortalizza.

Si era rotta una costola tuffandosi da uno scoglio, dopo una settimana è sopravvenuto un edema polmonare. L’inchiesta dirà se ci sono state colpe e trascuratezze, ma non potrà cogliere la disperazione di quel grido d’aiuto inoltrato nel web. Gli amici non potevano arrivare, e nemmeno potevano salvarla, ma la rete era lì, a portata di telefonino. Qualcosa di rassicurante, di concreto, di usuale. Come le belle immagini delle vacanze. Come la festa davanti alla torta di compleanno. Come il cucciolo buffo. Come le mani e le braccia ondeggianti a un concerto. Come le foto degli amici che cercano altri amici. Un mondo di colori e di sorrisi, a cui aggrapparsi mentre arrivava il buio. 

Umberto Veronesi



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