La mia cara, indomita Emma

Indomita. E’ l’aggettivo che mi viene in mente per primo quando penso a Emma Bonino, nuovo ministro degli Esteri. Non c’è nulla che la scoraggi, non c’è nulla che la fermi, non c’è nulla che le metta paura, non c’è nulla che le sembri impossibile. E’ italiana ma la conoscono in tutto il mondo. Nel corso dei suoi numerosissimi incarichi nazionali e internazionali è sempre accorsa dove mancava la pace, dove mancava la libertà, dove mancava il pane, dove i diritti umani venivano calpestati. E’ grazie a lei che è stata istituita una Corte penale internazionale, ed è anche grazie a lei che l’Onu ha approvato ben quattro risoluzioni per la moratoria sulla pena di morte, allungando la lista delle nazioni che hanno aderito.

La mia cara, indomita Emma

Indomita. E’ l’aggettivo che mi viene in mente per primo quando penso a Emma Bonino, nuovo ministro degli Esteri. Non c’è nulla che la scoraggi, non c’è nulla che la fermi, non c’è nulla che le metta paura, non c’è nulla che le sembri impossibile. E’ italiana ma la conoscono in tutto il mondo. Nel corso dei suoi numerosissimi incarichi nazionali e internazionali è sempre accorsa dove mancava la pace, dove mancava la libertà, dove mancava il pane, dove i diritti umani venivano calpestati. E’ grazie a lei che è stata istituita una Corte penale internazionale, ed è anche grazie a lei che l’Onu ha approvato ben quattro risoluzioni per la moratoria sulla pena di morte, allungando la lista delle nazioni che hanno aderito.

La conosco da tanti anni, siamo amici. Emma è, insieme a me, tra i fondatori e tra i più appassionati sostenitori del movimento di  Science for Peace, e da anni siamo in consonanza mentale, siamo compagni nelle battaglie per i valori che riteniamo «fondanti» per l’umanità e indispensabili perché esista un futuro: non proliferazione degli armamenti, mobilitazione internazionale contro lo sterminio per fame, difesa dei diritti individuali e in particolare dei diritti delle donne. Emma, in nome delle donne, ha avuto il coraggio di battersi in tutti i modi per convincere i Paesi dell’area islamica a cancellare la barbara tradizione delle mutilazioni femminili.

E’ indomita e appassionata, e nello stesso tempo è molto concreta. Da buona  piemontese, non afferma nulla senza aver fatto verifiche rigorose, e questo mi piace molto perché è anche il cardine della scienza. I problemi, lei non li conosce dai report dei collaboratori, ma dal vivo delle situazioni, e questo le ha fatto acquistare un’autorevolezza internazionale  e un’apertura europea che non sono usuali in Italia.  Come commissario europeo per l’aiuto umanitario d’urgenza, è accorsa in tutti i Paesi straziati dalla guerra e dalla fame: la Bosnia, il Ruanda, la Somalia, il Kurdistan iracheno, l’Afghanistan, la Guinea Bissau, la Sierra Leone, il Sudan. Ha incontrato il Dalai Lama per intraprendere la difesa dei diritti del Tibet. Ha incontrato Fidel Castro e ha ottenuto la scarcerazione di dissidenti del regime.

Ogni tanto inciampa in qualche polemica per il suo onorevole vizio di cercare sempre la verità, e di affermare sempre la non-violenza. E’ la lezione, non digerita da molti, del libero pensiero radicale, che non obbedisce all’ideologia. E’ bello e utile pensare senza pregiudizi, è un esercizio di libertà in cui credo anche io. E credo che sia la conoscenza a sconfiggere i pregiudizi. Per esempio, che cosa sappiamo  degli arabi? Emma Bonino l’ha voluto scoprire sul campo, e nel 2001 si è trasferita al Cairo per quasi due anni. Andava a scuola con quaderni e matita, e intanto «imparava» la gente. 

Umberto Veronesi



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