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L’eterologa in bianco e nero

“Il colore della pelle? E’ un falso problema, serve solo a rallentare il via libera all’applicazione dell’eterologa”

L’eterologa in bianco e nero

“Il colore della pelle? E’ un falso problema, serve solo a rallentare il via libera all’applicazione dell’eterologa”. Avevo risposto così quando mi avevano chiesto il mio parere a proposito del divieto di selezionare per questo tipo di fecondazione gameti “compatibili” con i genitori del futuro bambino: un bambino bianco per genitori bianchi, un bambino nero per genitori neri, un bambino con gli occhi a mandorla per genitori asiatici.

Ora purtroppo i fatti mi danno ragione: la fecondazione eterologa ha inciampato su questo ostacolo, e si è fermata. Scelta di “selezione razziale”, secondo il pur bravo ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Semplice buonsenso, secondo genetisti e psicologi. E un argomento più forte degli altri: la decisione non può essere di competenza politica, ma solo di competenza medica. In imbarazzo, il governo ha deciso di passare la castagna bollente al Parlamento, che dovrà approvare una legge, dopo un adeguato dibattito su tutti gli aspetti del problema. Tempi lunghi, quindi. In attesa che la Camera e il nuovo Senato (ammesso che sia competente, vista la sua “regionalizzazione”) si pronuncino, il tema resta all’attenzione di tutti, ed è tale da suscitare più di una domanda. Vediamone qualcuna. C’era proprio bisogno di una nuova legge? Non bastava ripristinare la situazione antecedente alla legge 40?

Prima di questa legge sbagliata, poi fortunatamente smantellata da successive sentenze d’incostituzionalità, l’eterologa (cioè una gravidanza avviata con seme di donatore oppure con ovocita di donatrice) era ammessa e praticata. Non negli ospedali pubblici e a carico del Servizio Sanitario Nazionale, ma nei centri privati e a pagamento. I centri seri si erano dati un’autoregolamentazione, ma mancavano chiarezza e trasparenza. Si parlò di Far West. Le linee-guida messe a punto adesso (prevedono numerose salvaguardie, e includono gratuitamente l’eterologa nei Lea, i livelli essenziali di assistenza) non sarebbero bastate ad evitarlo?

Davvero una scelta di “compatibilità” presenta degli aspetti di selezione razziale? E’ una scelta prevista in tutti i protocolli medici internazionali, e vuole porsi come una norma a salvaguardia della futura serenità dei genitori e del figlio. Gli psicologi interpellati sono in genere d’accordo: è inutile e pericoloso caricare sulla nuova famiglia anche le possibili difficoltà create da una marcata differenza tra il figlio e la coppia. E’ giusto applicare alla fecondazione eterologa gli stessi criteri richiesti da un’adozione, criteri che privilegiano il diritto del minore ad essere accolto incondizionatamente, e che escludono per la coppia adottante un diritto di scelta che sarebbe aberrante? Il mio modesto parere è che non sia logico, perché prima della fecondazione non esiste un’unione di gameti, e al momento della scelta esiste soltanto qualcosa che non ha individualità, né tanto meno personalità giuridica.

E’ impossibile attuare una “discriminazione” ai suoi danni. Infine (ed è una domanda di tono quasi romantico), perché si continua a dibattere con accanimento e toni aspri un tema che dovrebbe essere visto come una grande conquista della scienza medica, e che porterà al mondo nuovi bambini, per la gioia dei genitori, uomini e donne sventuratamente colpiti da infertilità? Oltre il tunnel dei disagi, delle ripetute disillusioni, delle speranze quasi cadute, arriva il dono della vita. Accogliamola con tenerezza e venerazione.

Umberto Veronesi



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