Malati, fuggite dagli ospedali

Ho sempre pensato che le donne, qualunque lavoro facciano, abbiano saldamente in mano l’idea che il loro interlocutore è una persona. Anche l’impiegata più frettolosa e nervosa trova quasi sempre una parola gentile. Adesso un giudice donna, il giudice tutelare di Treviso Clarice Di Tullio, ha avuto l’umanità e la comprensione per autorizzare un’altra donna, testimone di Geova e gravemente ammalata di una malattia degenerativa, a non utilizzare farmaci e trattamenti salvavita.

Malati, fuggite dagli ospedali

Ho sempre pensato che le donne, qualunque lavoro facciano, abbiano saldamente in mano l’idea che il loro interlocutore è una persona. Anche l’impiegata più frettolosa e nervosa trova quasi sempre una parola gentile. Adesso un giudice donna, il giudice tutelare di Treviso Clarice Di Tullio, ha avuto l’umanità e la comprensione per autorizzare un’altra donna, testimone di Geova e gravemente ammalata di una malattia degenerativa, a non utilizzare farmaci e trattamenti salvavita.

Com’è già accaduto un’altra volta, un servitore della giustizia (la giustizia, ricordiamolo, deve difendere i diritti della persona, e non principii astratti) ha surrogato, avvalendosi della propria autonomia di magistrato, una legge che ancora non c’è, e che quando ci sarà conculcherà il diritto del malato a rifiutare le cure. Ha avuto quella particolare intelligenza del cuore necessaria a capire e ad accogliere la semplicissima richiesta dell’ammalata, la quale, esprimendo fiducia nei medici curanti, ha detto: “Non voglio che la mia vita venga prolungata se i medici sono ragionevolmente certi che le mie con dizioni sono senza speranza.” Non ha chiesto l’eutanasia, ha chiesto di essere lasciata al corso della morte, senza interventi che prolungherebbero inutilmente la vita.

E’ proprio quello che il nostro Parlamento non vuole fare, e che in 17 anni di discussioni ha portato avanti, con evidente malafede, l’equivoco che il diritto del malato a rifiutare le cure inutili coincida con l’eutanasia. Se la legge dovesse passare in questi termini, io sono più che certo che la Consulta la giudicherà anticostituzionale. Voglio ricordare qui l’articolo 13 della Costituzione sull’inviolabilità della libertà personale, e voglio dire di più: i malati impossibilitati a guarire, destinati alla morte alla fine di un peggioramento progressivo e irreversibile, non possono essere “costretti” a cure inutili.

Se vogliono vivere, si deve fare tutto quello di cui la scienza è capace. Se invece vogliono morire, è violenza tenerli in vita con le macchine, e ricorrono certamente gli estremi dell’ostinazione terapeutica, una definizione assai oltranzista, una cosa che non ho migliore di quella di “accanimento”. Per concludere, dirò una cosa oltranzista che non ho mai detto prima d’ora: ammalati che rivendicate il vostro diritto alla morte naturale, se verrà approvata una legge disumana, fuggite dagli ospedali. Esiste l’istituto delle dimissioni firmate, che possono essere firmate anche dai parenti. Andate via, tornate a casa. Lo Stato non vi può inseguire fin lì.

Umberto Veronesi



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