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Parlare del dolore a ferragosto

Parlare di dolore e del dolore nel mese in cui tutti si stanno godendo le meritate vacanze può sembrare inconsueto se non inappropriato. Ma niente è più attuale del dolore. E’ strano come si sia indifferenti al dolore degli altri. Pochi lo sanno e tra quelli che lo sanno pochi lo ricordano.. Eppure il 25 per cento degli italiani (secondo la ricerca Pain in Europe, la più ampia effettuata finora sull’argomento) soffrono di un dolore cronico, non il doloretto passeggero, ma quello quotidiano e martoriante perché chiude ogni spazio di libertà: dai crudeli dolori osteoarticolari a quelli delle complicanze diabetiche.

Parlare del dolore a ferragosto

Parlare di dolore e del dolore nel mese in cui tutti si stanno godendo le meritate vacanze può sembrare inconsueto se non inappropriato. Ma niente è più attuale del dolore. E’ strano come si sia indifferenti al dolore degli altri. Pochi lo sanno e tra quelli che lo sanno pochi lo ricordano.. Eppure il 25 per cento degli italiani (secondo la ricerca Pain in Europe, la più ampia effettuata finora sull’argomento) soffrono di un dolore cronico, non il doloretto passeggero, ma quello quotidiano e martoriante perché chiude ogni spazio di libertà: dai crudeli dolori osteoarticolari a quelli delle complicanze diabetiche.

Come oncologo, mi sono sempre battuto contro il dolore, e sono sempre stato convinto che la sofferenza umilia nell’uomo la libertà e la personalità, e qualche volta arriva ad annullare l’individuo. Dietro ogni dolore si possono leggere storie ignorate e penose che rendono la vita un inferno. Soprattutto di donne, infatti oltre il 50 per cento delle donne oltre i 65 anni, sono colpite da questo tormento. I medici (non tutti, per fortuna) sembrano aver dimenticato che il primo dovere del medico è quello di alleviare le pene del malato. 

Recentemente gli esponenti di numerose società scientifiche e fondazioni, riuniti a congresso hanno constato che non basta una legge, definita la più avanzata d’Europa e che ha lo scopo di combattere appunto il dolore cronico, non quello oncologico, per dare sollievo a un popolo di sofferenti. Le leggi sono lettere morte se manca la volontà dell’uomo ad applicarla. E in questo caso se manca una vera cultura medica di renderla attiva.

I medici, soprattutto i medici di famiglia, devono sentire l’urgenza di abbandonare pregiudizi assolutamente infondati, come quello che i farmaci oppioidi possano creare dipendenza. I farmaci a base di oppio non sono da riservare ai malati terminali, come molti credono erroneamente, ma sono invece, adeguatamente ed intelligentemente usati, il rimedio che può restituire la qualità della vita a un numero altissimo di persone afflitte da dolore cronico.

Quella contro il dolore è una battaglia di civiltà, e secondo me il livello sanitario di un Paese si può misurare proprio in base a ciò che si fa per combattere il dolore, e si può misurare anche il livello di democrazia di quel paese. Perciò mi sono sentito in dovere di parlare del dolore anche a ferragosto, perché si tratta di un “indicatore” importantissimo circa non soltanto la qualità delle cure mediche, ma dell’organizzazione sanitaria nel suo insieme, e anche del livello di democrazia del Paese.

Umberto Veronesi



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