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Se la salute è un bene di lusso

Una clinica alla periferia di Washington ha avuto una trovata pubblicitaria: ogni mese apre una riffa, tirando a sorte 20 nominativi - di Umberto Veronesi

Se la salute è un bene di lusso

Una clinica alla periferia di Washington ha avuto una trovata pubblicitaria: ogni mese apre una riffa, tirando a sorte 20 nominativi di cittadini che si sono messi in lista per la lotteria. I fortunati vincitori avranno gratis un intervento chirurgico o una cura. Ma, badate bene: con la modalità one shot, cioè «un colpo solo». Il che, per quanto riguarda malattie croniche, come ad esempio il diabete, ha la stessa efficacia di una medicazione applicata a una gamba di legno.

Quello che mi colpisce, in questa spregiudicata lotteria, è l’assoluta inversione dei valori in cui l’Europa crede, sia pure tra disorganizzazioni, avarizie e grettezze contabili.

Il primo valore è l’uguaglianza tra cittadini, e ci hanno sempre raccontato un’America che la considera un valore fondante. Ora, in un Paese che ha 45 milioni di cittadini senza alcuna copertura sanitaria, il presidente Obama ne ha fatto la generosa scommessa della sua riforma, ma non tutta quella grande nazione la condivide. Anzi, molti la stanno aspramente combattendo.

Il secondo valore è la solidarietà umana, e fa capo alla domanda se le cure siano un diritto di ogni uomo, oppure un «oggetto del desiderio» da mettere in riffa. Un intervento chirurgico o una terapia sono equivalenti a una macchina di lusso, a uno yacht, a un abito firmato? Sono un bene di consumo che deve gratificare chi riesce ad averlo? Attenzione alla risposta. Perché, se in nome del liberismo (e magari, anche dell’etica protestante) rispondiamo che le cure spettano a chi ha saputo pagarsi una polizza assicurativa, non solo abbandoniamo i più sfortunati e i meno adatti alla competizione, ma cambiamo segno al carattere stesso della medicina, fondandola sul dollaro e non sull’uomo sofferente.

Il terzo valore è il rispetto della dignità umana. Può una trovata pubblicitaria (per di più congegnata in modo chiaramente fraudolento) approfittare della condizione di bisogno di chi sta male, e gestirla come una qualsiasi «promozione» di prodotti in offerta speciale? La mancanza di rispetto per la persona umana è stridente, e a questo punto una grande e gloriosa nazione come gli Stati Uniti dovrebbe interrogarsi sulla deriva morale prodotta da un’esagerata prevalenza del mercato. Che cosa cercavano – se non uguaglianza, solidarietà, e rispetto della dignità umana – gli stracciati e miserabili emigranti che nei secoli scorsi approdarono in America fuggendo le disuguaglianze, la fame, la guerra e il dispotismo?

Umberto Veronesi



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