La prostatectomia, ovvero la rimozione della prostata, rappresenta la principale strategia chirurgica per il trattamento del tumore prostatico. Nel corso dell’intervento, oltre alla prostata, vengono rimossi in genere anche alcuni tessuti circostanti, incluse le vescicole seminali, responsabili della produzione del liquido seminale nel quale si muovono gli spermatozoi prodotti dai testicoli. Se si sospetta che alcune cellule tumorali abbiano raggiunto i linfonodi pelvici, anche questi vengono rimossi chirurgicamente durante l’intervento.
Nel caso di tumore localizzato solo alla prostata, la prostatectomia radicale può diventare un intervento curativo. Questo tipo di chirurgia però non sempre rappresenta l’approccio migliore: viene utilizzata nel caso di malattia confinata alla prostata o estesa solo all’area immediatamente circostante e per uomini in condizioni di salute abbastanza buone da sopportare l’intervento senza problemi o rischi elevati.
Di fronte a una malattia a crescita lenta, soprattutto negli uomini anziani o con altre gravi condizioni di salute, l’urologo e l’oncologo potrebbero invece consigliare la cosiddetta sorveglianza attiva invece dell’intervento chirurgico.
La decisione finale sul trattamento del tumore non può essere uguale per tutti: dipende da molti fattori, come per esempio lo stadio e l’aggressività della malattia, l’età della persona e la sua aspettativa di vita, ma anche le sue preferenze personali.
Prostatectomia in aperto
Una delle opzioni per la prostatectomia è l’intervento “in aperto”, nel quale il chirurgo esegue un’incisione lunga per rimuovere la prostata e i tessuti adiacenti. Per decenni questo tipo di approccio è stato l’unico disponibile, ma oggi è meno comune perché spesso sostituito dalla chirurgia laparoscopica e robotica.
Esistono due approcci principali per la prostatectomia in aperto:
- Prostatectomia radicale retropubica, nella quale viene effettuata un’incisione nella parte inferiore dell'addome. È l’approccio chirurgico in aperto più comune e consente di asportare anche i linfonodi se necessario.
- Prostatectomia radicale perineale, che prevede un’incisione a livello del perineo, ovvero l’area tra l’ano e lo scroto. È meno utilizzato rispetto all’approccio retropubico perché non permette di rimuovere i linfonodi nel corso dell’intervento e perché rende più difficile la preservazione dei fasci neurovascolari.
Prostatectomia laparoscopica (e robotica)
A differenza dell’intervento in aperto, la prostatectomia laparoscopica non prevede un unico taglio esteso, ma solo piccole incisioni a livello dell’addome. Attraverso queste incisioni, vengono inseriti gli strumenti chirurgici: il laparoscopio, ovvero un sottile tubo dotato di luce e telecamera che permette di osservare l’interno dell’addome, e altri strumenti chirurgici lunghi e sottili per eseguire l’asportazione della prostata. Oggi questa tecnica, anche nella variante “robot assistita” che prevede l’uso di uno speciale robot chirurgico, è la più utilizzata nelle sale operatorie.
| La chirurgia robotica. Questa procedura rappresenta in un certo senso l’evoluzione della chirurgia laparoscopica tradizionale. Il chirurgo non opera direttamente, ma è seduto davanti a una console di controllo all’interno della sala operatoria: grazie a un sistema sofisticato e a software dedicati, è in grado di manovrare i bracci robotici posti sopra il paziente e ai quali sono fissati gli strumenti chirurgici. Questi strumenti entrano nell’addome attraverso le piccole incisioni tipiche della laparoscopia e, grazie al supporto del sistema robotico, aiutano il chirurgo a muoversi con maggiore precisione, riducendo per esempio qualsiasi tremore. La competenza e l’esperienza del chirurgo rimangono comunque fondamentali. |
Le tecniche a confronto
Come già precisato, la scelta del trattamento (inclusa la tecnica chirurgica) dipende da molteplici fattori. In linea generale, i risultati ottenuti con l’approccio in aperto e con quelli laparoscopici (robotici e non) sono simili in termini di efficacia, così come lo sono in termini di effetti collaterali a lungo termine.
Sul breve periodo le differenze si fanno sentire e sono in favore degli approcci laparoscopici, considerati “mini-invasivi” rispetto a quelli tradizionali in aperto.
| Prostatectomia in aperto | Prostatectomia laparoscopica (manuale) | Prostatectomia Robot-assistita | |
| Incisione | Una singola lunga incisione (addome o perineo) | Diverse piccole incisioni | Diverse piccole incisioni |
| Perdita di sangue | Standard o elevata | Ridotta rispetto alla chirurgia in aperto | Ridotta rispetto alla chirurgia in aperto |
| Dolore post-operatorio | Standard | Ridotto rispetto alla chirurgia in aperto | Ridotto rispetto alla chirurgia in aperto |
| Degenza post-operatoria | In genere 2-3 giorni | Ridotta rispetto alla chirurgia in aperto | In genere 1 giorno |
| Tempo di recupero | Diverse settimane | Più rapido rispetto alla chirurgia in aperto | Più rapido rispetto alla chirurgia in aperto |
| Precisione chirurgica | Standard (controllo diretto del chirurgo) | Standard (controllo diretto del chirurgo) | Elevata (visione 3D, movimenti minimi e precisi) |
I rischi della prostatectomia
Come tutti gli interventi chirurgici, anche la prostatectomia può comportare alcuni rischi ed effetti collaterali a breve e a lungo termine.
Durante o subito dopo l’operazione potrebbero verificarsi:
- Reazioni allergiche all'anestesia
- Sanguinamenti importanti
- Formazione di coaguli di sangue nelle gambe (trombosi venosa) o nei polmoni (embolia)
- Infezioni a livello del sito chirurgico
- Accumulo di liquido linfatico che potrebbe richiedere un drenaggio (evento che si può verificare nei casi in cui vengono rimossi i linfonodi)
Sul lungo periodo gli effetti collaterali più importanti e con un impatto maggiore sulla qualità di vita sono l’incontinenza urinaria, la disfunzione erettile e la perdita della fertilità.
- Incontinenza urinaria Si tratta dell’incapacità di controllare la fuoriuscita dell’urina. Possono essere vere e proprie perdite oppure solo gocciolamenti e in genere dopo la prostatectomia si parla di incontinenza da stress che si manifesta come perdita di urina quando si ride o si tossisce. Questo sintomo può migliorare con il tempo, ma possono servire anche mesi perché scompaia del tutto e negli uomini anziani il problema è più comune e difficile da risolvere.
- Disfunzione erettile (impotenza). È l’incapacità di raggiungere e/o mantenere un’erezione sufficiente per portare a termine l’attività sessuale. Alla base di questo effetto collaterale c’è il danneggiamento (temporaneo o permanente) dei nervi presenti ai lati della prostata e che controllano l’erezione. Anche se il chirurgo cerca sempre di non intaccare tali nervi con approcci detti di “risparmio del nervo” (in inglese nerve-sparing), in alcuni casi ciò non è possibile e l’erezione viene compromessa. Nei casi di disfunzione temporanea, la ripresa completa può richiedere anche più di un anno, ma ci sono trattamenti farmacologici e meccanici che possono aiutare a mantenere una buona vita sessuale.
- Infertilità (e “orgasmo secco”). Nell’intervento di prostatectomia radicale vengono rimosse le vescicole seminali e i dotti deferenti che portano gli spermatozoi dal testicolo alla prostata. Di conseguenza, anche se i testicoli restano funzionali, non è possibile concepire in modo naturale dal momento che gli spermatozoi non riescono a raggiungere l’esterno. Inoltre, l’asportazione di prostata e vescicole seminali causa il cosiddetto “orgasmo secco”: la sensazione di piacere in genere si mantiene, ma senza eiaculazione.
I progressi tecnologici rendono gli interventi sempre più sicuri e il recupero post-operatorio sempre meno problematico, ma ancora oggi l’esperienza del chirurgo può fare la differenza. Inoltre, per affrontare l’intervento nel modo migliore è importante seguire attentamente le indicazioni del medico e non aver paura di chiedere spiegazioni in caso di dubbi.
NOTA BENE: Le informazioni contenute in questa pagina non sostituiscono il parere e le spiegazioni del tuo medico.
