Sostieni Fondazione Veronesi, dona ora

Insieme per il nostro futuro. Sostieni la ricerca e la cura!

Dona ora
Alimentazione

Diabete: anche due ore al giorno davanti alla tv aumentano il rischio

pubblicato il 12-09-2011
aggiornato il 12-06-2017

Nel mondo sono 350 milioni gli adulti diabetici. In Italia si conta un milione di malati inconsapevoli, mentre il diabete di tipo 2 da patologia «senile» si estende ai ragazzi in sovrappeso e sedentari

Diabete: anche due ore al giorno davanti alla tv aumentano il rischio

Negli ultimi 30 il numero di diabetici è raddoppiato e conta oggi circa 350 milioni di adulti nel mondo. E’ la stima ottenuta dal più ampio studio condotto su questa patologia, pubblicato sulla rivista Lancet da un gruppo di esperti internazionali, che avvertono: «Sono indispensabili degli interventi efficaci di prevenzione  e i sistemi sanitari si dovrebbero preparare al meglio per identificare e gestire il diabete e le sue conseguenze».

Fra i fattori di rischio ci sono la sedentarietà e una dieta scorretta, tanto che uno studio americano ha rilevato un’associazione fra le ore passate davanti alla tv e il rischio di diabete e di malattie cardiovascolari.

OGNI 2 ORE DI TV IL RISCHIO DI DIABETE SALE DEL 20%

Stando a quanto pubblicato su Jama, la rivista dell’American Medical Association, guardare la televisione per 2 o 3 ore al giorno comporta un maggior rischio diabete di tipo 2, oltre che di malattie cardiovascolari.

Gli autori (della Harvard Shchool of Public Health di Boston e dell’università danese di Odense) hanno misurato gli effetti nocivi del tempo trascorso davanti al piccolo schermo, in quanto «il più diffuso e pervasivo comportamento sedentario nei paesi industrializzati».

E’ emerso che, ogni 2 ore in più seduti in poltrona a guardare la tv (negli USA la media è di 5 ore al giorno), il rischio di diabete aumenta del 20% e quello di malattie cardiovascolari del 15%.

IN ITALIA ALMENO UN MILIONE DI DIABETICI INCONSAPEVOLI

Nel frattempo, sulla rivista Lancet è stato pubblicato il più ampio studio mai condotto sul diabete nel mondo (basato sulla misurazione dei livelli di glucosio nel sangue di 2,7 milioni di persone). Secondo le proiezioni elaborate dai ricercatori, nel 1980 gli adulti con diabete erano 153 milioni, saliti a 347 nel 2008. In media, oggi, più di 9 adulti su cento nel mondo sono malati,  molti senza neppure saperlo.

In Italia la proporzione si aggira intorno al 5,4% per le donne e l’8,8% degli uomini. Secondo la FAND, associazione italiana diabetici,  almeno un milione di italiani vivono con la malattia e non lo sanno. Soprattutto per il diabete di tipo 2 infatti, che riguarda oltre il 90 per cento dei casi, i livelli di glicemia si innalzano gradualmente e spesso ci vogliono anni prima che i sintomi diano evidenza alla patologia.

L’incidenza della malattia aumenta con l’età e si calcola che un sessantenne su 10 sia diabetico (dati dell’Istituto Superiore di Sanità).

DANNI A LUNGO TERMINE

Il diabete, patologia cronica dalle complicazioni anche gravi, è una delle cause principali di mortalità e di malattia nel mondo. Si manifesta quando c’è un’insufficienza di insulina, l’ormone prodotto dal pancreas che permette la trasformazione del glucosio nel sangue in energia utilizzabile dalle cellule del corpo.

Se l’insulina non è più prodotta o se l’organismo non riesce a utilizzarla, i livelli di glucosio  nel sangue diventano eccessivi (iperglicemia), con possibili conseguenze a lungo termine e danni a vari organi, come la retina, il cuore, i reni, i nervi.

GIOVANI, NUOVI DIABETICI?

In generale i rischi aumentano con l’età, il sovrappeso e la sedentarietà. Mentre il diabete di tipo 1, detto anche insulino-dipendente, è meno frequente, insorge sin dall’infanzia o dall’adolescenza e richiede appunto una terapia sostitutiva dell’insulina, il diabete di tipo 2 si manifesta in genere dopo i 40 anni d’età ed è legato a doppio filo con l’obesità e la sedentarietà.

Oggi però gli esperti segnalano che aumenta il numero di ragazzi colpiti dalla malattia. Rosalba Giacco, segretario della Società Italiana di Diabetologia e ricercatore presso l’Istituto di Scienze dell'Alimentazione del CNR di Avellino, spiega: «E’ ormai un dato consolidato il forte incremento del diabete di tipo 2 anche nei giovani. È ormai superata la vecchia classificazione che lo definiva “diabete senile”.

Questo per diverse ragioni: aumentano le diagnosi grazie a metodi più accurati e più diffusi sul territorio. Ma è anche in aumento l’obesità, principale fattore di rischio, per cui il diabete mellito prima riguardava il 3-4% della popolazione e ora riguarda anche il 10% di certe fase d’età. Diventa un problema anche nei giovani al di sotto dei 18 anni».

PREVENIRE SI PUO’ (SIN DA RAGAZZI)

Il dato incoraggiante, sottolinea Rosalba Giacco, è che contro il diabete di tipo 2 si può fare prevenzione. «Il primo rischio è il sovrappeso, dovuto a un’iperalimentazione e a uno scarso dispendio energetico, è il fattore più importante ed è anche quello modificabile.

Intervenire sullo stile di vita può avere risultati importanti, lo hanno provato ormai numerose ricerche. Fra le più importanti, uno studio finlandese che ha valutato l’effetto di modifiche in diversi comportamenti (attività fisica, riduzione del peso, riduzione dei grassi nella dieta, aumento di fibre nella dieta), osservando che i risultati migliori si hanno modificando non uno, ma tutti i fattori.

E poi il Diabetes Prevention Program (DPP) statunitense, che ha persino dimostrato che uno stile di vita più sano è più efficace di una terapia farmacologica». In particolare, le persone che avevano perso peso (un calo moderato, il 7%, con una dieta e 150 minuti di esercizio fisico a settimana) avevano ridotto il rischio del 58% (gli over 60 addirittura del 70%), contro un 31% di riduzione fra coloro che avevano preso un farmaco ipoglicemizzante, la metformina.

PIU’ MOTO E DIETA SANA

«C’è un chiaro rapporto causa-effetto fra stile di vita e diabete di tipo 2 – prosegue Rosalba Giacco -. Modificare i comportamenti a rischio è importante per prevenire, ritardare e attenuare i sintomi della malattia.

In primo luogo raggiungendo e mantenendo un peso adeguato, incrementando il consumo di energia e diminuendo le calorie ingerite. Utile aumentare le fibre,  ridurre i grassi e gli zuccheri, che come tutti i carboidrati danno calorie, specie quelli aggiunti (attenzione alle bibite, meglio una spremuta di un succo di frutta), e che hanno un impatto sui livelli di insulina circolante, influenzando il metabolismo».

Donatella Barus
Donatella Barus

Giornalista professionista, dirige dal 2014 il sito della Fondazione Umberto Veronesi. E’ laureata in Scienze della Comunicazione, ha un Master in comunicazione. Dal 2003 al 2010 ha lavorato alla realizzazione e redazione di Sportello cancro (Corriere della Sera e Fondazione Veronesi). Ha scritto insieme a Roberto Boffi il manuale “Spegnila!” (Rizzoli), dedicato a chi vuole smettere di fumare.


Articoli correlati


Commenti (0)


In evidenza

Da non perdere

News dalla Fondazione Eventi Iniziative editoriali Il meglio dai Blog Video