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Alimentazione

Fegato grasso: è un'epidemia tra i giovani europei

pubblicato il 18-04-2019

Cresce il numero dei ragazzi affetti dalla steatosi epatica non alcolica. Preoccupa il loro stile di vita, sedentario (spesso) e poco attento alla dieta

Fegato grasso: è un'epidemia tra i giovani europei

L'obesità è uno dei principali problemi mondiali, sia nei bambini sia negli adolescenti. All'aumentare dell'eccesso di peso dei piccoli, è seguito un parallelo aumento dei casi di steatosi epatica non alcolica. Negli ultimi vent'anni la condizione, nota anche come fegato grasso, è divenuta la malattia cronica del fegato più frequente nel mondo occidentale. In Italia si stima che ne sia affetto circa il 15 per cento dei bambini, ma il tasso arriva fino all'80 per cento tra i piccoli obesi.


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«Siamo di fronte a un'epidemia», è il messaggio lanciato dagli epatologi, riunitisi nei giorni scorsi a Vienna, per il congresso europeo. Di fegato grasso si è parlato soprattutto dopo aver appreso i dati di una ricerca inglese, che ha confermato il motivo della preoccupazione degli esperti: ovvero la maggiore probabilità che la steatosi epatica degeneri verso la fibrosi del tessuto, una condizione che all'inizio è spesso asintomatica, ma che può costituire il prodromo di una malattia grave qual è la cirrosi epatica. Secondo i dati presentati dagli studiosi della Bristol University, tra i giovani adulti britannici la steatosi epatica è presente in un caso su cinque. La metà dei casi - lo studio è stato condotto su oltre quattromila ragazzi, arruolati a 18 anni e poi rivalutati dopo un lustro - è stata classificata come grave e, nel 2,4 per cento, il fegato di questi 24enni presentava già i tratti della fibrosi. Di fatto, dunque, la degenerazione dell'organo risultava iniziata già in giovane età.

FEGATO GRASSO: PERCHE' PREOCCUPARSI?

Oltre a una possibile predisposizione genetica, cause della steatosi epatica non alcolica sono l’alimentazione (ma, come dice lo stesso nome, la condizione è rilevabile anche in chi è astemio o fa scarso uso di bevande alcoliche) e lo stile di vita. Una persona in sovrappeso ha una probabilità molto più elevata di sviluppare il fegato grasso. La condizione, almeno all'inizio, quasi mai si manifesta con sintomi chiari. Perciò è frequente la sua sottovalutazione. «Il problema del fegato grasso è la serie di correlazioni che può originare, al di la degli effetti epatici - afferma Silvia Fargion, direttore dell'unità operativa complessa di medicina interna della Fondazione Ca' Granda, Ospedale Maggiore Policlinico di Milano -. Oltre a causare la steatoepatite non alcolica, la forma a maggiore probabilità di evoluzione, la cirrosi e il tumore del fegato, le persone con il fegato grasso convivono con un rischio più alto anche di sviluppare complicanze cardiovascolari».

 

QUALI SOLUZIONI?

L’unica terapia per la steatosi epatica non alcolica è «la correzione degli stili di vita», prosegue l'esperta. «Per un’alimentazione corretta, l’ideale rimane affidarsi alla nostra dieta mediterranea, che è povera di grassi saturi, di formaggi, salumi e dolci ed è ricca di frutta, verdura, legumi, pesce. Se una persona parte già da una condizione di sovrappeso, naturalmente, occorre ridurre l'apporto calorico e incrementare l'attività fisica. Farmaci? Sono in corso diversi studi, ma al momento nessuna molecola è disponibile per il trattamento del fegato grasso».

ECCO TUTTI I BENEFICI
DELLA DIETA MEDITERRANEA

NO AGLI ALCOLICI

Un discorso a parte lo merita l’alcol. La steatosi può essere metabolica o alcolica. Si parla di steatosi metabolica quando il soggetto consuma meno di 20 grammi di alcol al giorno nel caso di una donna, meno di 30 per gli uomini. Ossia: meno di 2 o 3 bicchieri di vino. Se si superano questi valori, non si può parlare di steatosi non alcolica. Ma anche nel primo caso l'alcol, seppur assunto in piccole dosi, contribuisce ad aggravare il danno epatico. «Talvolta si sostiene che piccoli quantitativi di vino possono essere una forma di prevenzione per le malattie cardiovascolari, ma le evidenze scientifiche più solide ci permettono di dire che l’unico quantitativo di alcol non dannoso per la salute è pari a zero», chiosa Fargion. A maggior ragione se il fegato è già grasso.


Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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