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Alimentazione

L'obesità si può curare? Sì: ecco come

pubblicato il 10-10-2017
aggiornato il 27-11-2017

Dieta, terapia farmacologica, chirurgia bariatrica: diverse le opportunità per perdere peso. L'11 la Giornata mondiale dedicata all'obesità, che in Italia tocca una persona su dieci

L'obesità si può curare? Sì: ecco come

Il problema riguarda tutti: grandi e bambini. L'obesità è il rovescio della medaglia della globalizzazione, se si circoscrive il fenomeno alla tavola. La condivisione delle abitudini alimentari ha fatto in modo che il problema dell'eccesso di peso si presentasse anche nelle aree più povere del Pianeta, dove anche l'accesso ai servizi sanitari risente della scarsa disponibilità di risorse economiche. Tra il 2005 e il 2015, come documentato in uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, i tassi di obesità sono triplicati in Brasile e in Indonesia e lo stesso trend riguarda pure la Turchia, il Bhutan e il Venezuela: seppur con una portata inferiore. Ecco dunque spiegato perché il problema investe il mondo in ogni suo angolo. Sono seicento milioni le persone obese, 2,7 miliardi quelle in sovrappeso. La linea di confine tra le due condizioni è fissata a 30, il valore dell'indice di massa corporea al di là del quale si entra nel range dell'obesità. Ma in occasione della giornata mondiale dedicata all'obesità, in programma l'11 ottobre, la domanda a cui proviamo a dare risposta è la seguente: l'obesità si può curare? 


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OBESITA': GUARIRE E' POSSIBILE

Il verbo utilizzato non è casuale, dal momento che oggi tutti gli specialisti interessati dal problema convergono su un aspetto: l'obesità è una malattia e come tale va trattata. Un'esigenza che nasce da ragioni che sono innanzitutto mediche, anche se il riflesso riguarda pure la psiche della persona obesa, che si immagina meno a disagio rispetto al suo problema, nel momento in cui lo stesso sarà riconosciuto su larga scala come una condizione patologica.

A determinare un aumento di peso patologico sono spesso diversi fattori: nutrizionali, endocrinologici, psicologici, legati allo stile di vita. Ecco perché nei centri in cui si cura l'obesità oggi la presenza di un team multidisciplinare è considerata imprescindibile. Indipendentemente dall'approccio che si decida di seguire, le consulenze (almeno) del nutrizionista e dello psicologo sono considerate necessarie. Il primo passo per chi non ha mai provato a perdere il peso in eccesso consiste nella dieta e nell'educazione alimentare: tanto più efficace quanto più precoce. Ma non sempre la combinazione di adeguate regole alimentari e movimento può risultare sufficiente per contrastare i casi di obesità di grado importante: quelli a cui si associa un indice di massa corporea superiore a 35. 

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I FARMACI PER COMBATTERE I CHILI DI TROPPO

Quando questi approcci risultano fallimentari, gli specialisti possono mettere sul tavolo due carte. La prima rimanda alla terapia farmacologica, che stando anche a quanto riportato nella letteratura scientifica dà buoni risultati sopratutto sui pazienti obesi di primo grado (con un indice di massa corporea compreso tra 30 e 34). «Al momento sono disponibili due farmaci: l'Orlistat e la Liraglutide - afferma Giuseppe Rovera, direttore dell'unità operativa di recupero e rieducazione funzionale - centro per i disturbi alimentari del policlinico di Ponte San Pietro (Bergamo) -. Il primo va assunto per via orale trenta minuti prima di ogni pasto pasto principale e agisce legando il trenta per cento dei grassi, per poi favorire l'espulsione con le feci. Mentre Liraglutide è un farmaco iniettivo che nasce come antidiabetico, il cui utilizzo per il trattamento dell'obesità è stato autorizzato da quasi due anni. Il principio attivo mima il modo in cui l’intestino comunica col cervello per regolare l'appetito». Entrambi i farmaci, assumibili per un periodo continuativo massimo di un anno, richiedono la prescrizione medica e risultano inseriti in fascia C: il loro costo è dunque interamente a carico del paziente. «Ma è importante specificare che non si tratta di pillole dimagranti, in grado di fare miracoli - puntualizza l'esperto -. In ogni caso la terapia va supportata con una dieta ipocalorica e con un'attività fisica moderata». Nel mezzo si colloca l'Alli: il principio attivo è lo stesso dell'Orlistat (120 milligrammi), ma un dosaggio inferiore (60 e 27 milligrammi) permette di venderlo come farmaco da banco (senza ricetta). Trattasi di un escamotage: il consiglio è quello di sentire comunque sempre il proprio medico, prima di assumere quello che è un farmaco a tutti gli effetti.

QUANDO SERVE LA CHIRURGIA?

Quando i primi due approcci risultano fallimentari, o se già in partenza l'obesità risulta più grave, l’unica possibile soluzione è costituita dalla chirurgia: 15.000 gli interventi di questo tipo effettuati in Italia nel 2016, una quisquilia rispetto alla casistica che meriterebbe di essere trattata. Negli ultimi decenni, grazie all’introduzione delle tecniche laparoscopiche, le procedure sono divenute più sicure e meno invasive. Detto ciò, l'indicazione è comunque quella di rivolgersi ai centri che presentano elevati volumi, in questo ambito. «La chirurgia bariatrica mira a correggere o a guarire l’obesità patologica - dichiara Mauro Toppino, coordinatore del centro di chirurgia dell’obesità dell’ospedale Molinette di Torino -. Ma negli ultimi anni si parla anche di chirurgia del metabolismo, poiché si è visto che queste procedure sono in grado di poter curare gran parte dei malati affetti da diabete di tipo 2». L'ultimo riscontro, in questo caso, è giunto da una ricerca pubblicata sul New England Journal of Medicine, che ha confermato i benefici (variazioni di peso, incidenza e remissione del diabete, ipertensione e dislipidemia) per i pazienti sottopostisi a un intervento di bypass gastrico - la tipologia più diffusa, assieme alla sleeve gastrectomy - fino a dodici anni dopo. «Si tratta di interventi che rimangono molto complessi, pur essendo ormai eseguibili in un'ora e mezza e dando l'opportunità al paziente che vi si sottopone di mettersi in piedi la sera stessa - afferma Alessandro Giovanelli, responsabile dellì'unità operativa di chirurgia dell'obesità all'Istituto Clinico Sant'Ambrogio di Milano -. Il tipo di procedura chirurgica va definito sulla base delle caratteristiche del paziente. Dopo aver dato spazio agli interventi reversibili, come il bendaggio e il palloncino intragastrico, abbiamo capito che richiedono un grande rigore da parte dei pazienti: altrimenti sono destinati a fallire. Oggi preferiamo le procedure che hanno un effetto anche sul sistema ormonale che garantiscono benefici anche rispetto al diabete». 

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OBESITA' E CANCRO

Avere troppi chili in eccesso - oltre a mettere in rischio il cuore, le arterie e il sistema endocrinovuol dire anche convivere con un rischio più alto di sviluppare un tumore. L'evidenza, nota già da diversi anni, è stata confermata nei giorni scorsi attraverso le colonne del Journal of the American Medical AssociationQuali sono i tumori che più spesso risultano associati all’aumento di peso? Nelle donne sono due: al seno e all’endometrio, con una maggiore incidenza dopo la menopausa. Nell’uomo la complicanza più frequente riguarda il tumore al colon. Ma anche fegato, pancreas, esofago, colecisti e ovaie non sono al riparo dai chili di troppo. A legare la dieta ai processi di formazione dei tumori è l'iniezione massiccia di energia, «con cui si alimentano anche le cellule tumorali - afferma Antonio Moschetta, ordinario di medicina interna e nutrizione clinica all’Università di Bari -. Come le cellule buone, anche quelle cattive hanno dei recettori in grado di captare ormoni e nutrienti. L’eccesso di cibo offre al tumore la possibilità di crescere più velocemente: il glucosio produce energia e l’insulina aumenta la proliferazione cellulare». 

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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