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Redazione
pubblicato il 22-02-2013

La rottura del crociato: le donne in ginocchio



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Sono più vulnerabili alla rottura del crociato anteriore. Un incidente doloroso che richiede lunghi periodi di recupero e una perdurata assenza dall’attività sportiva

La rottura del crociato: le donne in ginocchio

Sono più vulnerabili alla rottura del crociato anteriore. Un incidente doloroso che richiede lunghi periodi di recupero e una perdurata assenza dall’attività sportiva

Non è solo un problema dei calciatori o di chi pratica sport a forte impatto, quali sci, pallavolo, basket. La rottura del legamento crociato, specie di quello anteriore, è molto più frequente di quanto si pensi. Soprattutto fra le donne, con una incidenza addirittura tre volte superiore rispetto agli atleti (professionisti o amatoriali) di sesso maschile. A renderlo noto è uno studio condotto dal Department of Orthopaedics and Rehabilitaion della Yale University e pubblicato sul Journal of the American Academy of Orthopaedic Surgeons.

LA ‘ROTTURA’ – Un dolore acuto, seguito da un gonfiore più o meno importante che insorge rapidamente e un cedimento del ginocchio che ne limita anche la funzionalità: sono questi i segnali che il legamento crociato anteriore, all’interno dell’articolazione, si è reciso. Come un elastico che ha ceduto sotto l’impulso di un eccessivo trauma. «I legamenti crociati, anteriore e posteriore – spiega Roberto D’Anchise, responsabile dell’Unità Operativa di Chirurgia del Ginocchio dell’Istituto Ortopedico Galeazzi IRCCS di Milano - che sono tesi fra il femore e la tibia, hanno la funzione di mantenere stabile il ginocchio e limitare i movimenti di rotazione. Quando però l’articolazione del ginocchio è sottoposta a una rotazione forzata, a iperestensione o iperflessione è possibile che si verifichi un trauma distorsivo dei legamenti crociati, a volte accompagnato anche da lesioni a carico dei legamenti collaterali o dei menischi». I più a rischio per questo infortunio sono i giovani, gli adulti super attivi e oggi, pare in misura anche maggiore, le donne. «La ragione è la conformazione anatomica del ginocchio femminile – commenta lo specialista – nel quale la grandezza dell’angolo quadricipitale, il punto in cui si uniscono femore e tibia, è più ampia. Questo ingenera una maggior tensione anche in presenza di un minimo sforzo, mettendo a dura prova il legamento».

LE TERAPIE – Se il crociato anteriore, quello più a rischio, si rompe sono dolori: fisici e riabilitativi con programmi mirati al recupero dell’arto e un lungo periodo di riposo (quasi di immobilità). «Raramente il crociato può guarire da solo, ma questo non significa che bisogna per forza intervenire chirurgicamente in artroscopia con la sostituzione del legamento con prelievo di tendini dal paziente stesso o da banca. L’indicazione è data anche dall’età, dall’attività lavorativa o sportiva – aggiunge D’Anchise – che determineranno in alternativa la scelta di un approccio conservativo con l’impostazione di un training riabilitativo che aiuti a restituire la stabilità al ginocchio. Permarrà però sempre un margine di rischio, maggiore durante l’attività sportiva, soprattutto in caso di salti o di cambi di direzione». La sospensione da attività fisiche onerose per il ginocchio (specie in assenza di intervento), consentirebbero comunque di condurre una vita pressoché normale.

Francesca Morelli


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