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Pagare i donatori d’organo? Gli italiani non ci stanno

pubblicato il 16-12-2013

Alla proposta shock lanciata da un team di medici canadesi, il nostro sondaggio d’opinione ha rilevato un netto rifiuto. Invece aumenta il numero di persone che si dichiara favorevole alle donazioni: 8 italiani su 10

Pagare i donatori d’organo? Gli italiani non ci stanno

Ti faresti pagare per privarti di un organo? La proposta è di quelle shock. A lanciarla un gruppo di ricercatori canadesi in uno studio pubblicato sul Clinical Journal of the American Society of Nephrology: 7 mila euro per un rene. Fortunatamente gli italiani dicono no. I risultati lasciano poco spazio alle interpretazioni: secondo il sondaggio realizzato da Fondazione Veronesi in collaborazione con ISPO, il 90 per cento degli interpellati si dichiara contrario nel retribuire chi decide di vendere una parte del proprio corpo.

I NUMERI- L’Italia si conferma un Paese sensibile al tema della donazione di organi. E’ infatti al terzo posto per numero di donatori e ha una quota molto bassa di opposizioni. Secondo quante emerge dal sondaggio 8 italiani su 10 sono d’accordo. Un dato che fa ben sperare vista la sempre più pressante necessità di avere organi: nei primi 11 mesi del 2012 in Italia sono stati effettuati in totale poco meno di 2.921 trapianti: di rene in oltre la metà dei casi, 992 di fegato, 238 di cuore, 115 di polmone, 14 di pancreas, 56 combinati rene-pancreas e 3 con altre combinazioni. Particolarmente critica, in comune con altre nazioni, la situazione per quanto riguarda i reni. E’ proprio in questo contesto che nasce l’idea dei ricercatori canadesi.

LE RAGIONI- La discutibile si basa su una semplice osservazione: pagare, attraverso il sistema sanitario nazionale, può incentivare la donazione da vivente, rappresentare un risparmio rispetto alla dialisi e garantire una più lunga aspettativa di vita. Proposta che si scontra con la legge. Come dichiara Luisa Berardinelli, direttore dell’unità operativa di chirurgia generale e dei trapianti del rene del policlinico di Milano, «la vendita degli organi è assolutamente vietata, ma la cifra proposta rappresenta un rimborso, più che un vero e proprio compenso. Da tempo ci si interroga su come gratificare i donatori viventi: non sono molti, ma per il gesto che compiono dovrebbero essere premiati». In Italia infatti tra il 2000 e il 2012 sono stati effettuati 1763 trapianti da vivente: 160 all’anno.

CONTROCORRENTE- Forse per colpa della crisi e della conseguente minor disponibilità economica, il 10 per cento degli intervistati prenderebbe in seria considerazione la possibilità di levarsi un rene pur di guadagnare qualche soldo. Dai dati emerge però chiaramente l’incapacità nel quantificare la somma adeguata. Somma che però viene considerata ampiamente superiore ai 7 mila euro proposti dai medici canadesi.

DIVERSA RICOMPENSA- Posto che la pratica è vietata, è lecito allora ricompensare in altro modo il donatore da vivente? «Allo stato attuale –spiega la Berardinelli- a queste persone sono concessi gratuitamente tutti gli esami successivi all’intervento che riguardano l’accertamento della salute del rene, ma sarebbe ora di pensare ad altre agevolazioni, a partire dall’esenzione dal ticket per tutte le visite mediche. Per trapiantare un rene è necessario avere un organo intero e deve esserci anche la compatibilità del gruppo sanguigno: requisiti che non riguardano il fegato e il pancreas. Trovare un rene adatto è molto più difficile»

(Scarica i risultati integrali del sondaggio: clicca qui)

Daniele Banfi

@danielebanfi83

 


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