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Presto un vaccino contro la vitiligine

pubblicato il 10-05-2013

Scoperta una proteina che gioca un ruolo fondamentale nell’origine di questa malattia autoimmune. I ricercatori americani hanno già sperimentato con successo un vaccino, per ora solo in fase preclinica

Presto un vaccino contro la vitiligine

 

Scoperta una proteina che gioca un ruolo fondamentale nell’origine di questa malattia autoimmune. I ricercatori americani hanno già sperimentato con successo un vaccino,  per ora  solo in fase preclinica

Ne soffre l’1-2 per cento della popolazione, e ne soffriva il presidente Francesco Cossiga, come molti ricorderanno. La vitiligine è una malattia autoimmune, responsabile della depigmentazione della pelle. E’ caratterizzata da macchie bianche, spesso simmetriche, che nel corso del tempo aumentano di numero e diventano sempre più estese. Oltre a costituire un serio problema estetico, predispone anche alle ustioni solari sulle zone depigmentate, per le quali è d’obbligo usare una crema ad alta protezione. La causa è sconosciuta, a volte ha carattere familiare, a volte invece può comparire in seguito a un trauma fisico, in special modo del capo. Alle macchie di vitiligine sul cranio corrispondono zone in cui i capelli crescono bianchi.

Finora, rimedi non ce n’erano, a parte l’uso delle creme di protezione e l’applicazione di prodotti cosmetici per «mascherare» le macchie. Ora arriva la speranza di un trattamento.

LA PRIMA SPERANZA - Un gruppo di ricercatori della Loyola University di Chicago  ha pubblicato uno studio preclinico nella rivista  Science Translational Medicine, dando conto di lavori recenti che hanno permesso di scoprire una proteina di choc termico (chiamata Hsp70i) che gioca un ruolo cruciale nella risposta  autoimmune che provoca la vitiligine. E’ la forma indotta di un’altra proteina, l’Hsp70, che è prodotta unicamente in caso di stress cellulare.

Usando topi come modelli, i ricercatori hanno mostrato che la proteina Hsp70i scatena uno stato infiammatorio delle cellule dendritiche (cellule del sistema immunitario specializzate nella cattura di antìgeni) e che essa è necessaria per dar luogo alla depigmentazione.

 «VACCINO» A  DNA - Fatta questa osservazione, l’équipe diretta da Caroline Le Poole ha creato una versione modificata della proteina, cambiando uno solo dei 641 aminoacidi che costituiscono la proteina stessa, e hanno visto che può stoppare e far regredire la depigmentazione. Hanno quindi realizzato un vaccino a Dna che codifica la proteina mutante, e l’hanno somministrato parecchi mesi prima a topi transgenici che avrebbero sviluppato la vitiligine. L’hanno così prevenuta, e la malattia non si è manifestata.  In più, sono riusciti anche a realizzare una vaccinazione terapeutica. In un altro modello murino, con vitiligine a depigmentazione rapida, hanno constatato che la proteina mutante è capace di restaurare il 76% della depigmentazione del pelo. I ricercatori  hanno osservato nei pazienti affetti da vitiligine uno stato infiammatorio delle cellule dendritiche similare a quello riscontrato sui topi dell’esperimento. Inoltre, allorché alcuni campioni di pelle umana vengono trattati  in laboratorio con il Dna della proteina modificata, questo Dna può agire sulle cellule cutanee e cambiarne il profilo immune, volgendolo verso uno stato antinfiammatorio similare ai risultati osservati nei topi.

LA RICERCA CONTINUA - La somministrazione della proteina mutante (HSP70i  Q435A) o del suo Dna potrebbe offrire «un possente trattamento» per la vitiligine, concludono i ricercatori. L’équipe ha intenzione di proseguire gli studi preclinici d’innocuità su dei modelli supplementari. Sperano di poter passare all’impiego clinico dal momento in cui avranno ottenuto l’autorizzazione per lanciare uno studio di fase 1, e i relativi finanziamenti. La dottoressa Poole chiude con una frase beneaugurante: «Nei nostri modelli animali, la proteina HSP70i mutante si è dimostrata un rimarchevole interruttore (switch-off), che può aiutare ad evitare  la depigmentazione. Io spero che tali risultati potranno finalmente portare un sollievo ai pazienti.»

Antonella Cremonese


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