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Quanto è pericolosa la Mers?

pubblicato il 17-06-2015
aggiornato il 21-02-2017

Diciannove i decessi provocati dalla sindrome respiratoria che sta colpendo la Corea del Sud. Per ora nessuna restrizione ai viaggi. Basso il rischio che il virus arrivi in Europa, nonostante il decesso di un cittadino tedesco

Quanto è pericolosa la Mers?

In Medio Oriente il livello di guardia s’è alzato da tre anni: ovvero da quando il virus della sindrome respiratoria del Medio Oriente (Mers) ha iniziato a fare le prime vittime in Arabia Saudita, verso la fine del 2012. La comparsa del focolaio che nelle ultime tre settimane ha ucciso 19 persone in Corea del Sud (ma tra le vittime c'è anche un tedesco che a febbraio aveva soggiornato negli Emirati Arabi) ha invece avuto la forza di dirottare sui Paesi asiatici le attenzioni degli altri continenti, preoccupati per una possibile diffusione del virus. L’aumento dei contagi e dei decessi riporta alla mente i timori emersi in occasione di altre epidemie virali: come la Sars e l’ebola. Quanto sono alti i rischi?

 

COSA SI SA DEL VIRUS

Tra i due, il virus della Sars - responsabile di ottomila contagi e 774 decessi nel 2003, tra la Cina e il sud-est asiatico - è il più simile a quello che oggi sta spaventando la Corea del Sud. Entrambi appartengono alla famiglia dei coronavirus, della quale fanno parte agenti che, tanto negli animali quanto nell’uomo, causano infezioni respiratorie. La malattia, che dal 2012 a oggi ha infettato quasi 1.200 persone uccidendone un terzo, non è facile da riconoscere.Diverse persone scoperte infette non lamentavano sintomi. Quando presenti, invece, questi erano comunque generici (febbre, tosse, difficoltà respiratorie) e riconducibili a un banale raffreddore.

Per la diagnosi è dunque fondamentale l’analisi dei campioni respiratori prelevati dalle basse vie aeree. Quanto alla trasmissione, si sa per certo che il virus responsabile della Mers viene trasmesso dai pipistrelli ai cammelli, e da questi all’uomo. Sul possibile contagio interumano, invece, mancano ancora riscontri definitivi. Il passaggio avviene sempre per via aerea, con starnuti e colpi di tosse: ovvero nella modalità che più complica i piani di contenimento dell'epidemia. Ma il virus, in questo caso, non sarebbe molto contagioso. «I coronavirus sono abbastanza fragili e all'esterno del corpo possono sopravvivere soltanto per un giorno», riferiscono dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

 

LA SITUAZIONE IN COREA

Il focolaio in corso è di sicuro il più esteso, con 154 casi riconosciuti e un tasso di mortalità inferiore al dieci per cento. In Corea, dal 20 maggio a oggi, si sono registrati 19 decessi. Come accaduto per le diagnosi effettuate negli anni scorsi anche in Africa, Europa (Italia compresa) e Stati Uniti, il caso “zero” s’è presentato in ospedale dopo un viaggio nella Penisola Araba. A contribuire alla sua estensione è stata anche la contingenza.

Il primo paziente ha dovuto presentarsi in quattro ospedali prima di ricevere la diagnosi: da qui l’aumento di contatti anche con il personale sanitario, privo di precauzioni. Al momento, però, l’Oms non raccomanda alcuna restrizione nei viaggi. Bassi sarebbero anche i rischi che il virus arrivi in Europa, stando a quanto messo nero su bianco dallo European Centre for Disease Prevention and Control. Escluse le persone a stretto contatto con i pazienti, l’eventualità del contagio è più alta soltanto in chi viaggia verso l’Arabia Saudita o è venuto a contatto con gli ospedali a cui si sono rivolte le persone infette.

 

@fabioditodaro

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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