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Cardiologia

Covid-19: la riabilitazione di cui ha bisogno chi supera la malattia

Il doppio tampone sancisce la fine della fase acuta della malattia da Sars-CoV-2. Ma per un recupero completo, nella maggior parte dei casi, occorrono diversi mesi

I pazienti colpiti dal Covid-19 vanno innanzitutto identificati. Poi, trattati. E infine, se necessario, supportati per tornare a fare ciò che era nelle loro possibilità prima della malattia. La riabilitazione è uno dei temi posto sul tavolo dall’emergenza Coronavirus. Non meno rilevante degli altri, sebbene l’elevata velocità dei contagi e la sospensione delle prestazioni non urgenti abbiano inizialmente fatto scivolare in secondo piano il recupero dopo la fase acuta della malattia. Ma adesso che oltre 35mila persone hanno messo alle spalle o si apprestano a superare l’infezione da Sars-CoV-2, è in crescita la quota di connazionali impegnati per recuperare la piena efficienza fisica. Un percorso che, soprattutto per chi ha affrontato un ricovero in terapia intensiva, si preannuncia lungo e graduale.

COVID-19 DURA NEL TEMPO 

Oltre a essere subdola, la polmonite interstiziale che caratterizza la malattia provocata dal nuovo Coronavirus è molto debilitante. I racconti dei medici e dei pazienti che hanno registrato un’evoluzione positiva del Covid-19 sono pressoché unanimi. L’esito negativo del doppio tampone dà una risposta - parziale, in alcuni casi - al problema della contagiosità. Ma non pone fine al percorso di malattia. «Le conseguenze legate al prolungato allettamento, le problematiche pregresse e attuali di tipo respiratorio richiedono un sostegno adeguato - spiega Sandro Iannaccone, primario del reparto di riabilitazione cognitiva e motoria dell’ospedale San Raffaele di Milano, dov’è stata avviata un’unità di assistenza per i pazienti reduci dal Covid-19 -. Di fronte, quasi sempre, ci troviamo persone molto debilitate, che mostrano segni di astenia e difficoltà di movimento». Aspetti a cui occorre aggiungere quelli della sfera cognitiva ed emotiva: dal disorientamento alla perdita di gusto e olfatto. La priorità, però, è rappresentata dal deficit respiratorio. «Una volta tornati a casa, i pazienti raccontano di essere molto stanchi anche dopo aver svolto attività routinarie, come per esempio una doccia», dichiara Marta Lazzeri, presidente dell'Associazione Riabilitatori dell'Insufficienza Respiratoria (Arir).

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