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Cardiologia

«Cronoterapia»: con un test capiremo l’ora giusta per le medicine?

pubblicato il 03-09-2018

Una ricerca evidenzia un metodo per ottimizzare la resa dei farmaci anche in base all’ora di somministrazione. In futuro sarà sempre più alta l'attenzione alla «cronoterapia»

«Cronoterapia»: con un test capiremo l’ora giusta per le medicine?

Ogni cosa a suo tempo. Tanto più: ogni farmaco a suo tempo. Questo è il principio base della cronoterapia, che tiene conto degli orari segnati dal nostro orologio biologico. Ognuno di noi ne ha uno diverso, internamente, e ora uno studio dell’Università di Medicina di Berlino (Germania) annuncia su che si è riusciti a individuare il «tempo interno» di ogni persona, basandosi su un semplice esame del sangue. Fra i vantaggi di conoscere il ritmo circadiano interno di un individuo, vi è la possibilità di somministrare i farmaci nel momento della giornata più propizio per la loro maggiore efficacia e con minori effetti collaterali negativi. Il rapporto tra l'orologio e l'assunzione dei farmaci è stato ampiamente riconosciuto. 


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IL RITMO CIRCADIANO 

Il termine circadiano, coniato da Franz Halberg negli anni Cinquanta, viene dal latino circa diem e significa appunto «intorno al giorno». Da tempo è stata appurata, come ricordano i ricercatori, l’influenza del bio-orologio nella fisiologia, nel metabolismo e nel comportamento. A sua volta il ritmo circadiano è influenzato da predisposizione genetica, età, genere, livello di luminosità dell’ambiente e stagione dell’anno. Un panorama vastissimo, dunque, di azione e reazione ma «finora mancava un mezzo diagnostico facile e affidabile» per orientarsi e per intervenire correttamente.

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ALLODOLE E GUFI

I due «cronotipi» fondamentali tra gli umani sono il modello «allodola» e il modello «gufo». Dunque, chi è orientato al massimo di rendimento e di energia al mattino, svegliandosi presto ed, eventualmente, cantando come un’allodola, e chi invece al mattino è letargico e comincia a dare il meglio di sé nel pomeriggio e la sera non andrebbe mai a letto. Achim Kramer, dell’Istituto di Immunologia medica di Charité e a capo della ricerca pubblicata su The Journal of Clinical Investigation, racconta di come siano andati alla ricerca di biomarcatori del tempo interno seguendo nel corso della giornata l’attività dei nostri ventimila geni in particolari cellule di sangue. Esame ripetuto su vari volontari di diversa età e genere e dei due cronotipi.


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L’ORA IN 12 GENI 

«Con speciali algoritmi sono stati individuati 12 geni che riportano, in modo affidabile, il tempo interno. E il risultato si può ottenere con una singola goccia di sangue - dice il professor Kramer -. Un metodo di terapia che prenda in considerazione l’ora del giorno è stato impiegato raramente, perché mancava uno strumento diagnostico semplice. Ma ora si potrà conoscere la finestra di tempo del massimo effetto di un farmaco, dunque ottimizzare la terapia e contemporaneamente minimizzare gli effetti collaterali». «Almeno il 20 per cento del genoma umano è dipendente dal ritmo circadiano, che vuol dire una entità su cinque», esordisce Roberto Manfredini, docente di medicina interna all’Università di Ferrara ed esperto di cronobiologia. Appare sorpreso della scoperta dei ricercatori tedeschi. D’altra parte, assicura, si tratta di un gruppo molto serio che ha impiegato una metodologia seria.

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PASTIGLIE DA SPOSTARE

«Sembra che sulla base di quei 12 geni individuati si possa, per ognuno di noi, personalizzare i tempi della terapia. Ma è un discorso difficilissimo da far passare», avverte sull’esperienza di tante sue battaglie per la cronoterapia. «Quando ne parlo nei congressi vedo che i medici mi guardano così, senza capire. Né chiedono di capire. Faccio alcuni esempi: se il tuo paziente è in cura per l’ipertensione e prende la sua pillola al mattino, va bene. Ma se ha la bronchite cronica, o una malattia renale cronica o altro, di sicuro avrà la pressione alta anche di notte. Allora tu devi spostare la pastiglia antipertensiva alla sera, che dia il massimo di effetto nelle ore notturne». Manfredini ricorda il detto del padre mondiale della cronobiologia Halberg che così ha modificato una massima di Paracelso sulle medicine: «Tempus non solum dosis venenum facit», cioè anche il tempo, l’orario, e non solo la dose, può risultare velenoso. Altro esempio di Manfredini riguarda il colesterolo alto. Le pillole per abbassarlo agiscono bloccando l’enzima che produce il colesterolo (endogeno) dal fegato. Non agisce sul colesterolo che noi introduciamo dall’esterno con il cibo. Ma questo enzima è attivo alla sera, quindi è allora che bisogna prendere il farmaco contro la produzione endogena. «Questo fatto è una tale acquisizione da anni che la raccomandazione sul tempo è scritta perfino nel cosiddetto “bugiardino”, ma molti medici lo ignorano».


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CAUTELE CON I TEST 

Quanto alla possibilità di un test per scoprire il proprio orario interno, Manfredini teme che se ne impadroniscano dei ciarlatani che, con campagne marketing, inducano a farselo calcolare per pochi euro. Senza la competenza di un medico a sorvegliare e interpretare correttamente. Altro problema, riguardante le aziende farmaceutiche. Il professore fa l’esempio degli antipertensivi. «Il picco delle probabilità di un problema cardiovascolare è nel primo mattino. Quando probabilmente la persona ancora dorme. Ora se ha preso la pastiglia la mattina prima, è vero, molti farmaci dicono che agiscono per ventiquattro ore, ma è basilare sapere: nella ventiduesima ora (quella a rischio) è pienamente valida come nella prima ora? Sono e saranno sempre più certezze da pretendere».

 

Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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