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Daniele Banfi

Tumore al seno metastatico: le terapie funzionano

pubblicato il 20-09-2021

Ribociclib e trastuzumab deruxtecan migliorano il controllo della malattia. Il tumore al seno metastatico può diventare malattia cronica. I risultati presentati ad ESMO

Tumore al seno metastatico: le terapie funzionano

Ottime notizie nella lotta al tumore al seno metastatico. Grazie alle terapie a bersaglio molecolare e agli anticorpi monoclonali l'obbiettivo di "cronicizzare" la malattia è sempre più alla portata. L'utilizzo di ribociclib nei tumori del seno HER2- e di trastuzumab deruxtecan in quelli HER2+ sta infatti permettendo alle donne con tumore in metastasi di controllare sempre più efficacemente la malattia. Risultati "storici" presentati al congresso dell'European Society for Medical Oncology (ESMO), uno dei più importanti eventi mondiali nella lotta al cancro.

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QUANDO SI FORMANO LE METASTASI

Nella lotta al tumore al seno la diagnosi precoce fa davvero la differenza. Quando la malattia viene individuata in fase precoce le probabilità di successo sono elevatissime. La situazione si complica invece quando le cellule tumorali danno luogo a metastasi, ovvero quando parte del tumore migra in altri distretti corporee compromettendo le normali funzioni del tessuto che viene “invaso”. Non a caso è proprio a causa delle metastasi che la persona affetta da tumore va incontro a decesso

SFRUTTARE LE CARATTERISTICHE DEL TUMORE

Agire sulle metastasi dunque risulta fondamentale per trattare con successo -o almeno controllare per più tempo possibile- la malattia. Negli anni, grazie al progresso della ricerca, alla sola chemioterapia si sono affiancate cure sempre più efficaci e mirate alle caratteristiche molecolari del tumore. Al di là delle classificazioni "anatomiche", una delle caratteristiche principali per "catalogare" i diversi tipi di tumore al seno è la presenza o meno di recettori ormonali sulla superficie delle cellule tumorali. Ed è così che i tumori al seno vengono classificati in HR+ o HR- proprio in base a questa capacità. Quelli HR+ rappresentano circa il 70% di tutte le forme tumorali. In questo gruppo però si possono distinguere due sottotipi, i tumori HER2+ e HER2-. La presenza o meno del recettore HER è quello che guida la scelta delle terapie.

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RIBOCICLIB MIGLIORA LA SOPRAVVIVENZA NEGLI HER2-

La prima grande notizia emersa dal congresso ESMO si riferisce ai risultati finali di MONALEESA-2, uno studio che ha coinvolto donne in postmenopausa con tumore avanzato o metastatico HR+/HER2- senza precedenti trattamenti sistemici per la malattia metastatica. In questi casi la cura standard prevede l'utilizzo del letrozolo, un farmaco capaci di agire "contro" i recettori ormonali frenando la crescita del tumore, in combinazione con alcuni farmaci che sfruttano un altro bersaglio, CDK4/6, proteine implicate nella crescita delle cellule cancerose. Lo studio da poco presentato ha voluto comparare l'utilizzo del solo letrozolo con letrozolo e ribociclib, un particolare inibitore di CDK4/6.

Dalle analisi, frutto dell'osservazione durata 7 anni, è emerso che la combinazione è stata in grado di aumentare significativamente la sopravvivenza alla malattia. Le pazienti trattate con ribociclib in combinazione con letrozolo hanno avuto più del 50% di possibilità di sopravvivenza rispetto alle pazienti che assumevano solo letrozolo. In particolare, tra i vari obbiettivi dello studio, è emersa la più lunga sopravvivenza mai registrata in tutti i tipi di tumore della mammella: la metà delle pazienti è viva a 5 anni dalla diagnosi. Un risultato storico se si considera che le donne in post menopausa rappresentanocirca il 70% di quelle con tumore al seno endocrino-sensibile e la metà di queste corrisponde al profilo delle pazienti incluse nello studio. "Questi importanti dati di sopravvivenza globale -spiega Saverio Cinieri, presidente AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) sono incoraggianti e ci consentono di affermare che è stato raggiunto l’obiettivo di cronicizzare la malattia avanzata".

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CONTROLLARE LA MALATTIA HER2+ CON TRASTUZUMAB DERUXETAN 

Ma l'altra ottima notizia proveniente da ESMO riguarda il tumore al seno metastatico HER2+. Purtroppo, pur essendoci farmaci efficaci contro HER2+, quando la malattia diventa metastatica l'efficacia degli anticorpi monoclonali non è più così sensibile. Nello studio DESTINY-Breast03 i ricercatori hanno voluto comparare l'efficacia dello standard di cura attuale composto da Trastuzumab emtansine con il "nuovo" anticorpo monoclonale Trastuzumab deruxtecan. 

Anche in questo caso i risultati raggiunti sono stati "storici": dalle analisi è emersa una riduzione del rischio di progressione della malattia del 72% nel gruppo trattato con trastuzumab deruxtecan. Non solo, l’80% di loro ha avuto una significativa diminuzione del volume tumorale. La durata di risposta al farmaco è stata triplicata, segno che probabilmente l'utilizzo di questo farmaco inciderà notevolmente sulla sopravvivenza a lungo termine. Infine, dato da non trascurare, il 16% delle pazienti ha avuto una risposta completa, ovvero la scomparsa del tumore. Risultati straordinari che cambieranno lo standard di cura delle donne con tumore del seno metastatico HER2+.

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Daniele Banfi
Daniele Banfi

Giornalista professionista è redattore del sito della Fondazione Umberto Veronesi dal 2011. Laureato in Biologia presso l'Università Bicocca di Milano - con specializzazione in Genetica conseguita presso l'Università Diderot di Parigi - ha un master in Comunicazione della Scienza. Collabora con diverse testate nazionali.


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