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Fumo

Il fumo passivo aumenta il rischio di un ictus cerebrale

pubblicato il 13-11-2016
aggiornato il 04-08-2017

Nuove indicazioni sul ruolo che l’inquinamento atmosferico ha nell’insorgenza dell’ictus, prima causa di disabilità nella popolazione adulta europea. Non esistono livelli sicuri di esposizione al fumo passivo

Il fumo passivo aumenta il rischio di un ictus cerebrale

Non soltanto l’uso di sigarette. Anche il fumo passivo aumenta il rischio di sviluppare un ictus cerebrale, condizione determinata da un mancato o ridotto afflusso di nutrienti al cervello che determina la morte di alcune cellule. È questo il messaggio che emerge da uno studio americano, pubblicato sulla rivista Stroke. Vivere in un ambiente frequentato da fumatori pone dunque a rischio la salute cerebrovascolare.


 

ANCHE IL FUMO PASSIVO PUO’ ACCORCIARE LA VITA

I ricercatori della Johns Hopkins University di Baltimora sono giunti a questa conclusione dopo aver valutato il decorso dello stato di salute di oltre ventottomila adulti statunitensi, tutti maggiorenni e non fumatori. Le loro condizioni sono state valutate attraverso le risposte di un questionario, ma soprattutto ricorrendo alla rilevazione dei livelli di cotinina - un metabolita della nicotina - nel sangue. Incrociando le rilevazioni, è emerso che chi aveva avuto un ictus aveva vissuto un maggior numero di ore a contatto con dei fumatori. Più in generale, inoltre, s’è visto come, tra i sopravvissuti, chi per anni aveva inspirato i prodotti di scarto del fumo di sigaretta aveva una maggiore probabilità di morire rispetto al resto dei pazienti: considerate tutte le possibili cause di decesso. Segno che, a maggior ragione, quando si è vicini a una persona già colpita da un ictus cerebrale bisognerebbe rinunciare alle sigarette.


 

NON ESISTONO LIVELLI DI ESPOSIZIONE SICURI

Mentre si conosce da tempo il legame che pone il fumo di sigaretta come uno dei principali fattori di rischio per l’ictus cerebrale, analogamente a quanto accade con l’inquinamento atmosferico, poco si sapeva invece circa il «potenziale» del fumo passivo. Nel corso dello studio sono stati considerati anche altri fattori di rischio per la malattia, che hanno portato i ricercatori a considerare più esposti gli uomini neri, forti assuntori di bevande alcoliche, con alle spalle già problemi di natura cardiovascolare e abituati a vivere in condizioni di povertà. In conclusione , come ribadito pure da Angela Malek, neuroepidemiologa dell’Università della South Carolina, «nessun livello di esposizione al fumo passivo può essere considerato sicuro». Per gli adulti, oltre che dall’ictus cerebrale, il rischio del fumo passivo è rappresentato dalle malattie cardiovascolari e dal tumore del polmone. Per i bambini asma e infezioni.

Le ragioni di chi ha firmato l’appello per dire no al fumo

 

 

UNA PETIZIONE PER RENDERE LE CITTA’ LIBERE DAL FUMO

Per tutte queste ragioni, la Fondazione Umberto Veronesi è impegnata nel sensibilizzare la popolazione sui danni indotti dal fumo passivo. Da qui l’idea di lanciare una petizione su Change.org per chiedere ai sindaci delle principali città italiane di rendere i propri Comuni sempre più liberi dal fumo di sigaretta. Al momento l’unico a rispondere è stato Giuseppe Sala, primo cittadino di Milano. Nei prossimi giorni è atteso il parere di Luigi Demagistris, sindaco di Napoli.

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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