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Fumo

«A Milano aree ad hoc per i non fumatori»

pubblicato il 31-08-2016
aggiornato il 13-11-2017

Giuseppe Sala è il primo sindaco a rispondere a #cittàliberedalfumo, l’appello lanciato dalla Fondazione Veronesi. «Ma più che i divieti coi giovani funzionano i percorsi educativi»

«A Milano aree ad hoc per i non fumatori»

L’obiettivo è creare in città delle aree libere dal fumo, sul modello utilizzato nello spazio di Expo». Giuseppe Sala, alla guida del Comune di Milano da poco più di due mesi, è il primo sindaco a rispondere a #cittaliberedalfumo, l’appello con cui la Fondazione Umberto Veronesi ha invitato i sindaci italiani, primi fra tutti quelli neoeletti, a impegnarsi per rendere gli ambienti urbani più liberi da sigarette, mozziconi e fumo. Milano, tra le ultime città chiamate alle urne, in Italia è in cima alla classifica per il numero di giovani fumatori. Dati a cui il successore di Giuliano Pisapia risponde dimostrando di voler giocare la sfida sul piano educativo. «I ragazzi hanno il diritto e il dovere di essere informati in maniera completa e corretta sui rischi e sui danni che derivano dal fumo attivo e passivo. Serve un’operazione di sistema per rendere la città a misura dei non fumatori».

Come pensa di rendere la città più a misura di chi rivendica il diritto di voler vivere in ambienti accoglienti per i non fumatori?

«Sono diverse le iniziative a tutela della salute e della libertà dei non fumatori che, come sindaco di una grande città attenta alle esigenze dei suoi cittadini e dei suoi visitatori, mi sento in dovere di sostenere e promuovere. Sono utili i cartelli che invitano a non fumare, posti all’interno delle aree gioco dei bambini nei parchi cittadini e in altri luoghi sensibili. Idem dicasi per le sanzioni a chi viola le norme, che rappresentano un ulteriore baluardo di difesa per i non tabagisti. Ma credo di più a un approccio educativo a vari livelli. L’obiettivo è individuare delle aree libere dal fumo in città, così come degli spazi attrezzati con i posacenere per i tabagisti».

In quale modo un primo cittadino può farsi promotore di iniziative culturali mirate a rendere le città libere dal fumo?

«Bisogna diffondere la cultura della salute e del rispetto dell’ambiente e degli altri, proponendo percorsi informativi e formativi nelle scuole come nei centri ricreativi o estivi, negli oratori e negli altri luoghi di aggregazione giovanile. I modi per informare i ragazzi sono diversi. Si possono proporre incontri con esperti, stampare e distribuire brochure, lanciare campagne dedicate sui social media. Serve uno sforzo congiunto, per fare in modo che Milano diventi nel tempo una città sempre più a misura dei non fumatori. Ognuno di noi è chiamato a dire la propria, con suggerimenti e proposte operative che il Comune è pronto a recepire».

Com’è cambiata Milano a tredici anni dall'entrata in vigore della legge Sirchia?

«È cresciuta la sensibilità dei cittadini nei confronti del problema fumo, sia nei luoghi di lavoro sia in quelli pubblici. Ritengo significativo quanto emerge da uno studio condotto dall’Asl sui fumatori a Milano nel triennio compreso tra il 2012 e il 2015, da cui emerge come il divieto di fumo è sempre o quasi sempre stato rispettato nei luoghi pubblici e nei luoghi di lavoro».

Quante multe sono state effettuate a chi ha gettato a terra i mozziconi di sigaretta?

«Dare un numero preciso è impossibile, perché queste multe ricadono all’interno dei dati sulle contravvenzioni per degrado urbano Quello che mi auguro, però, è che anche in questo caso Milano migliori e diventi la città di riferimento per tutto il Paese».

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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