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Cardiologia

Aderenza terapeutica: qual è la situazione in Italia?

Tra cronicità, politerapie e servizi sanitari, perché seguire le cure non dipende solo dal paziente

Seguire correttamente una terapia farmacologica è fondamentale per la salute, ma nella vita quotidiana di milioni di persone può diventare una sfida tutt’altro che semplice. L’aderenza terapeutica – ovvero il conformarsi del paziente alle raccomandazioni del medico riguardo ai tempi, alle dosi e alla frequenza nell’assunzione del farmaco per l’intero ciclo di terapia – non è solo una questione di disciplina individuale, ma un fenomeno multifattoriale che intreccia aspetti clinici, psicologici, sociali e organizzativi.

La gestione delle terapie coinvolge infatti non solo i pazienti, in particolare quelli fragili o affetti da patologie croniche, ma anche familiari, caregiver, medici, infermieri e farmacisti. È una responsabilità condivisa che chiama in causa l’intero sistema sanitario.

POLITERAPIA E CRONICITÀ

La presenza di comorbilità, cioè la coesistenza di più patologie, è uno dei principali fattori che rendono difficile l’aderenza. In questi casi, il paziente è spesso chiamato a gestire regimi di politerapia complessi, con numerosi farmaci da assumere ogni giorno, orari diversi e possibili effetti collaterali.

In Italia, i numeri descrivono una realtà impegnativa: il 28,5% degli anziani assume dieci o più farmaci nel corso dell’anno, mentre il 68% degli over 65 ha ricevuto prescrizioni per almeno cinque medicinali diversi. Anche tra i grandi anziani la politerapia è molto diffusa: il 44% degli ottantanovenni assume almeno cinque farmaci.

Questa complessità incide direttamente sull’aderenza. I dati AIFA mostrano livelli particolarmente critici per alcune patologie croniche: l’aderenza è alta solo nel 23,9% dei pazienti diabetici e nel 20% di quelli con asma o BPCO. Percentuali migliori si osservano per antipertensivi, anticoagulanti e antiaggreganti, mentre le terapie per l’osteoporosi raggiungono livelli di aderenza più elevati.

UN COSTO NASCOSTO PER IL SSN

La mancata o scarsa aderenza terapeutica ha conseguenze rilevanti non solo sulla salute delle persone, ma anche sulla sostenibilità del sistema sanitario. Si stima che il costo per il SSN sia pari a circa 2 miliardi di euro all’anno, legato a ricoveri evitabili, complicanze e progressione delle malattie.

Secondo le stime, un aumento dell’aderenza anche solo del 15% potrebbe generare un risparmio di circa 300 milioni di euro, senza considerare i costi sociali indiretti, come la perdita di giornate lavorative o l’aumento del carico assistenziale sulle famiglie.

L’INDAGINE CIVICA

Per comprendere meglio le difficoltà reali e individuare soluzioni efficaci, Cittadinanzattiva ha promosso nel 2025 l’Indagine civica sull’aderenza terapeutica: un piano d’azione comune. Il report restituisce una fotografia articolata del fenomeno, basata su oltre 2.200 professionisti sanitari e più di 500 pazienti, coinvolgendo medici di medicina generale, specialisti, infermieri, farmacisti di comunità e ospedalieri, oltre alle associazioni di pazienti.

Dall’indagine emerge che solo il 37% dei pazienti convive con una sola patologia, mentre quasi due terzi presenta due o più condizioni croniche. Le difficoltà più frequenti che mettono a rischio l’aderenza sono la dimenticanza (49%), le giornate stressanti o disordinate, gli effetti collaterali e l’elevato numero di farmaci da gestire. Non mancano criticità legate al sistema, come la burocrazia o le difficoltà nel rinnovo dei piani terapeutici.

Per i pazienti, l’aderenza è soprattutto una questione di consapevolezza e relazione: una parte significativa la associa alla responsabilità personale, ma molti sottolineano l’importanza del dialogo e della fiducia nel rapporto con il medico. Non a caso, la richiesta principale per migliorare l’aderenza è avere più tempo e qualità nel confronto con i professionisti sanitari, insieme a strumenti pratici di supporto.

MANCA UNA RETE

Il confronto tra le diverse professioni sanitarie mette in luce un problema strutturale: la frammentazione della “filiera dell’aderenza”. Medici, infermieri e farmacisti svolgono un ruolo fondamentale, ma spesso lavorano in modo isolato, senza protocolli condivisi, strumenti interoperabili o flussi informativi continui.

La maggior parte dei professionisti dichiara di non ricevere feedback sull’aderenza dei pazienti da altri attori del sistema. A questo si aggiungono carichi burocratici elevati, poco tempo per la comunicazione e una carenza diffusa di formazione specifica sull’aderenza terapeutica.

L’aderenza emerge così come un vero e proprio indicatore di equità e continuità delle cure, capace di riflettere quanto il sistema riesca a prendersi carico delle persone lungo tutto il percorso, dall’ospedale al territorio fino al domicilio.

IL RUOLO DELLA TECNOLOGIA

Un capitolo cruciale riguarda le tecnologie digitali. Secondo il Presidente dell’AIFA, l’uso appropriato di strumenti digitali potrebbe migliorare l’aderenza fino al 20%. App di reminder, sistemi di alert, Fascicolo Sanitario Elettronico e piattaforme interoperabili possono aiutare pazienti e caregiver nella gestione quotidiana delle terapie.

L’indagine mostra però un digital divide organizzativo: le tecnologie esistono, ma sono utilizzate in modo disomogeneo e raramente integrate in una strategia di sistema. Il problema non è tecnologico, ma di governance.

LE NUOVE PROPOSTE

Tra le proposte emerse dal report, una è centrale: riconoscere l’aderenza terapeutica come indicatore dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), integrandola nel Nuovo Sistema di Garanzia. Monitorare l’aderenza significa rendere visibile un fenomeno oggi spesso sommerso.

Accanto a questo, servono:

  • una piena interoperabilità del Fascicolo Sanitario Elettronico;
  • protocolli condivisi tra ospedale e territorio;
  • una valorizzazione delle figure di prossimità, come la farmacia dei servizi e l’infermiere di famiglia;
  • una riduzione del carico burocratico per restituire tempo di qualità alla relazione di cura;
  • interventi personalizzati, sensibili alle differenze di genere e ai determinanti sociali.

L’aderenza terapeutica non è solo una misura di efficacia clinica, ma un indicatore della capacità del sistema sanitario di ascoltare e sostenere i pazienti nel tempo. Migliorarla significa investire nella relazione di cura, nell’organizzazione dei servizi e in un’innovazione digitale che accompagni davvero le persone, non solo le prescrizioni.

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