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Oncologia

Fumo passivo: molti italiani ne sottovalutano i danni

pubblicato il 19-06-2015
aggiornato il 04-08-2017

Otto italiani su dieci escludono un legame con il tumore del polmone, da tempo invece dimostrato. In crescita il numero delle diagnosi nelle donne

Fumo passivo: molti italiani ne sottovalutano i danni

Molte conseguenze risultano più note e dibattute: a partire da un’ampia gamma di disturbi respiratori comuni soprattutto nel corso dell’infanzia e dell’adolescenza per finire con quelle cardiovascolari. Ma i danni da fumo passivo possono essere ben più gravi. Vivere in un ambiente saturo dei 69 componenti del fumo di sigaretta di natura cancerogena espone infatti a un più alto rischio di insorgenza del tumore del polmone, la terza neoplasia più frequente dopo quelle al colon retto e al seno. Un legame che nuovo non è, ma che risulta sconosciuto alla maggioranza: otto italiani su dieci.

                      

DATI PREOCCUPANTI

È l’aspetto principale emerso da un sondaggio condotto dall’Associazione Italiana Oncologia Medica (Aiom) e concluso a fine luglio. Ma non è l’unico preoccupante: il 25% degli italiani risulta infatti esposto costantemente al fumo passivo e il 71% degli oltre tremila cittadini intervistati ha dichiarato di fumare sovente in luoghi chiusi. «I dati emersi sono piuttosto preoccupanti, perché denotano una scarsa conoscenza della malattia - afferma Carmine Pinto, direttore del dipartimento di oncologia medica dell’azienda ospedaliero-universitaria di Parma -. Molti ritengono che chi è colpito della malattia sia colpevole della propria situazione. Ma è bene sapere anche che chi è a contatto con dei fumatori, risulta esposto a un rischio indipendente dalla propria volontà» (consulta la carta dei diritti dei non fumatori della Fondazione Veronesi).

Il fumo passivo rappresenta il principale fattore inquinante degli ambienti chiusi e provoca nel mondo oltre seicentomila  morti l’anno. «Le sigarette possono trasformare il salotto di casa o l’abitacolo dell’automobile in vere e proprie camere a gas - sostiene Francesco Cognetti, direttore della divisione di oncologia medica dell’Istituto tumori Regina Elena di Roma -. Sarebbe opportuno estendere i divieti antifumo a tutti gli ambienti chiusi o troppo affollati come automobili, spiagge, stadi e parchi. Solo così è possibile difendere la salute di tutti i cittadini, specialmente delle persone più a rischio, come le donne in gravidanza e i bambini».

 

UN TUMORE ANCHE FEMMINILE

Se su undici milioni di fumatori in Italia cinque sono donne, si capisce facilmente perché quello che per diverso tempo è stato considerato un tumore quasi esclusivamente maschile, sia oggi in forte crescita anche tra i rappresentanti del gentil sesso. In tutta Europa si registrano ogni anno 391mila nuovi casi e 342mila morti per tumore del polmone. Senza dimenticare che il fumo è uno dei principali fattori di rischio anche per altre neoplasie: in particolare il cancro al seno, al collo dell’utero, alla vescica e al pancreas. Motivo per cui la riluttanza degli italiani a cambiare il proprio stile di vita, emersa nel corso dell’indagine, non fa dormire sonni tranquilli.

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Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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