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Fumo

Sempre più fumatori giovanissimi: sono il doppio rispetto al 1990

pubblicato il 27-08-2018

In Europa, compresa l'Italia, cresce il numero di nuovi fumatori tra gli 11 e i 15 anni. La preoccupazione degli scienziati: «Il fumo rimane la prima causa di morte evitabile nel mondo»

Sempre più fumatori giovanissimi: sono il doppio rispetto al 1990

Lo si ripete da anni, sopratutto ai più giovani. Il fumo è la prima causa di morte evitabile al mondo, dal momento che è spesso alla base dei decessi che avvengono per cause respiratorie, cardiache e oncologiche. Eppure, di pari passo al consolidamento delle evidenze scientifiche, tra i ragazzi non si registra un calo del numero dei fumatori. Cresce in Europa il numero di giovanissimi, tra gli 11 e 15 anni, che hanno già dimestichezza con le sigarette. Costante, e sempre elevato, è anche il dato che riguarda gli adolescenti più grandi (16-20 anni). Si tratta di dati preoccupanti, per due ragioni: sia perché l'accensione della prima sigaretta in giovane età aumenta le probabilità di sviluppare una vera dipendenza e sia perché i ragazzi sono coloro che hanno potenzialmente davanti un maggior numero di anni da trascorrere fumando. E dunque una probabilità più alta di ammalarsi e di far ammalare i loro figli.

FUMO: LE RISPOSTE AI DUBBI
DEI PIU' GIOVANI 

IN TRENT'ANNI RADDOPPIATI I GIOVANISSIMI FUMATORI

A certificare l'aumento dei giovani fumatori, nel Vecchio Continente come nel Belpaese, è una ricerca pubblicata sulle colonne della rivista Plos One. Gli autori dello studio, tra cui diversi epidemiologi e statistici dell'Università di Verona, hanno aggregato i dati di sei indagini epidemiologiche nazionali e internazionali, ottenendo così delle valutazioni separate per quattro regioni geografiche: nord, sud, est e ovest dell'Europa. Ricostruendo la storia di esposizione al fumo di centoventimila cittadini residenti in 17 Paesi europei, sono emersi risultati preoccupanti sopratutto riguardo i giovanissimi e il loro rapporto con il fumo. Nella fascia 11-15 anni si è osservato un aumento del cinquanta per cento dei nuovi fumatori dal 1990 in poi, con tassi che nell’Europa dell’Ovest (Belgio, Francia, Germania, Paesi Bassi e Svizzera) hanno raggiunto i 40 nuovi fumatori ogni mille giovani per anno, mentre nella fascia in cui ricade l'Italia (Europa del Sud, assieme a Spagna e Portogallo) ci si «ferma» a trenta fumatori su mille adolescenti. La scena s'è così ribaltata rispetto alla fine degli anni '80, quando i fumatori erano di più nella tarda adolescenza rispetto alla fase più precoce. In quasi tutta Europa è calato il numero dei fumatori tra i 16 e i 20 anni, che continua a essere invece ancora troppo elevato nei Paesi della fascia mediterranea (60-80 su mille giovani).


Smettere di fumare: meglio di colpo o in maniera graduale?


CONSEGUENZE ANCHE PER LA (FUTURA) PROLE?

Secondo i ricercatori, l’anticipazione dell’età in cui si inizia a fumare potrebbe avere conseguenze importanti in termini di salute pubblica. «I bambini e gli adolescenti sono particolarmente vulnerabili agli effetti del tabacco: non solo perché i loro organi sono in via di sviluppo, ma anche perché possono sviluppare più facilmente dipendenza dalla nicotina - è quanto si legge nelle conclusioni del lavoro -. Negli ultimi anni è stato inoltre ipotizzato che l’esposizione al fumo di sigaretta in età molto giovane possa avere effetti avversi anche sulle generazioni successive, attraverso alterazioni al Dna che possono essere trasmesse ai figli». Il possibile impatto di questo aumento di fumo nei giovanissimi è messo in particolare evidenza da un'altra ricerca, pubblicata sull’International Journal of Epidemiology, in cui gli scienziati scaligeri hanno ricostruito la storia familiare di asma e abitudine al fumo di circa quattromila uomini e donne (genitori), quella dei loro novemila figli e dei loro oltre ottomila genitori (nonni). Dall’analisi è emerso che il rischio di avere l’asma non allergica è risultato quasi doppio per quei figli i cui padri avevano cominciato a fumare prima dei 15 anni. Segno che, è l'ipotesi dei ricercatori, «i danni provocati dal fumo possono colpire anche le cellule germinali (spermatozoi e cellule uovo, ndr) ed essere trasmessi così alla prole».

 

COME AIUTARE I PIU' GIOVANI? 

La maggior parte dei fumatori europei, come sancito dall'indagine Eurobarometro del 2015, inizia a fumare tra i 15 e i 18 anni. È a colpire i ragazzi di questa fascia d'età che hanno puntato maggiormente le campagne informative sui danni provocati dal fumo di sigaretta portate avanti negli ultimi trent'anni. Detto ciò, la ricerca evidenzia comunque uno scenario eterogeneo: con i Paesi del Nord Europa messi meglio rispetto a quelli dell'area mediterranea. E poi c'è da considerare la progressiva riduzione dell'età in cui si comincia a fumare. I ricercatori sono convinti che la strada da perseguire sia quella «dell'aumento dei prezzi delle sigarette», a cui sopratutto i giovani sono sensibili. Una politica di questo tipo deve però «riguardare tutti i prodotti contenenti tabacco». Vale la pena inoltre di ridurre la pubblicità delle sigarette (vietata in Italia) e di incentivare i divieti di fumo nei luoghi pubblici. «Sebbene non sia ancora chiaro se determinino una riduzione della prevalenza, contribuiscono comunque alla creazione di ambienti che non favoriscono la sperimentazione del fumo da parte degli adolescenti», è la chiosa dei ricercatori. 

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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