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Fumo

Campagna anti-fumo: servono davvero le immagini shock?

pubblicato il 25-03-2014
aggiornato il 01-02-2017

Contrastanti le opinioni degli esperti perchè il cervello dei tabagisti può rispondere diversamente, anche con il rifiuto. Le nuove norme europee

Campagna anti-fumo: servono davvero le immagini shock?

Victoria Marks da ex-fumatrice ha chiesto addirittura, tramite la stampa britannica, che sul pacchetto di sigarette sia stampata la sua foto: a 41 anni, in sedia a rotelle e senza gambe per l’aggravarsi di una rara patologia vascolare a causa del suo tabagismo durato oltre un ventennio. L’utilizzo dell’immagine shock come sprone a smettere di fumare potrebbe però non andare a segno e, addirittura, lasciare indifferenti molti fumatori. Colpa del cervello che, una volta caduto nella trappola della dipendenza, reagirebbe in modo differente a stimoli positivi o negativi legati al fumo.

 

LO STUDIO

L’ipotesi è suggerita dai ricercatori dell’Università di Montréal che attraverso la risonanza magnetica funzionale (fMRI) hanno fotografato l’attivazione di specifiche aree cerebrali in un gruppo di tabagisti posti di fronte a immagini sul fumo.

Vedere polmoni danneggiati oppure persone attraenti con la sigaretta tra le dita innescherebbe, quindi, un circuito di emozioni simili ma di entità diversa: nettamente più debole la reazione del cervello a recepire gli aspetti negativi, sgradevoli e pericolosi del fumo, quasi fosse indifferenza. In particolare gli studiosi canadesi hanno registrato una maggiore attivazione dell’area in cui risiede la motivazione quando la sigaretta è presentata come desiderabile e appetibile.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Progress in Neuro-Psychopharmacology and Biological Psychiatry, prosegue un filone già dibattuto dagli psicologi negli ultimi anni: è davvero efficace l’uso di immagini shock per veicolare un messaggio anti-fumo? Studi di neuroimaging, precedenti a questo, avevano già sollevato questo dubbio ma, ad oggi, la risposata non è univoca.

 

COSA STABILISCE LA UE

D’altra parte i dati relativi alle vendite di sigarette in Europa e nel mondo sostengono il contrario: nei Paesi che hanno già adottato la stampa di immagini shock sui pacchetti i consumi sono diminuiti. Tanto che il Consiglio dei ministri europeo lo scorso 14 marzo ha approvato in maniera definitiva le nuove regole in materia di fumo: tra i provvedimenti, da adottare entro i prossimi due anni, anche messaggi più grandi (che coprano oltre la metà del pacchetto) oltre che la messa al bando di pacchetti da dieci sigarette, i più venduti tra i giovanissimi.

 

LA DIPENDENZA INGANNA

In attesa di vedere gli effetti di provvedimenti più capillari, molti tabagisti continuano a fumare ripetendosi che «il tumore del polmone può venire a chiunque», «a me non succederà di ammalarmi» oppure, quando infastiditi, arrivando a coprire immagini e scritte sul pacchetto con un astuccio (il cosiddetto ‘copripacchetto’).  «Quando c’è una dipendenza la tendenza è difendersi dall’aggressione di alcune immagini negative che mettono in discussione il nostro modo di agire.

Non tutti innescano un meccanismo di rifiuto, individui più sucettibili possono invece essere motivati positivamente da queste immagini – spiega Elena Munarini, responsabile del counseling ai pazienti presso il Centro Antifumo dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano – In generale, chi sta pensando di smettere può averne una convinzione rinforzata, una persona non motivata tenderà invece a trovare scappatoie piscologiche».

Come fare leva, quindi, su questi irriducibili? «Come per tutte le dipendenze è importante indurre nella persona l’identificazione con situazioni positive, come ad esempio una vita più sana, più attiva. In alcuni casi è meglio evitare messaggi aggressivi che raffigurino la disassuefazione come terrorizzante o di privazione di un piacere, per non trovarsi di fronte a un muro».


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